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Rhytm 0. Quando Marina Abramović sconvolse il pubblico napoletano

Marina Abramović Marina Abramović

E’ stato recentemente proiettato nelle sale italiane, l’ultimo film dedicato alla performer Marina Abramović. Un documentario interamente dedicato al suo percorso fisico e spirituale attraverso le comunità religiose del Brasile. Di Marina Abramović sono note le sue performance: un’azione artistica che, con diverse finalità espressive, entra in diretto contatto con il pubblico. L’Abramović ha girato il mondo e ha sconvolto il pubblico di Napoli con la sua performance Rhytm 0 alla Galleria Studio Morra.

Marina Abramović
Marina Abramović

La performance napoletana del 1974, ha messo a dura prova il pubblico e ha evidenziato le capacità di resistenza fisica e mentale di Marina Abramović. Inizialmente i protagonisti della performance, sono stati 72 oggetti disposti su di un tavolo in una sala della galleria. Questi utensili potevano essere utilizzati dalle persone presenti, per interagire con l’artista ed in paricolar modo, con il suo corpo. Tra questi: strumenti di tortura e di morte come fruste, catene, metalli, pistole e lamette. Anche bottiglie, scarpe e piume. Marina Abramović è rimasta in piedi per ben sei ore a disposizione degli spettatori che erano autorizzati a farle ciò che volevano dal ferirla al denudarla.

Marina Abramović Tavolo Rythm 0 Galleria Morra, Napoli, 1974
Marina Abramović Tavolo Rythm 0 Galleria Morra, Napoli, 1974

“Il pubblico può uccidermi” ha dichiarato l’artista che, prima della performance, ha dato istruzioni ben precise. Gli oggetti messi a disposizione, recavano sia piacere che dolore e qualsiasi cosa fosse successa, sarebbe stata di sua responsabilità. Da quel momento le reazioni del pubblico sono state le vere protagoniste. In un primo momento, nella stanza regnarono la perplessità e l’imbarazzo e le azioni rivolte all’Abramović si limitavano al toccarla. Successivamente la curiosità dominò la maggior parte degli spettatori e gli atteggiamenti verso l’artista mutarono. Le lamette furono usate per stracciare gli abiti e per ferire la donna. Mentre alcuni uomini le succhiarono il sangue dai tagli, qualcuno del pubblico provò a proteggerla. Col passare del tempo, quasi gli istinti più violenti si sono scatenati sul corpo dell’Abramović: venne legata e palpata, si compì una sorta di violenza sessuale, qualcuno arrivò al punto di darle tra le mani la pistola carica. Dopo sei ore il corpo dell’Abramović era gravemente segnato ma lei reagì ricomponendosi e camminando con atteggiamento orgoglioso per la sala.

MarinaAbramović, Rythm 0, Galleria Morra, Napoli, 1974
MarinaAbramović, Rythm 0, Galleria Morra, Napoli, 1974

Ancora una volta Marina Abramović aveva messo a disposizione il suo corpo per rendere protagonista il pubblico. Testimonia così gli istinti più brutali dell’essere umano che, una volta che hanno vinto la barriera della formalità, prevalgono e mettono a nudo un altro aspetto dell’uomo. L’artista nasce a Belgrado nel 1946. Fin dagli esordi, le sue performance sono state fortemente contestate. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Belgrado e per anni ha lottato per far si che le sue azioni avessero un valore artistico. La sua è prima di tutto un’arte immateriale non facilmente commerciabile e che tenta di lasciare un segno andando oltre il suo valore economico.

MarinaAbramović, Rythm 0, Galleria Morra, Napoli, 1974
MarinaAbramović, Rythm 0, Galleria Morra, Napoli, 1974

Le dimensioni che caratterizzano la performance, sono il tempo, lo spazio e il corpo. In questa forma d’arte il tempo è un elemento relativo. Ultimata l’azione, l’opera è conclusa non ha alcun carattere di stabilità o permanenza come un dipinto. La performance si espande e decontestualizza lo spazio entro cui si svolge. Il corpo come mezzo espressivo e supporto artistico, sostituisce la tela. Che esso sia immobile o in movimento, il corpo sembra voler andare oltre l’arte tradizionale. L’artista diventa un tutt’uno con la sua produzione tanto da poter considerare la performance stessa, una nuova frontiera dell’arte contemporanea. Provocazione e destabilizzazione sembrano essere i suoi caratteri principali che sanno raccontare tematiche sempre diverse.

MarinaAbramović, The Artist is present, MoMa, New York
MarinaAbramović, The Artist is present, MoMa, New York

Marina Abramović sostiene che “Siamo noi che creiamo i limiti, la cosa più importante è oltrepassarli”. L’artista ha scelto di spingersi oltre in quanto crede nel cambiamento tanto da considerarlo la sua ragione di vita. Vede nella paura il mezzo utile per affrontare le difficoltà in quanto è nelle situazioni più difficili ed in questo caso estreme, che l’essere umano è stimolato a reagire e a mettersi alla prova. L’Abramović nella performance napoletana ha messo in evidenza lo spirito umano e l’ha fatto in grande durante la sua retrospettiva al Moma di New York, The artist is present nel 2012. La performer è stata seduta immobile per 700 ore mentre davanti a lei si alternavano 1400 persone. Questi osservandola, come una montagna imponente, hanno sprigionato i loro sentimenti che l’artista ha letto nei loro occhi. La sua forma d’espressione che facilmente può essere contestata, analizza i limiti della vita e cerca di oltrepassarli. Marina Abramović vuole essere presente qui e ora per addentrarsi in territori sconosciuti, affinchè le paure siano esorcizzate ed essere da riferimento per il suo pubblico.

MarinaAbramović, The Artist is present, MoMa, New York
MarinaAbramović, The Artist is present, MoMa, New York

Marina Abramovic Institute

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