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Arduino Nicola 1887 – 1974

Inserito in ARTISTI, LE FIRME DEI PITTORI ITALIANI DELL'OTTOCENTO

Arduino Nicola

Nicola Arduino (Grugliasco, Torino, 6 agosto 1887 – Grugliasco, Torino, 17 aprile 1974) è stato un pittore italiano.

Biografia

Intorno al 1880, la famiglia Bertier da Chambery nell’Alta Savoia, si trasferisce a Grugliasco vicino a Torino con la giovane Celestina, che qui incontra e sposa appena diciottenne Carlo Arduino.

Il 6 agosto 1887 a Torino nasce il secondo dei loro sei figli: Nicola Arduino.

Ancora ragazzino Nicola aiuta il nonno paterno e il padre nel lavoro di decoratore.

L’impresa famigliare di decorazione, senza lavoro nei mesi invernali, non dava certo un gran benessere alla numerosa famiglia ma, nella piccola Grugliasco li chiamavano “famija real”, tanto mamma Celestina riusciva sempre a farli uscire ben vestiti e tenere con molto decoro una piccola graziosa casa nel vecchio centro accanto alla Chiesa.

Una famiglia molto unita e nonostante le difficoltà economiche, anche spensierata, dove tutti amavano molto la musica (a volte si recavano al teatro Regio a Torino fin dal mattino per assicurarsi un posto in loggione!)

La sua avventura di uomo e di artista, ebbe inizio quando, nel 1903, il richiamo irresistibile della pittura gli farà affrontare a sedici anni la non facile decisione di iscriversi all’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino.

Saranno nove anni (per una fortunata combinazione sempre sotto la guida del Maestro Giacomo Grosso) nei quali, fin dall’inizio, ebbe medaglie, borse di studio, viaggi premio nelle principali città d’arte che confermeranno a lui e alla famiglia che quella era stata la decisione giusta.

La vincita della medaglia d’oro alla fine del sesto anno (come miglior allievo) gli consente l’uso di uno studio personale per altri tre anni di perfezionamento nell’Accademia stessa, proprio accanto a quello del Maestro, con il quale avrà così modo di approfondire una sincera ed affettuosa amicizia.

Nel 1911 espone per la prima volta alla Promotrice delle Belle Arti a Torino con il quadro “La cicala”: la critica è lusinghiera e l’acquisto dell’opera da parte di un collezionista genovese gli consente di comprare un biglietto di prima classe per Buenos Aires sulla nave Regina Elena e seguire così il Maestro Grosso che lo aveva invitato ad andare con lui in Argentina.

Durante la traversata scoprì il lusso della prima classe a cui non era certamente abituato ma… anche il mal di mare che però non gli impedì di eseguire qualche ritratto, di fermare in rapide impressioni i bagliori di uno spettacolare tramonto all’equatore e anche a volte di esibirsi con il suo violino, strumento che amava suonare e portava sempre con sé insieme ai pennelli.

Nella ricca Buenos Aires del primo novecento approdavano artisti europei di consolidata fama e naturalmente di età matura così, questo pittore ancora tanto giovane e già tanto bravo suscitò subito interesse e ammirazione nell’ambiente dell’alta borghesia dove l’aveva introdotto il suo Maestro.

Aprì uno studio ed iniziò un brillante periodo di affermazione professionale con ritratti a persone importanti e facoltose e di intensa vita sociale sempre invitato a prime teatrali, cene e ricevimenti, dove ebbe modo di conoscere personaggi di passaggio a Buenos Aires come il grande Arturo Toscanini e l’attrice Tina Di Lorenzo, finché decise di tornare per qualche tempo in Italia per rivedere la famiglia.

Partì con un biglietto di andata e ritorno, per il suo rientro a Buenos Aires aveva in programma la sua prima mostra personale.

Era l’anno 1914, nel cielo politico europeo si stavano addensando grosse nubi e mentre attendeva una schiarita gli eventi precipitarono e invece di tornare a Buenos Aires partì per il fronte della Grande Guerra!

Come già per il periodo argentino, anche per questi durissimi anni sono le sue numerosissime lettere alla famiglia che ci raccontano una guerra vista e combattuta da un pittore.

Arruolato come soldato disegnatore, di notte aveva il compito di avvicinarsi alle linee nemiche per disegnarne le postazioni belliche mentre nei momenti di pausa lasciava la trincea e nelle retrovie riprendeva i pennelli per ritrarre generali o compagni d’armi, lo scorcio di un paesaggio e perfino qualche fiore quasi a testimoniare che la vita e la bellezza erano più forti della distruzione e degli orrori della guerra.

Fu congedato nel 1919. Non tornò più in Argentina.

Aprì un bellissimo studio nel cuore di Torino: dal grande terrazzo sui tetti la vista della cupola del Guarini, palazzo Madama e come sfondo le morbide curve delle colline …fu il luogo che sicuramente ha più amato, non solo uno studio ma forse anche un isola felice nella quale continuò a dipingere secondo la sua sensibilità senza seguire le nuove correnti che dopo la fine della guerra avevano monopolizzato la critica ufficiale ed il panorama artistico.

Non fu una scelta facile, ma fu certamente una scelta “ d’amore”.

La sua carriera proseguì come ritrattista sempre ricercato e apprezzato, con una vasta attività di cavalletto: paesaggi e nature morte, fino a quando nel 1922 il maestro affreschista Achille Casanova lo chiamò ad affiancarlo nei grandi dipinti che doveva eseguire nella Basilica del Santo a Padova.

Così, come un cerchio che si chiude, eccolo di nuovo davanti a dei muri, muri che, poco più che bambino aveva imparato dal nonno a dipingere con le raffinate volute delle decorazioni liberty ed ora davano inizio alla sua prolifica attività di affreschista.

Accanto alla pittura da cavalletto incomincia ora la lunga serie di affreschi in chiese, palazzi pubblici e dimore private in tutte le città italiane.

Intorno al 1930 arrivò a Savona per eseguire un affresco nella chiesa di san Giovanni, ma aveva sbagliato le misure dei disegni preparatori che erano molto grandi, per consentirgli di rifarli sul posto gli misero a disposizione un terrazzo che confinava con un altro terrazzo dove abitava la giovane Amelia Masciolino … si sposarono tre anni dopo..! “Mi sono sposato per un errore…”amava dire, scherzando, in realtà, furono una coppia di ferro per più di quarant’anni!

Realizzato nella sua attività, approdato ormai cinquantenne nella sicurezza affettiva di una famiglia la sua vita sembrava incamminata nel più felice dei modi, ma, dopo pochi anni la Seconda Guerra Mondiale ne scardinò di nuovo progetti e serenità.

La notte dell’Immacolata del 1942 un bombardamento distrusse il suo bellissimo studio e la sua abitazione con tutto quanto in essi contenuto: restarono con gli abiti che avevano addosso.

Ma, quella stessa triste mattina lui andò subito a ricomprarsi colori e pennelli come un giovane studente di belle speranze.

A cinquantacinque anni il suo entusiasmo e la sua passione non erano stati distrutti, dipingere era la sua vita e lui avrebbe dipinto sempre e comunque nelle difficoltà e nei disagi dello sfollamento per poi ritornare a Torino alla fine della guerra e… RICOMINCIARE!

Non c’erano difficoltà che potessero scoraggiarlo quando dipingeva non sentiva fatica, per questo riuscì a ricoprire di affreschi centinaia di metri quadrati di pareti e volte, arrampicandosi su ponteggi altissimi fino ad ottanta anni.

Poi, per riposare, camminava per campagne, montagne e spiagge “a caccia” diceva lui, di soggetti da dipingere.

Divoratore infaticabile di libri, passava a volte gran parte della notte a leggere, amante di ogni forma di spettacolo seguì tutta la vita teatro, cinema e poi anche la televisione.

La tecnica, il progresso lo affascinavano.

All’inizio del 1900 fu tra i primi a comperarsi una radio a galena e… moltissimi anni dopo, guardando alla televisione la discesa del primo uomo sulla luna, ricordò con grande emozione, quando ragazzino in Piazza d’Armi a Torino si sdraiava per terra per poter vedere di quanto i fratelli Wright sarebbero riusciti (tempo permettendo) ad alzarsi in volo!

Il suo studio sempre molto spazioso, illuminato da un ampio lucernario rigorosamente esposto a Nord, da cui dosava la luce con sapienti giochi di tende chiare e scure, era aperto ad allievi, pittori, modelle, amici, chi veniva per un ritratto o per vedere quadri o semplicemente per fare un saluto, si dipingeva tutti insieme, ascoltando musica e parlando di mille argomenti.

Alle cinque, immancabilmente veniva servito il tè, una consuetudine che Amelia Masciolino aveva portato dall’Inghilterra dove aveva studiato alcuni anni.

Era un uomo aperto che stava bene con la gente e la gente stava bene con lui.

Così è stato fino all’ultimo giorno di vita: il 17 aprile 1974 a Grugliasco.

 

Alcune opere:

Mascherina rossa, 1907

Uomo in costume, 1910

Männerakt mit Totenschädel (Saint Jérôme), 1910

Profilo, 1912

Tramonto all’equatore, 1916

Ritratto di Mad.lle de Chambery, 1921

Tramonto sul mare di Portofino, 1921

Temporale sul mare di Portofino, 1921

Baccante, 1924

Nudino, 1924

Donna in maschera, 1925

Il porto di Santa Margherita Ligure, 1925

Sorriso, (studio a due luci) 1925

Gemma con le rose bianche, 1927

Natura morta con uva, 1930

Navi nel porto di Savona, 1932

L’apparizione di Cristo agli Apostoli, 1933

Autoritratto, 1935

Nuda, (abbozzo a due luci) 1935

Parco Michelotti a Torino, 1940

Neve nel Canavese, 1945

Venezia, 1946

Il gonfalone in piazza San Marco (Venezia), 1948

Pianezza, 1948

Ritratto, 1948

Viburno bianco, 1950

Il monte Pellegrino a Palermo, 1952

Natura morta con rose, 1956

Tigrina sul divano, 1957

Evangelista, 1957

Natura morta con melograno, 1960

Vaso di rose, 1960

Ritratto della figlia, 1964

Esitazione, 1964

Canale veneziano, 1965

Riflessi, 1969

Riflessi autunnali, 1971

Le fonti del Clitunno, 1971

Scorcio di convento

Pozzale di Cadore

Testa femminile

Inverno in riva al Po

Paesaggio

Studio per un San Giovanni Battista

Il campanile della Chiesa di San Giovanni, Torino

Paesaggio montano

Figura di giovane donna

Fiume.

 

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