Print Friendly and PDF

Un telo nero bucato, un cielo nero stellato. Le tracce cosmogoniche di Giovanni Oberti a Siena

Giovanni Oberti, A un soffio dal buio, 2023, lampada a olio, mensola di acciaio, polvere 50 x 50 x 70 cm (mensola), Dimensioni variabili

 

Giovanni Oberti, Un telo nero bucato, un cielo buio stellato, Installation view, Galleria FuoriCampo, Siena

Fino al 17 giugno 2023 la Galleria FuoriCampo ospita Un telo nero bucato, un cielo buio stellato: la personale di Giovanni Oberti che, attraverso una poetica operazione site-specific, trasforma gli ambienti della galleria in un contenitore spazio-temporale di molteplici narrazioni possibili.

Un telo nero di geomembrana applicato ad un telaio e fissato appena sotto il soffitto della Galleria FuoriCampo ne ridisegna i connotati, dialogando con le luci permanenti dello spazio, attraverso i fori realizzati dall’artista, tramite i quali l’oscurità della soffitto si accende, rievocando il tracciato siderale della volta celeste. Un’operazione altamente simbolica quella di Giovanni Oberti (Bergamo, 1982), che ha pensato l’installazione ambientale appositamente per lo spazio della galleria: un progetto site-specific capace di indurre il suo fruitore ad immergersi in una dimensione altra, determinata dal patto teatrale sancito con il fondale stellato che lo sovrasta.

Metafora dell’ordine universale del cosmo, l’ambientazione notturna e i suoi corpi celesti artificiali definiscono le coordinate spazio-temporali in cui si manifesta la natura delle cose. Alla base del lavoro di Oberti si colloca infatti il concetto di tempo, nelle sue diverse declinazioni, indagate dalla trasfigurazione scenica, in tal caso determinata dalla dimensione trascendente di una notte stellata. Al di sotto della geomembrana, l’ambiente della galleria risulta rarefatto e ridisegnato da un assetto minimalista in cui l’atmosfera ieratica sembra essere alimentata dagli oggetti che abitano questo non-luogo, nella loro disarmante concretezza. Tre opere, collocate su tre livelli differenziati dello spazio, si configurano come dispositivi capaci di direzionare lo sguardo dell’osservatore e restituire, attraverso codici visuali, l’immaterialità fuggevole del tempo.

Sulla parete di fondo della galleria, al di sopra dello sguardo dell’osservatore, è collocata l’opera A un soffio dal buio: una sorta di icona, una mensola di acciaio che riflette e propaga nello spazio la flebile luce della lanterna che sostiene, costituita una boccia di vetro contenente cera e uno stoppino. Il dispositivo, connotato da un’aura di intima meditazione, innesca un cortocircuito irreversibile tra un tempo piccolo, che è quello preammonito dal titolo dell’opera stessa, a scongiurare lo spegnersi della lanterna ed il conseguente dilagare del buio, e il tempo ciclico dell’universo di cui è garante il cielo stellato. Un continuo gioco di rimandi che parla dell’irriducibile contrapposizione tra Kronos, la nozione classica di tempo ciclico, e Kairos, il momento, che è il tempo della rivelazione, quello manifestato dalla sacralità delle icone bizantine a cui rimanda la stessa posizione in cui l’opera è collocata.

Giovanni Oberti, A un soffio dal buio, 2023, lampada a olio, mensola di acciaio, polvere 50 x 50 x 70 cm (mensola), dimensioni variabili

A terra giace Il peso ai piedi dell’appeso. Un vecchio tappeto arrotolato è contenuto in un cilindro di vetro delle sue esatte dimensioni che ne neutralizza l’orizzontalità, ne impedisce la consueta estensione, lo protegge dall’azione corrosiva del tempo e che al contempo ne costudisce paradossalmente il vissuto, le polveri e le sedimentazioni materiche su di esso depositate, assumendo i caratteri di un’ossimorica reliquia. Una capsula di vetro evidentemente associata all’elemento della terra, che sigilla in sé il portato, la memoria, il vissuto di ciò che contiene. Sono tracce di un’intima biografia privata che, in dialogo con l’insieme dei dispositivi, raggiunge l’estensione di una coralità cosmica. 

Infine, a sinistra dell’entrata si trova l’opera Piove lacrime nuove, legata all’elemento dell’acqua, a chiudere il circolo degli elementi. Un’altra mensola in metallo riflettente a reggere un vaso di vetro contenente acqua, che però sgocciola, ritmicamente, grazie a un tessuto bianco parzialmente immerso nell’acqua e sporgente verso il basso, in modo da colpire e gradualmente riempire un altro vaso posto a pavimento. Il dispositivo assume i connotati di un vero e proprio orologio ad acqua, capace di instaurare un dialogo tra lo spettatore, il cui volto è riflesso sulla superficie in acciaio, ed il mondo fenomenologico. L’accadimento è sospeso: l’immagine della caduta cadenzata dell’acqua lascia spazio ad un vuoto in cui riecheggia, inesorabile, il tempo dell’attesa.

Giovanni Oberti, Piove lacrime nuove, 2023, dett., Vaso di vetro, straccio di cotone, mensola di acciaio, acqua, polvere, 70 x 50 x 70 cm (mensola), dimensioni variabili

 

Testo critico di Giorgio Verzotti
1 Aprile – 17 Giugno 2023
Galleria FuoriCampo
Via dei Termini 44, Siena
Orario di apertura
Dal martedì al sabato: h 11-13 | 14 – 19
Domenica e lunedì su appuntamento

Commenta con Facebook