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Fare sempre lo stesso e farlo sempre diverso. Il diario poetico e visionario di Londoño a Roma

Londono
Prima volta nella Capitale per José Antonio Suárez Londoño (Medellin, 1955). L’artista colombiano con il nuovo progetto “Dibujos y Grabados” presenta uno dei suoi lavori più complessi “The Journal of Eugene Delacroix”, una mostra che conta disegni e incisioni scelti dall’artista nell’arco di due decenni di lavoro. Dal 16 giugno 5 settembre 2021 nella sede romana di Galleria Continua al St. Regis, zona Termini.

Fare sempre lo stesso e farlo sempre diverso” questa è l’essenza del lavoro di ricerca dell’artista colombiano: un percorso intimo, rigoroso, metodico che utilizza fin dagli esordi mezzi tradizionali quali il disegno ad acquarello, a matita, a inchiostro e l’incisione. Il disegno, elemento centrale della sua pratica artistica, è regolato da una disciplina che richiede concentrazione e si fa abile strumento conoscitivo del mondo.

L’opera presentata da Continua è composta da 365 disegni, eseguiti quotidianamente tra il 1° gennaio il 31 dicembre 1991, e trae ispirazione dalla lettura de “The Journal of Eugene Delacroix” nell’edizione Phaidon, il diario di uno dei più grandi artisti della stagione romantica francese. Le dodici teche di vetro ospitate negli spazi della Galleria contengono studi su alcuni dei soggetti più cari al pittore d’Oltralpe e schizzi ispirati a momenti della sua vita. Attraverso questa serie di disegni numerati da 1 a 365, l’artista crea un calendario visivo, mese per mese, che riunisce piccole rappresentazioni, elementi ispirati alla letteratura, musica, cultura visiva ed esperienze quotidiane.

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L’atto del disegnare viene svolto dall’artista nello spazio intimo di un taccuino, di un foglio A4 o supporti incontrati occasionalmente: frammenti di materiali che giacciono nel suo studio, come biglietti da visita, petali di fiori, matrici di biglietti e bustine da tè.La maniacalità onirica di Londoño, delicata ma caleidoscopica, consente all’osservatore di perdersi, con lo sguardo e non solo, nel suo straniante campionario di figure composto da ballerine, animali, foglie, figure surreali, elementi naturali, macchie, edifici, geometrie che posseggono una preziosità individuale e insieme acquistano senso nel loro moltiplicarsi e accumularsi.

È proprio la formazione in ambito biologico dell’artista e la sua ossessione infantile per il dizionario enciclopedico illustrato Larousse che dà origine a questo vasto repertorio di disegni a varie scale di dimensioni, in cui si mescolano riferimenti a scrittori, canzoni pop, illustrazioni, ritagli di cartae fotografie di testi classici. I suoi quaderni di appunti, sotto forma di diario visivo, portatore di un linguaggio iconografico in perenne elaborazione, traggono ispirazione da un ventaglio estremamente ampio di fonti letterarie e non solo: da Ovidio a Rimbaud, da Kafka a Pamuk, fino a Patti Smith e gli autori della Beat Generation, passando da Rembrandt, Delacroix, Degas e Klee.

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