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Nel deserto dei Tartari. Morte (della Biennale) a Venezia

L'opera con cui Simone Leigh apre la mostra dell'Arsenale. Photo by Roberto Marossi. Courtesy of La Biennale di Venezia L'opera con cui Simone Leigh apre la mostra dell'Arsenale. Photo by Roberto Marossi. Courtesy of La Biennale di Venezia
L'opera con cui Simone Leigh apre la mostra dell'Arsenale. Photo by Roberto Marossi. Courtesy of La Biennale di Venezia
L’opera con cui Simone Leigh apre la mostra dell’Arsenale. Photo by Roberto Marossi. Courtesy of La Biennale di Venezia

Riflessioni sull’”esotismo” scelto dalla Biennale di Venezia 2022. Che vorrebbe innovare ma finisce per rinnovare il conformismo modaiolo

Quando ero ragazzo, andavo in giro pregiandomi nel dire, al mio modesto circondario umbro, che ero un “pittore” e tutti comprendevano e mi vedevano subito come “pittore edile”, proponendomi lavoretti di restauro, tintura di varie camerette. Perché racconto questo? È per dire che nei cervelletti del popolino norma-lineo, essere “pittori” equivaleva a quel sano e pratico mestiere di decoratori. Ed è quello che anche il mercato dell’arte, in generale, da sempre, apprezza e vende bene.

Eh sì, perché tutti gli addetti fruitori del commercio artistico festeggiano la facilità convenzionale (vedi lo stile e l’estetismo), che aiutano a vivere meglio e di abitudini… Poi ci sono i cosiddetti artisti eccentrici, i più osannati, che fanno gli sboroni, quelli del “mi si deve notare da galassia a galassia”… E che credono di essere dei nuovi romantici provocatori (ma sono solo i soliti benpensanti alla rovescia, aesthetics correct) mentre gli artisti “trasparenti” per antonomasia, si notano poco. Oggi, che sono vecchio, distinguo ancora arte decorativa da non decorativa, design da non design, arte con l’anima e arte senza anima. Sono un metafisico.

 

Zineb Sedira, Les rêves n'ont pas de titre, Padiglione Francia, Biennale arte 2022 ©Thierry Bal-12-min
Zineb Sedira, Les rêves n’ont pas de titre, Padiglione Francia, Biennale arte 2022 ©Thierry Bal-12-min

Il deserto dei tartari, opera di Dino Buzzati, potrebbe simboleggiare che le mode che tornano di moda. E gli stupiti conformisti restano intrappolati in quelle sabbie mobili del superfluo. Sul viale della siccità del banalismo culturalista. Esempio: la Biennale d’Arte di Venezia. Da decenni sta fallendo in mediocrità perché si affida ancora all’idea del post-moderno capitalista che l’arte sia l’arte dell’economia gestita da manager dello spettacolo, dove si compra con gli orecchi e con il prezzo.

Anche quest’anno, alla Biennale, con la anthropology correct si è voluto dare spazio alla cultura Africana. Bene, bis. Infatti negli anni si è aperto ad altri menù turistici: artisti dell’America Latina, artisti cinesi, artisti indiani, artisti arabi. E mi chiedo a quando gli artisti dell’Antartide o (per via della sorpresa) dell’Isola di Pasqua?

Nel 1993 feci delle lezioni all’Accademia d’Arte di Dakar, in Senegal. Naturalmente in quel luogo dominava la cultura francese, si sa gli allievi copiano male, e chi copiavano? La moda di allora era di copiare Mimmo Paladino! Bene! Erano aggiornati, ma alcuni stilemi di Mimmo erano presi da Picasso, bene, ma Picasso, come dettava la moda del suo tempo, riprendeva stilemi dell’Arte Cultuale Africana primitiva. Ehi, allora, chi ha inventato chi?!

 

Simone Leigh, Padiglione USA, Biennale Arte 2022
Simone Leigh, Padiglione USA, Biennale Arte 2022

Paragoniamo allora per metafora la Biennale al personaggio di Tadzio, del film di Luchino Visconti Morte a Venezia (ispirato al romanzo omonimo di Thomas Mann). Questi rappresenterebbe la nostra Biennale d’Arte centenaria sempre giovane, bella e ingenua, così com’era nello statuto iniziale ora non più rispettato da commissari non artisti. Dall’altra parte troveremo il personaggio Gustav, “gustavo” (verbo), la cultura borghese del collezionismo incallito, amateur. Drogato di colpi di scena (vedi le presenti numerose installazioni) ormai invecchiato, e che non riesce a ringiovanire i propri gusti, assuefatto alla pruriginosa oscenità modaiola e che non s’accorge di essere colpito dal colera…

https://www.labiennale.org/it

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