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La sottile eco di Michelangelo nella pittura murale di Josè Clemente Orozco

Opera di Jose Clemente Orozco che raffigura Miguel Hidalgo, Palacio de Gobierno, Center of Guadalajara, Jalisco, Mexico Opera di Jose Clemente Orozco che raffigura Miguel Hidalgo, Palacio de Gobierno, Center of Guadalajara, Jalisco, Mexico
Opera di Jose Clemente Orozco che raffigura Miguel Hidalgo, Palacio de Gobierno, Center of Guadalajara, Jalisco, Mexico
Opera di Jose Clemente Orozco che raffigura Miguel Hidalgo, Palacio de Gobierno, Center of Guadalajara, Jalisco, Mexico

Nel Palazzo del Governo di Guadalajara (Stato di Jalisco, Messico) si può ammirare ancora oggi l’imponente immagine di Hidalgo dipinta nel 1937 da Josè Clemente Orozco (1883-1949), grande protagonista del Movimento muralista messicano nato a Città del Messico nel 1922.

Hidalgo è un’opera intrisa di forte drammaticità e dotata di una violenta carica espressiva. Un’opera in cui si può cogliere, come suggerisce Desmond Rochfort, una leggera eco della pittura michelangiolesca. Questa si evidenzia in particolar modo confrontando Hidalgo e il Cristo del Giudizio Universale dipinto da Michelangelo nella Cappella Sistina a Roma.

Hidalgo con la sua mano serrata a pugno ricorda quella del Cristo nel Giudizio Universale di Michelangelo

 

D. Rochfort, Muralisti messicani, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma 1997, p.143.

Ma esiste davvero un nesso tra Michelangelo e Orozco?

La funzione messianica

A chiunque conosca l’opera di Michelangelo, tale collegamento potrebbe risultare, almeno inizialmente, alquanto azzardato. Difatti l’immagine di Hidalgo e quella di Cristo non sembrano avere particolari punti in comune, se non forse la similare gestualità: entrambe le figure hanno un braccio teso verso l’alto e l’altro protratto in avanti. Michelangelo dipinge Cristo giudice con corpo atletico e muscoloso, sguardo rivolto verso il basso e mano destra alzata in atto di giudicare; Orozco raffigura Hidalgo con bocca semiaperta e occhi sbarrati che paiono allucinati mentre infiamma la folla sottostante.

Sin qui sembrano dunque non esserci elementi che provino una relazione tra le immagini, ma Rochfort pone l’accento su un aspetto che, se considerato, può effettivamente avvalorare la sua tesi. Quando infatti afferma che Hidalgo è «ritratto con purezza di Messia», sottintende che, nell’ottica di Orozco, Hidalgo non sia stato solo un eroe nazionale ma, ancora di più, una guida, un punto di riferimento per il popolo messicano durante i difficili anni in cui si svolse la guerra d’indipendenza, tra il 1810 e il 1821.

Forse è proprio da questo aspetto che bisogna partire per comparare le due immagini. Non basandosi quindi sulla loro iconografia, ma considerando il ruolo che le due figure assumono nel quadro generale dell’opera in cui sono collocate. Occorre capire il loro ruolo, la funzione messianica di cui entrambi i soggetti sono investiti, il loro compito e la loro missione entro i confini della storia.

Michelangelo, dettaglio del Giudizio Universale, Cappella Sistina, Città del Vaticano
Michelangelo, dettaglio del Giudizio Universale, Cappella Sistina, Città del Vaticano

Un mondo in decadenza

É interessante sottolineare anche come Michelangelo e Orozco siano accomunati, nella realizzazione di queste due colossali opere murali, da una visione negativa, o quantomeno decadente, del mondo che allora li circondava.

Michelangelo, quando comincia a decorare la parete del Giudizio Universale (1536-1541), è tornato a Roma da due anni. La città che si trova davanti è molto diversa da quella che un tempo aveva promosso la fioritura delle arti. La grande cultura umanistica sta giungendo
ormai al tramonto e nelle arti si sta per aprire quella fase di decadenza che sfocerà nel Manierismo.

La drammaticità del mondo contemporaneo colpisce anche Orozco, il cui atteggiamento marcatamente pessimistico nei confronti dell’uomo e della storia traspare dall’immagine di Hidalgo e dai due murales realizzati ai lati (Fantasmi della religione alleati al militarismo e il  Carnevale delle ideologie).

Nel riquadro i Fantasmi della religione alleati al militarismo, l’intero spazio è dominato da figure inquietanti e senza volto; mentre nel Carnevale delle ideologie è rappresentata una folla di personaggi che per  fattezze ricordano orribili pagliacci simbolo dei dispensatori delle false ideologie della contemporaneità. Un’altra opera di Orozco che pare rievocare lo stile iconografico di Michelangelo è il murale Cortés e Malinche, realizzato presso la Scuola Nazionale Preparatoria a Città del Messico.

Opera di Jose Clemente Orozco che raffigura Miguel Hidalgo, Palacio de Gobierno, Center of Guadalajara, Jalisco, Mexico
Opera di Jose Clemente Orozco che raffigura Miguel Hidalgo, Palacio de Gobierno, Center of Guadalajara, Jalisco, Mexico

Gli studi in Accademia

A be guardare, l’eco di Michelangelo, così come di moltissimi altri pittori rinascimentali, nei murales messicani della prima metà del XX secolo non sembra affatto casuale.

Dall’inizio del XX secolo, infatti, molti giovani studenti della rinomata Accademia messicana (tra cui un giovane Josè Clemente Orozco) cominciarono ad interessarsi sempre più all’arte rinascimentale italiana. In particolare, si soffermarono sullo studio della pittura ad affresco, la quale ebbe in Italia il suo periodo aureo dal XIV al XVI secolo.

I giovani studenti dell’Accademia, molti dei quali aderiranno al Movimento muralista negli anni Venti, non si limitarono però ad approfondire esclusivamente la conoscenza della tecnica dell’affresco, ma allargarono il proprio interesse a tutti i capolavori dell’arte rinascimentale, comprese le opere da cavalletto e quelle scultoree. Tra gli artisti italiani del passato che influenzarono maggiormente Orozco, Rivera e Siqueiros ci furono, oltre a Michelangelo, Giotto, Ambrogio Lorenzetti, Masaccio e Paolo Uccello.

Un contributo determinante alla diffusione, anche in Messico, della pittura ad affresco italiana derivò anche dal Dr. Atl (Gerardo Murillo), pittore messicano di grande esperienza che per primo teorizzò, all’inizio del XX secolo, la necessità di creare nel Messico moderno un’arte pubblica che fosse espressione della cultura messicana e da realizzarsi sul modello dei grandi affreschi italiani del passato.

Il nesso tra arte rinascimentale italiana e muralismo messicano è dunque un dato certo. Anche se Orozco si recò in Italia solo una volta, nel 1932, in ogni sua opera è insita la prova di quanto i grandi artisti del nostro Rinascimento (soprattutto Michelangelo) abbiano condizionato stilisticamente il suo linguaggio figurativo. Un linguaggio unico, espressione di un uomo capace di veicolare attraverso la pittura la propria visione pessimistica del mondo e con il suo occhio critico interpretare il divenire storico.

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