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Venti di Levante: a Brescia un omaggio all’insigne figura di Emilio Bertonati, un grande storico dell’arte

Richard Müller, La grande bestia II Acquaforte e puntasecca in nero su carta giapponese, 1919 19,8x28,9 cm
Paul Ranson, Papier Jungle, litografia a colori, 28,3×37,5 cm

Il periodo che vide la Germania della Repubblica di Weimar nascere nel 1918, a seguito della sconfitta subita durante la Prima Guerra Mondiale, e tramontare nel 1933, in concomitanza con l’ascesa al potere di Adolf Hitler, fu caratterizzato da un clima di forte tensione dal punto di vista politico, economico e sociale, quasi che lo spettro della tragedia, che si sarebbe consumata di lì a poco fosse, allora già nell’aria.

La sconfitta bellica, così come la crisi economica che colpì la Germania tra le due Guerre – nel 1929 non avrebbe risparmiato nemmeno i vittoriosi Stati Uniti -, contribuì a creare una condizione di profonda inquietudine nella società tedesca. Di rappresentare queste paure si fecero carico le correnti artistiche dell’epoca, in particolare la Neue Sachlichkeit (Nuova Oggettività), la cui rappresentazione della realtà avrebbe trovato alcuni punti di contatto con la pittura del Realismo Magico, che si sviluppò quasi contemporaneamente in Italia (e che è oggetto dell’omonima mostra oggi in corso a Palazzo Reale, a Milano, fino al 27 febbraio 2022).

La figura di Emilio Bertonati

Alfred Kubin, Leopardi e ragazza, china, 19×26,5 cm

Tra i primi in Italia – se non addirittura il primo in assoluto – a occuparsi dal punto di vista storico-artistico di un momento così spinoso della storia europea del XX secolo fu Emilio Bertonati, che lo storico dell’arte Valerio Terraroli ha definito

tra le figure più sensibili della critica d’arte del secondo Novecento”.

Nato a Levanto nel 1934, architetto e fondatore nel 1962 della Galleria del Levante a Milano – nata in Via Sant’Andrea, trasferita nell’adiacente Via della Spiga, e infine ampliata nel suo raggio d’azione grazie all’inaugurazione della sede di Monaco di Baviera -, Bertonati è oggi protagonista della mostra “Nel segno di Emilio Bertonati. Dal Simbolismo alla Nuova Oggettività”, organizzata a quarant’anni dalla sua scomparsa presso la Galleria dell’Incisione di Brescia, diretta da Chiara Fasser (fino al 31 gennaio 2022).

Félix Vallotton, Il Duca d’Orléans (Caricatura), china e matita su carta, 1900 21×14,5 cm

 

Dopo aver esordito presentando pittori d’area mitteleuropea fino a quel momento ancora poco noti in Italia e che oggi consideriamo capisaldi della storia dell’arte, quali Gustav Klimt, Alfred Kubin e Oscare Kokoschka – nonché artisti che ebbero esperienze simboliste, quali Felix Vallotton, Paul Ranson, Émile Fabry e il gruppo dei Pont-Aven; espressioniste, quali Lyonel Feininger ed Ernst Ludwig Kirchner; astratte, quali Herbert Bayer, i protagonisti dell’Avanguardia Russa e Ungherese, Franz Kupka -, Bertonati affrontò i movimenti pittorici degli anni Venti, caratterizzati da una forte connotazione realista, fino alla Nuova Oggettività che il gallerista scoprì, studiò approfonditamente e nel 1968 portò all’attenzione del pubblico italiano con la mostra “Aspetti della Nuova Oggettività Tedesca” (Karl Hubbuch, Franz Radziwill, Christian Schad, Rudolph Schlichter, e molti altri).

Émile Fabry, Ritratto di donna. Testa e serpenti, 1923, matita, 32×28,2 cm

Quindi, dopo aver fatto conoscere George Grosz (1963) e Otto Dix (1964), il gallerista, giunto a una visione d’insieme dell’arte tedesca fra le due guerre, si preparava alle rassegne monografiche di Christian Schad, uno degli esponenti più significativi della corrente tedesca. Sempre rivalutando pittori fino a quel momento quasi del tutto inesplorati, Bertonati organizzava anche mostre di artisti italiani protagonisti del Realismo Magico quali Cagnaccio di San Pietro, Mario ed Edita Broglio, facendoli dialogare con i protagonisti della Nuova Oggettività. Importanti furono poi, fra le tante, anche le esposizioni dedicate alla “Secessione di Dresda” (1976), alla “Fotografia Sperimentale in Germania (1978) e all’ambiente genovese, con “Genova fra Simbolismo e Futurismo”.

Le opere in mostra

Karl Hubbuch, La colazione (Martha con uovo), acquaforte, 1925, 29,4×31,5 cm

A Brescia oggi è dunque possibile ripercorrere alcune tappe salienti della storia della Galleria del Levante grazie alle opere di artisti quali, fra gli altri, Richard Müller con la “Grande Bestia” – Müller fu maestro di George Grosz, e Otto Dix presente qui con un disegno di guerra -; i simbolisti Alfred Kubin, Franz von Stuck (con un bel ritratto di “Mary Stuck”), Paul Fabry, Fernand Khnopff, Alphonse Osbert, Emile Bernard e Maurice Denis (gli ultimi due rappresentanti del gruppo di Pont-Aven).

Franz von Stuck, Mary Stuck, gessetto e tempera su cartoncino, 1906 ca., 42×31,5 cm

E ancora, i protagonisti della Nuova Oggettività come George Grosz, Karl Hubbuch, Franz Radziwill, Rudolph Schlichter (quest’ultimo con un ritratto della moglie Speedy), nonché del Realismo Magico come Cagnaccio di San Pietro (con un “Autoritratto”), Mario Broglio (con studio per “Bagnanti”) ed Edita Broglio (con il disegno “Dolce Frutto”).

Mario Broglio, Studio per il bagno nel parco (piscina), disegno a matita, 28×54 cm

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