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L’essenza del vero è a Brescia. I ritratti di Giacomo Ceruti nella più importante mostra mai dedicata al pittore

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Giacomo Ceruti, Ragazza con ventaglio. Accademia Carrara
Attraverso cento opere di Giacomo Ceruti e di artisti che lo hanno preceduto o imitato, la mostra Miseria&Nobiltà. Giacomo Ceruti nell’Europa del Settecento racconta la capacità ritrattistica dell’artista. Si tratta della più importante mostra mai dedicata al pittore lombardo. Dal 14 febbraio al 28 maggio 2023 al Museo di Santa Giulia di Brescia.

Secondo Roberto Longhi, Giacomo Ceruti possedeva “una certa calma fiducia di poter esprimere direttamente, senza mediazioni stilizzanti, la ‘realtà’ che sta intorno”. Lo immaginiamo custodire questa certezza nei suoi occhi, nelle mani, e affidarla poi alla tela. Lo immaginiamo muoversi dalla sua bottega e dirigersi, con tale consapevolezza, per le strade delle città in cui ha vissuto. Venezia, Padova, Milano. Ma soprattutto Brescia. Non vi era differenza se esse lo portavano in eleganti saloni aristocratici o nei polverosi vicoli dei quartieri poveri. L’interesse di Ceruti era tutto per la varietà umana.

Il suo sguardo non aveva giudizio, pena nemmeno. Ciò che registrava era l’eterogenea fauna umana e lo spirito unico che caratterizza ogni suo esemplare. Ceruti osservava l’umano nella sua precisa essenzialità, senza creare sovrastrutture decorative e contenutistiche che alimentassero narrazioni fantasiose. Il suo è un naturalismo diretto ma profondo: un cantastorie che mostra, non spiega.

Lontano dalla pedanteria didascalica, il pittore ha collezionato sulla tela i poveri, i reietti, i vagabondi, i contadini nel pieno delle loro attività, oppure negli istanti di vita quotidianità. Così come gli aristocratici, questi più spesso colti in momenti di ozio. Il modo in cui lo fa sembra però molto poco impostato. Come un fotografo che, passando per strada, intravede il soggetto e chiede di potergli scattare un ritratto. Tanto che nelle sue opere i suppellettili rimango scarni, le scenografie per niente ricercate. Tutto è affidato alla ricerca fisionomica.

Giacomo Ceruti Lavandaia , 1720 - 1725 circa Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo © Archivio fotografico Civici Musei di Brescia / Fotostudio Rapuzzi
Giacomo Ceruti, Lavandaia, 1720-1725 circa. Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo © Archivio fotografico Civici Musei di Brescia / Foto studio Rapuzzi

Per favorire e caricare ulteriormente l’esuberanza espressiva dei suoi volti (ma anche delle mani, delle posture, delle sottaciute azioni) Ceruti non si concedeva eccessi cromatici. Le sue opere raccontano di una predilezione per una “tenuta scabra, dimessa, color di polvere e di stracci”. Ma la componente più eloquente, sia della volontà rappresentativa – nell’accezione di riprodurre, ma anche di dare spazio – che dell’importanza che affibbiava ai soggetti, è indubbiamente la dimensioni dei quadri.

Questa è la cifra distintiva del Ceruti; ritrarre “senza ombra di umore, senza altezzoso distacco, anzi con una umana partecipazione che sembra, per quei tempi (e anche per oggi), miracolosa. Tutto ciò poi, si avverta, non già in quadrucci di pochi centimetri che sarebbero anche potuti passare come minuta suppellettile da salotto, ma in tele enormi, di figure grandi al vero, quasi che il pittore pensasse di aver trovato gli argomenti più importanti del mondo. Mendicanti a brandelli; gaglioffi e storpi di villa; soldatacci stranieri come ne bazzicavano in Lombardia al tempo delle guerre di successione; romei in sanrocchino, seduti all’ombra sui canti delle piazze di Brescia e di Salò; ragazzi da strada che taroccano a cavalcioni sulle ceste; i lavandaj alla fontana; la cucitrice che s’affaccia alla finestra con i riccioli nelle forcinelle; la fantesca ferita…” (Longhi 1953).

L’attenzione per gli ultimi gli valse il soprannome di Pitocchetto (da pitocchi), ma è l’impareggiabile intonazione espressiva che lo condusse a committenze più nobili. La mostra Miseria&Nobiltà del Museo di Santa Giulia di Brescia fa emergere entrambe le dimensioni, allargando l’indagine su Ceruti a un ampio campione contenutistico. Ma anche agli artisti che gli erano vicini, precedenti o contemporanei. Tra questi Moroni, Bellotti, Monsù Bernardo, Ceresa, Todeschini, Sweerts, Ribera, Fra’ Galgario, Snijers, Tiepolo, Piazzetta, Rigaud.

Ciò che risulta non è solo la figura di un ritrattista eccezionale per la sua epoca, ma anche quella di un artista in grado di raccontare la sua società senza ricorrere alla cronaca, ma sforzandosi di indagare la complessità della realtà attraverso la lente della pittura, sforzandosi così di comprendere appieno ciò che nessun manuale di storia potrà mai raccontare: la specificità di ogni individuo.

Giacomo Ceruti Portarolo , 1730 - 1734 circa Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo © Archivio fotografico Civici Musei di Brescia / Fotostudio Rapuzzi
Giacomo Ceruti, Portarolo, 1730-1734 circa. Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo © Archivio fotografico Civici Musei di Brescia / Foto studio Rapuzzi
Giacomo Ceruti Scuola di ragazze , 1720 - 1725 circa Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo © Archivio fotografico Civici Musei di Brescia / Fotostudio Rapuzzi
Giacomo Ceruti, Scuola di ragazze, 1720-1725 circa. Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo © Archivio fotografico Civici Musei di Brescia / Foto studio Rapuzzi
Giacomo Ceruti La spillatura del vino , 1730 - 1733 circa Brescia, collezione privat a © Foto di Fotostudio Rapuzzi
Giacomo Ceruti, La spillatura del vino, 1730-1733 circa. Brescia, collezione privata © Foto di Foto studio Rapuzzi

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