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Luca Signorelli: a Cortona una grandiosa mostra sul maestro cortese del nostro Rinascimento

Luca Signorelli, Vergine col Bambino con i santi Michele, Vincenzo, Margherita di Cortona e Marco, 1510 – 1512 circa, Tempera su tavola 146 cm diametro Cortona, MAEC - Museo dell'Accademia Etrusca e della città di Cortona
Luca Signorelli, Vergine col Bambino con i santi Michele, Vincenzo, Margherita di Cortona e Marco, 1510 – 1512 circa,
Tempera su tavola, 146 cm diametro. Cortona, MAEC – Museo dell’Accademia Etrusca e della città di Cortona

In un anno, il 2023, in cui l’Italia dell’arte ha gli occhi puntati sul Rinascimento un comune toscano si appresta a inaugurare la grande mostra “Signorelli 500. Maestro Luca da Cortona, pittore di luce e poesia” dal 23 giugno all’8 ottobre presso il Museo dell’Accademia Etrusca – Palazzo Casali di Cortona. La città – come annunciato alla conferenza stampa tenutasi presso il Ministero della Cultura di Roma – metterà in luce la figura cruciale e in parte dimenticata di un pittore, Luca Signorelli o da Cortona, che fu a fianco del Perugino e Bartolomeo Della Gatta nella realizzazione della Cappella Sistina e che fece da apripista a Michelangelo e Raffaello. 

Il percorso espositivo a cura di Tom Henry, massimo esperto di Luca Signorelli, professore emerito all’Università di Kent e già Direttore della Scuola di Studi Classici e Rinascimentali dell’Università inglese a Roma, coinvolgerà circa 30 opere, commissionate da autorevoli mecenati come Lorenzo de’ Medici, Pandolfo Petrucci il Magnifico, i papi Sisto IV e Giulio II. Opere provenienti da collezioni private e 24 prestigiosi musei internazionali. Tra questi: La National Gallery di Londra, di Washington e di Dublino, gli Uffizi e il Museo di Capodimonte.

Vasari scrisse: «Fu Luca persona d’ottimi costumi, sincero et amorevole con gl’amici, e di conversazione dolce e piacevole con ognuno, e soprattutto cortese». Un tipo rarissimo di essere umano ha ironizzato il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi, sottolineando che la mostra, nel cinquecentenario dalla morte di Signorelli si iscrive davvero in una collana di rassegne rinascimentali che percorrono il Paese da Nord a Sud. Si va da quella a Venezia su Carpaccio, il pittore veneto che s’ispirò a Perugino e a Piero della Francesca instaurando rapporti anche con artisti dell’Italia centrale, a quella su Ercole Roberti e Lorenzo Costa a Ferrara. Dalla piccola mostra sul Rinascimento che è la chiesa di San Giovanni in Monte a Bologna fino a Perugia, che accoglie ora una mostra sul Perugino, maestro di Raffaello. C’è poi “Rinascimento meridionale” a Napoli, sui maestri spagnoli operanti in ambito partenopeo. Ed è proprio in questo crocevia che s’iscrive la mostra cortonese che naturalmente strizza l’occhio alle gloriose stanze vaticane nelle quali Signorelli si distinse per il dinamismo del disegno. Verificabile anche nei suoi affreschi al Duomo di Orvieto, dove si riconoscono richiami al Pollaiolo e citazioni di Michelangelo. Emerge in Luca un linguaggio sperimentale che in filigrana dice qualcosa anche dell’arte tedesca: erano gli anni in cui Albrecht Dürer scese in Italia e i corpi dei nostri pittori si fecero spigolosi, risplendendo tuttavia della luce sacra e netta di Piero della Francesca, di cui Signorelli fu allievo.

Luca Signorelli, Cristo in casa di Simone il Fariseo, 1488 – 1489, Olio su tavola, 26 x 90 cm, Dublino, National Gallery of Ireland

Accadde che molte opere del cortonese andassero disperse: la grandiosa mostra ospita non solo importanti restauri – è il caso del tondo raffigurante La Vergine e il Bambino con santi – ma anche preziose ricomposizioni: la Pala di Matelica realizzata tra il 1504-1505 per la chiesa di Sant’Agostino e smembrata nel Settecento; e la tavola centrale del Polittico della chiesa di Santa Lucia a Montepulciano, raffigurante la Madonna e il Bambino in trono con la relativa predella.

Furono i preraffaelliti, nell’Ottocento, a rispolverare Signorelli, portando nella propria pittura un po’ decadente e sentimentale lezioni anche da Botticelli e da Carpaccio. Negli anni ’50 del Novecento una serie di mostre ridimensionarono la grandezza di Luca da Cortona che ora nel Cinquecentenario dalla sua morte, è di nuovo stimato come «grande e drammatico quanto Perugino è tenue e lirico», nelle parole del curatore.

La Cortona di Signorelli è al centro di una festa sul Rinascimento che accanto alla grande mostra vede coinvolti altri 22 comuni italiani tra Umbria e Toscana, in una serie di itinerari a tema, secondo l’indole del grande maestro, che il pittore e poeta Giovanni Santi definì di “spirto pelegrino”.

 

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