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Alla Mostra del Cinema di Venezia l’esordio alla regia di Simone Massi. Intervista

Simone Massi alla Mostra del Cinema di Venezia Simone Massi alla Mostra del Cinema di Venezia
Simone Massi alla Mostra del Cinema di Venezia
Simone Massi alla Mostra del Cinema di Venezia

Invelle, in Orizzonti il lungometraggio d’esordio di Simone Massi. Per il Festival di Venezia aveva disegnato i manifesti e realizzato alcune sigle

Simone Massi ha un rapporto viscerale con la Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Per cinque anni, prima dell’avvento dell’era Mattotti, ne aveva disegnato il manifesto e prodotto i jingle d’apertura. Tra i più affascinanti di sempre. Quest’anno, dopo la partecipazione nelle scorse edizioni con alcuni corti, esordisce con un lungometraggio in Orizzonti, dal titolo curioso Invelle.

Se il mondo fosse un luogo giusto il primo premio lo dovrebbe vincere almeno per il pressbook più poetico dell’anno. L’artista infatti ha insistito per comporre lui stesso la sinossi, di cui riportiamo il testo completo:

Nel 1918 Zelinda è una bambina contadina con la madre in cielo e il padre in guerra. Le tocca smettere l’infanzia e indossare la casa, i fratelli, la stalla e le bestie. Un giorno Zelinda torna ad avere una madre e un padre. Alla fiera del paese la bambina si stringe al babbo e spalanca gli occhi per far posto a tutte le cose che le si parano davanti. Vere o immaginate che fossero, Zelinda quelle cose ormai le ha viste e si è fatta una sua idea di come gira il mondo. Gira così velocemente che di colpo la sua storia diventa quella di un’altra. Nel 1943 Assunta è una bambina contadina che sta in equilibrio su una gamba, con la testa guarda il cielo e tiene il piede in guerra (un’altra!). Ma appena ha modo Assunta si cuce un vestito colorato, fa un saltello e hop! la guerra era tutto uno scherzo, o comunque adesso non c’è più. La guerra (forse!) non c’è più e con essa scompare un mondo intero: un salto più grande di quel che sembrava. Nel 1978 Icaro è un bambino contadino che gira in tondo attorno al niente. È stato sognato tanti anni prima e deve fare e farà quello che non è stato possibile per sua madre e sua nonna. E per chi è venuto prima di loro. E prima ancora. E prima ancora. Massi ha disegnato i fotogrammi del suo film d’animazione uno per uno con certosina pazienza, perché ha una certa idiosincrasia per la modernità ed è anche un tipo piuttosto schivo, perché ama fare le cose come si facevano una volta, le storie contadine, il silenzio e i suoni della natura.

Nel pezzo di terra dove sono nato e cresciuto non c’è niente di importante da vedere e da ricordare, niente che possa essere considerato degno di finire sui libri. Una sorta di ‘Invelle’, un non luogo da cui la Storia con la maiuscola ha preso e preteso tutto quello che voleva e poteva. In cambio abbiamo avuto le storie con la minuscola, quelle che o le tramandi a voce oppure si perdono”, dichiara l’artista nel pressbook.

Invelle è una dichiarazione d’amore a un mondo che sta soccombendo sacrificato all’altare sacrilego della globalizzazione. È un film delicato e violento allo stesso tempo, persino nella scelta dei colori, che a parte una scena, si limitano a graffi neri, bianchi e rossi.

Avrebbe retto il confronto anche coi mostri sacri in competizione e vale la pena di essere visto, quando sarà il momento dell’uscita, sul grande schermo, dove questi movimenti simulati della cinepresa, il canto degli uccelli, il fruscio delle messi avvolgono lo spettatore per trascinarlo in una dimensione quasi metafisica. Seguite l’intervista per scoprire a quali artisti si ispira

 

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