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ANTEPRIMA. Oscuro inconscio. The Dark Side, atto primo. La nuova trilogia di Eccher inaugura al Musja di Roma

The Dark Side Allestimento Foto ArtsLife The Dark Side Allestimento Foto ArtsLife
Installation View: Chiharu Shiota, Sleepilng is like Death, 2019. Courtesy the artist & Galerie Templon andGino De Dominicis, Untitled. 1985. Courtesy Collezione Jacorossi, Roma.
Installation View: Chiharu Shiota,
Sleepilng is like
Death, 2019. Courtesy the artist & Galerie Templon
andGino De Dominicis,
Untitled. 1985. Courtesy
Collezione Jacorossi, Roma.

Inaugura a Roma un doppio evento culturale: il nuovo museo privato Musja, totalmente dedicato all’arte contemporanea, ospita la prima mostra della nuova trilogia di Eccher: The Dark Side. Bisserà il grande successo di pubblico -soprattutto giovanile- di quella precedente? Intervista al curatore e immagini in anteprima.

The Dark Side Allestimento Foto ArtsLife
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Foto ArtsLife

Un lungo corridoio buio, quadri spettrali in penombra, esseri mostruosi infantili che ti invitano a proseguire il percorso alzando le tende scure, non prima di essere passato per le fauci di un essere che sembra uscito  da Bomarzo.

Monster Chetwynd, Bat , 2018. Courtesy Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.
Monster Chetwynd,
Bat
, 2018. Courtesy Fondazione
Sandretto Re Rebaudengo.

E poi, strambi lampadari dove fredde luci al neon interrompono la loro rassicurante bellezza barocca,  altarini e croci, freddi letti ospedalieri soffocati da ragnatele. Volti deformi parlanti disseminati a terra in una caotica serie di smorfie e lamenti. Corde di capelli umani che offrono appigli precari. Il senso di vuoto di un enorme drappo rosso e, al contrario , la presenza, inquietante e ingombrante di un uomo di sangue dal naso sporgente.  Visioni oniriche ovunque in un’atmosfera rarefatta e sospesa.

Installation View: Monica Bonvicini, Belt Balls, 2 015; BeltDecke #4, 2017. Courtesy the artist & König Galerie and Galleria Raffael la Cortese
Installation View: Monica Bonvicini,
Belt Balls,2015;
BeltDecke #4,2017. Courtesy the artist
&König Galerie and Galleria Raffaella Cortese

Dopo il grande successo della trilogia – Love, Enjoy e Dream – sperimentata al Chiostro del Bramante, Danilo Eccher torna con una nuova mostra, sempre divisa in tre momenti espositivi diversi. Prima tappa di questo nuovo viaggio nell’inconscio denominato ‘The dark side‘- quindi il lato oscuro che si nasconde in ognuno di noi – sarà la mostra che aprirà i battenti il 9 ottobre. In questo caso a ospitare la rassegna sarà il nuovo museo privato  Musja,  dedicato interamente all’arte contemporanea, presieduto da Ovidio Jacorossi.

foto artslife
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La struttura, che si trova nel cuore di Roma, a pochi passi da Largo Argentina, è un  un edificio storico nato sulle antiche rovine del Teatro di Pompeo. Ristrutturato nel 2017 dall’architetto  Carlo Iacoponi in modo da preservarne la straordinaria stratificazione storica, dopo un anno di vita come laboratorio di sperimentazione multidisciplinare, il Musia è diventato Musja. La ‘J’ sta a sottolineare la grande collezione di Ovidio Jacorossi riprendendone l’iniziale: una collezione prestigiosa sul ‘900 italiano e che sarà al centro dei vari progetti  espositivi che si susseguiranno nel tempo.

The Dark Side Allestimento Foto ArtsLife
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 Il programma di Musja prevede infatti l’alternarsi della trilogia “The Dark Side” con mostre personali e progetti espositivi interamente dedicati alla collezione. L’avventura del Musja inizia dunque con la prima tappa del complesso progetto ‘The Dark Side’, ovvero, la mostra ‘Chi ha paura del buio?

The Dark Side Allestimento Foto ArtsLife
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Seguiranno altri due momenti espositivi nei prossimi anni (una mostra ogni anno come avvenuto nella precedente trilogia ospitata al Chiostro del Bramante) e indagheranno la paura della solitudine e la paura del tempo. Le grandi paure che da sempre affliggono gli uomini ma che in particolare sembrano segnare le inquietudini dell’uomo contemporaneo che la società dei consumi  vuole social, sempre dinamico, giovanile,  bombato di integratori, insomma, interconnesso e interattivo.

The Dark Side Allestimento Foto ArtsLife
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Il percorso espositivo diventa dunque un percorso verso se stessi perché affrontare le proprie paure, quelle dell’inconscio, quelle che facciamo finta di non conoscere, significa guardare in faccia una parte di noi. E rendersi conto magari che, come i mostri all’ingresso delle sale espositive, sono più spaventose viste da lontano.

Gianni Dessì, Camera scura , 2019. Courtesy the artist.
Gianni Dessì,
Camera scura
, 2019. Courtesy the
artist.

Per la mostra il curatore ha optato per una formula già usata in precedenza, affiancare a nomi internazionali ormai ‘storicizzati’,  i nuovi protagonisti dell’arte contemporanea. I tredici artisti – James Lee Byars, Monster Chetwynd, Gino De Dominicis, Gianni Dessì, Flavio Favelli, Sheela Gowda Robert Longo, Hermann Nitsch, Tony Oursler, Chiharu Shiota, Gregor Schneider– hanno dunque dato vita a una serie di opere di grandi dimensioni e site specific,  per la mostra, mentre altre provengono da istituzioni, gallerie e dalla stessa collezione Jacorossi.

The Dark Side Allestimento Foto ArtsLife
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Previsti inoltre una serie di eventi collaterali come incontri tematici e inaspettate performance.

Non descriveremo,  le varie opere come faremmo per qualsiasi altra mostra. Questo infatti è un viaggio sensoriale e spirituale assolutamente personale, perché quello che sarà al centro della nostra esperienza di visita saranno proprio le nostre reazioni.

Preferiamo dunque che sia il curatore, che abbiamo intervistato, a introdurvi il concept della mostra.

The Dark Side Allestimento Foto ArtsLife
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Una trilogia che si compone di tre momenti espositivi. Filo conduttore delle tre, le nostre paure. Perché questa scelta?

La paura penso che faccia parte della nostra vita. Noi cerchiamo sempre, inevitabilmente, di cancellarla, di escluderla, ma la paura è la nostra vita. Il buio è come un’ombra, se c’è il sole ci sarà sempre un ‘ombra. Quando tu cammini, ce l’hai sempre a fianco, non puoi cancellarla. E’ una parte di te. Questo è il tema fondamentale. Poi, c’è un elemento specifico, caratteristico e nasce da fatto che siamo in un’area archeologica particolarmente importante. L’edificio ha un’articolazione architettonica complessa e particolare: tutti elementi che tendono  a interrogarti intorno a quelle che sono le cose più particolari, più nascoste.

In effetti è impossibile non notare una perfetta ‘immersione’ dell’allestimento nel contesto architettonico che lo ospita. Un dialogo perfettamente riuscito, in un continuo gioco di rimandi tra passato e presente…

Infatti, quando si costruisce un percorso espositivo, lo si costruisce secondo quelle che sono le esigenze- chiamiamole intellettuali- di base, sposandole con quelle che sono le caratteristiche del luogo. Probabilmente sarebbe difficile costruire una mostra cosi su una villa del Settecento, tanto per fare un esempio.

Dopo la fortunata esperienza della trilogia al Chiostro del Bramante con le mostre Love, Enjoy e Dream, come mai ha di  nuovo scelto questa formula di dividere la mostra in tre distinti momenti espositivi che si susseguiranno nei prossimi tre anni?

La trilogia in realtà è un concetto molto banale ma per capire il motivo di questa scelta occorre una premessa. Questa logica di scrittura visiva, questo meccanismo che sembra spettacolare e basta – e che sembra in qualche modo solo accontentare il pubblico – in realtà nasce da uno studio molto attento di quelle che erano le esperienze allestitive degli anni sessanta. In quegli anni le mostre erano molto ‘cariche’ e spesso gli artisti facevano opere a quattro mani. Il meccanismo di allora serviva a creare la comunità. Siccome l’arte non era così nota come oggi, era necessario creare il pubblico che veniva in qualche modo invitato a far parte dell’opera, ad esempio entrava nelle cose impacchettate di Christo. Oggi questo meccanismo non ha più senso, non puoi più fare ‘comunità’ con la massa di pubblico che c’è oggi – il pubblico è centuplicato rispetto agli anni sessanta- però mi interessava riprendere questa esperienza, articolandola in un meccanismo nuovo che è quello della narrazione. Creare quindi una narrazione che coinvolga il pubblico. E’ difficile ‘rinchiudere’ una narrazione complessa in dieci artisti.

Anche per questo motivo il catalogo che accompagna la mostra, è arricchito da contributi importanti che affrontano il tema nella sua complessità?

Certo, sul catalogo ci sono saggi estremamente importanti come quello del Cardinal Ravasi che analizza il buio sotto il profilo del peccato, c’è uno dei  massici fisici teorici – Mario Rasetti – che ha scritto un testo bellissimo del rapporto tra buio e intelligenza artificiale , c’è il testo di uno dei massimi psichiatri italiani – Eugenio Borgna  – sul concetto di buio e follia e poi c’è un grande  filosofo -Federico Vercellione – che analizza il buio dal punto di vista del mito . Quando affronti un tema così aperto  come il buio è chiaro che se non  lo affronti in modo articolato  rischi di banalizzare il tutto.

E in tutto questo, sembra quasi che le opere d’arte rappresentino per lei come una sorta di ‘totem’ in grado di mettere in comunicazione gli uomini con la propria spiritualita…è cosi?

Tutte le opere d’arte hanno una visione che va al di là dell’immagine. Se l’opera non comunica qualcosa- una poesia, un’emozione, un significato, anche un problema – noi abbiamo in questi ultimi decenni un’attenzione particolare sull’arte politica per esempio- le opere diventano semplici oggetti. Quindi è chiaro che quando un curatore costruisce delle mostre le costruisce pensando sempre che le mostre hanno un loro vocabolario, un loro modo di comunicare.

A proposito del modo di comunicare, nella precedente trilogia, lei ha ottenuto dei risultati straordinari, portando al museo un numero impressionante di giovani visitatori. Pensa con questa mostra di riuscire a coinvolgere ancora una volta i più giovani o comunque chi di solito non frequenta mostre di arte contemporanea per una sorta di soggezione verso l’autoreferenzialità di alcune opere? 

Per me il pubblico è fondamentale. L’arte deve parlare al pubblico altrimenti non ha nessuna importanza. Noi lavoriamo al servizio del pubblico, quindi sotto questo profilo certo, io cerco e spero che anche questa mostra abbia il successo delle altre. Soprattutto abbia successo sui giovani che sono il pubblico di domani. E’ chiaro che attorno a tutto questo va costruito un percorso

Saranno previste delle audioguide particolari come nel caso di ‘Dream’ ?

In quel caso le audioguide le abbiamo usate in un modo assolutamente ‘anomalo’, lavorando molto sulla performance degli attori, era tutto un altro meccanismo. In questo caso le audioguide sono più ‘tradizionali’ – anche se sempre in una logica narrativa – perché in questo caso apriamo un nuovo museo che non ha ancora un pubblico fidelizzato. Cerchiamo quindi di costruire un percorso nuovo, una nuova familiarità. Va però detto che ci saranno  alcuni momenti performativi, di cui il primo all’inaugurazione, ad opera di quattro giovani attrici romane.

Hermann Nitsch, Painting shirt, 1997. Courtesy the artist.
Hermann Nitsch,
Painting shirt,
1997. Courtesy the
artist.

Informazioni

Titolo mostra: The Dark Side – Chi ha paura del Buio?
A cura di: Danilo Eccher
Date: 9 ottobre 2019 – 1° marzo 2020
Catalogo: Silvana Editoriale, 28 Euro
Sede: Musja, Via dei Chiavari 7/9, Roma
Orari: aperto da martedì a venerdì ore 11 – 19; sabato e domenica ore 11-20; lunedì chiuso
Ingressi (inclusa prevendita e audioguida): intero Euro 13,00; ridotto Euro 11,00 (ragazzi 11-18 anni, accompagnatori per diversamente abili, studenti universitari fino ai 26 anni, bambini 4-10 anni): mostra in famiglia adulto 13 Euro, 4-18 anni 8 Euro; pausa pranzo nell’arte: da martedì a venerdì ore 12,30-14,30 (escluse festività)

tel +390668210273 / +39065077351
email: info@musja.it ; www.musja.it

 

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