Souvenir d’Italie… Ma chi pensa agli artisti italiani al gran circo Biennale?
Correva l’anno 2005 e sotto la presidenza dell’indossatore delegato Davide Croff e la complicità delle curatrici/ammalatrici Rosa Martínez e María
punture di spillo sul mondo dell’arte
Correva l’anno 2005 e sotto la presidenza dell’indossatore delegato Davide Croff e la complicità delle curatrici/ammalatrici Rosa Martínez e María
Ci risiamo, son spuntate le viole e, puntuale, ecco riaffacciarsi il problema Biennale di Venezia. We are the World, pardon, All the World’s Future è il tema. Aooh, tanta robba, come al solito. Palazzo Enciclopedico, Fare Mondi, ILLUMinazioni… Tu chiamale se vuoi Emozioni!
Ma questa volta, ci assicura Okwui Enwezor, il Direttore, non è il solito tema onnicomprensivo che raccoglie esperienze unificate in un campo unico, bensì un progetto permeato da “Filtri” sovrapposti, a formare una costellazione di parametri che circoscriveranno i vari (ed avariati) temi trattati, un vero “Parlamento delle Forme”.
Viviamo in una curiosa epoca, fateci caso. Oggetti, cose, “pensieri” debbono apparire per quello che non sono, ossia qualcosa d’altro…Artissima (Torino 6/9 novembre), la fiera più figa d’Italia -Artissima, Purissima, Coolissima- partecipa a pieno diritto al “mood dell’incertezza identitaria”, affidando ad un “curatore non curatore”, ad un artista esodato il progetto del pezzo forte di tutto l’ambaradan.
In questo secolo di moltitudini transumanti che profanano ogni luogo illustre, l’unico omaggio che un pellegrino devoto può rendere a un santuario degno di devozione è quello di non visitarlo.
Prima o poi doveva succedere! Dai e ridai, a forza di dire che Arte è Moda e Moda è Arte, che il mondo è tutto un brand, un crossover, un incrocio di discipline e generi, pure sessuali, ecco che anche l’Arte con la A maiuscola ha trovato chi la clona come una borsetta qualsiasi,
Il desiderio di lasciare una traccia di noi, della nostra evaporabile esistenza in questo mondo, è un sentimento che tutti proviamo almeno una volta nella vita, ma che pochi “grandi uomini” coltivano con ardore.
Sono trascorsi più di cent’anni da quando le pattuglie nulliste delle avanguardie storiche, non sapendo più in quale altro modo
Ci sono ricascato, mannaggia! Mi ero ripromesso di non ritornaci più, dopo tanti anni di militante presenza, ad Art Basel. Ed avevo ragione, que reste t’il de nos amours? que reste t’il de tout cela… Vero, tutto perfetto, tutti gli ingranaggi giusti, orologio svizzero… Gallerie stellari, stands perfetti, eleganti. Pubblico chic e competente.
E allora che c’hai da ridire? C’è che è un obitorio, senza vita. L’unica traccia grafica di esistenza in vita è il battito del $. Tutto il resto è un optional. Una gigantesca messa in scena di cui si può solo essere spettatori, happy few a parte, ma che sostanzialmente non mi appartiene più.
E poi, hai visto lo stand di “Gogojan” -si pronuncia così, con le labbra strette- e quello di Perrotin? E che dire di Unlimited? Mio Dio, è come una biennale, amazing!

Che noia, che barba, che noia. All’uscita da Palazzo Reale gli Irascibili siamo noi. Basta, pietà! Sono anni che ci sfondano i cabasisi -si può dire, è politicamente corretto, lo dice Montalbano!- con ‘sta scuola di NY, il jazz, James Dean, il figlio che tutti vorrebbero avere (scherzo!), la American way of art…

Il post di Lucien de Rubempré. Mai le ossessioni individuali sono servite a fare cultura.