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Paesaggi nascosti. L’Eden di Pietro Guglielmin nella splendida Magnano

Pietro Guglielmin Paint it black-2
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Pietro Guglielmin ha inaugurato oggi, 15 luglio, EDEN, prima tappa del nuovo ciclo espositivo nella Chiesa di Santa Marta di Magnano (Biella), nato da un’idea di Michela Pomaro e di Giovanni Frangi Fino al 6 agosto 2023.

Pietro Guglielmin è nato nel 1998 a Desio e ha appena terminato gli studi all’Accademia di Brera dove si è laureato sotto la guida di Marco Cingolani. A Milano ha esposto nello scorso mese di maggio da Luca Tommasi, la sua prima mostra personale intitolata Non si muove foglia, con una serie di opere che affrontano in modo inconsueto delle immagini legata alla natura.

Di seguito il testo del critico Phil America:

Eden è il titolo di una mostra dell’artista italiano Pietro Guglielmin. Attraverso una sbalorditiva collezione di dipinti su tela di grande formato, Guglielmin ci invita ad esplorare l’intricata interazione tra presenza e assenza, realtà e immaginazione. Impiegando una vasta gamma di diverse tecniche che includono l’utilizzo di pigmenti, foglia d’oro, pittura acrilica e matite colorate, l’artista dà magistralmente vita a una serie di cespugli variopinti e frondosi e cancellate, formando un muro concettuale che spinge alla contemplazione e alla curiosità.

Pietro Guglielmin

Eden funge da barriera simbolica che ostruisce intenzionalmente lo sguardo dell’osservatore, impedendo l’accesso a ciò che vi si trova al di là.

Le siepi e le cancellate, eseguite meticolosamente con ricche textures e dettagli sofisticati, non solo catturano lo sguardo, ma evocano inoltre un senso di intrigo e mistero. Occultando ciò che giace al di là, nascosto dalle foglie, l’artista ci costringe a interrogarci sulla natura di una realtà oscurata. Quali segreti risiedono dietro questo “muro”? Cosa ci impedisce di cogliere, e perché?

Pietro Guglielmin – Paint it black (Caro Edgar)

Ogni dipinto in Eden è una finestra su un mondo in cui i confini diventano metafore delle limitazioni che ci sono imposte, sia da forze esterne, sia dalle nostre stesse percezioni. L’abile impiego di numerosi medium sulle tele da parte di Guglielmin risulta in un’impressionante composizione visuale che trae l’osservatore più in profondità nel viaggio introspettivo dell’artista.

Appena ammiriamo questi lavori, siamo anche costretti a riflettere sulle barriere che incontriamo nelle nostre stesse vite – fisiche, emotive o metaforiche – e al significato che esse posseggono.

Attraverso Eden, Guglielmin non esplora soltanto i concetti di muri e confini, ma ci sfida piuttosto ad interrogarci sulla natura intrinseca di certe divisioni. Sono protettive o oppressive? Stimolano l’unità o l’alienazione?

Pietro Guglielmin Paint it black-2

L’artista utilizza deliberatamente tecniche differenti, e i materiali aggiungono complessità e profondità a questa esplorazione, evidenziando la natura sfaccettata delle nostre esperienze umane. Le opere ci invitano ad immergerci in questo stimolante corpo di lavori e ad intraprendere un viaggio in cui ci si addentra nei paesaggi nascosti della nostra percezione, incoraggiandoci a esaminare la potenza trasformativa dell’abbattimento di barriere e a ricercare la verità che si trova appena oltre i confini della nostra visione

In conclusione, siamo lasciati dunque con un interrogativo: Le siepi, le recinzioni e anche i “muri” esistono davvero o sono solamente pittura su una tela?

Phil America

Pietro Guglielmin Still leaf

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