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Trasformare la “Dimora”: intervista ad Ak2deru

Ak2deru, Dimora, PrimaLinea Studio, Roma
In occasione della mostra personale “Dimora”, presso lo spazio di Valle Aurelia PrimaLinea Studio, abbiamo intervistato Francesco Careddu in arte Ak2deru. Nella sua installazione multimediale le componenti visive e quelle audio-sonore si coadiuvano, trasformando radicalmente lo spazio della galleria in un ambiente immersivo

Come è nata la mostra da PrimaLinea?
Con Eliseo Sonnino, fondatore e presidente di PrimaLinea Studio, ci conosciamo da diversi anni. Nel 2017 venne a Spazio Y quando feci l’installazione Cenere curata da Claudio Libero Pisano. Quando tre anni fa PrimaLinea Studio è stata aperta, relativamente alla sua attività espositiva, con Eliseo abbiamo subito pensato a una collaborazione. Eppure lo spazio della galleria mi metteva in crisi, non sentendolo in risonanza col mio lavoro. Da qui l’idea di annullare lo spazio trasformandolo radicalmente. Da queste dinamiche nasce il concetto di dimora, come spazio da vivere e co/abitare, dimora del corpo e dello spirito, sia interiore che esteriore, dal micro al macro, dalla capanna alla città, dal cielo alla terra.

Ak2deru, Dimora, PrimaLinea Studio, Roma

Hai trasformato lo spazio della galleria in una forma archetipica…
La tenda a capanna riprende quella del contubernium latino nell’accampamento delle milizie romane. Lo sottolinea Domiziana Febbi, co-curatrice della mostra insieme a Eliseo Sonnino, nel suo bellissimo testo critico. Ho previsto, inoltre, un pavimento in gomma nera riciclata (che richiama vagamente l’asfalto e l’elemento lavico). Si richiede di entrare scalzi o, eventualmente, coi copriscarpe. L’atto di levarsi le scarpe induce subito a un cambio di percezione, associato alla prassi del levarsi le scarpe all’interno delle abitazioni ma anche all’ingresso dei luoghi di culto.

Come appare questa “dimora”?
Si ha la sensazione di entrare in uno spazio “altro”… La sua percezione è decisamente soggettiva: alcuni lo associano a una tenda militare, altri a un rifugio, un luogo accogliente, altri ancora a un luogo preposto alla dimensione spirituale. La tenda è a pianta trapezoidale e si sviluppa anche in base alla pendenza del tetto, creando un’illusione prospettica dalle reminiscenze barocche.

Come la finta prospettiva borrominiana di Palazzo Spada?
Si, o la Casa pendente di Bomarzo. Ho pensato ai giochi prospettici che falsano la percezione di un ambiente, dando il senso di maggiore profondità.

Come siete riusciti a ricavare una micro-architettura dentro ai confini di PrimaLinea?
I confini vengono totalmente annullati dalla struttura che ho progettato e realizzato insieme a Riccardo D’Avola Corte (parte del collettivo di Prima Linea). Siamo partiti da calcoli matematici considerando la distribuzione del peso e dello scarico. Dopodiché abbiamo studiato le altezze per realizzare la prospettiva e ricavato i punti di scarico. Sostanzialmente la struttura è sospesa e auto-portante, non poggia su nulla. É sospesa tramite una rete di cavi di acciaio.

Ak2deru, Dimora, PrimaLinea Studio, Roma – particolare

Perché hai scelto di temporizzare la luce all’interno della capanna?
La temporizzazione della luce, ogni 15 minuti, consente di leggere il doppio livello del lavoro. Da una parte, l’oscurità evidenzia la struttura in politene (polietilene) dipinta a spray e retroilluminata e consente di apprezzare maggiormente il video; dall’altra, quando la luce si accende, “emergono dalle tenebre” i 4 lavori pittorici (un doppio dittico) con i loro colori e i loro dettagli.

Perché il video si intitola Domus ardet?
La casa che sta bruciando coincide con la terra ma anche con la nostra interiorità. Il fuoco ha una doppia valenza, può essere portatore di distruzione ma anche strumento di rigenerazione e protezione. Il fuoco sanifica e protegge dall’oscurità, Prometeo lo ruba agli dei per consegnarlo alle genti. Il nero che avvolge la struttura, grazie all’usura della materia e del tempo, si squarcia dando la possibilità alla luce di filtrare e penetrare. Tutta la retroilluminazione della struttura è pensata per rimandare al senso di doppio: luce e buio, diurno e notturno, in connessione ai cicli vitali, fatti di contrazione e distensione, sistole e diastole dell’Universo.

La capanna è incisa con 6 locuzioni, come sono ordinate?
Sono partito dal monosema – termine da me coniato, dal greco “monos”, ovvero uno, e “sema”, ovvero segno unico – sul quale lavoro da molto tempo. Negli ultimi anni questo ‘segno unico’, ossessivamente ripetuto e perennemente variato, si è trasformato anche in carattere letterale. Le scritte si leggono in senso orario, in relazione alla loro disposizione all’interno della struttura. La disposizione è pensata in connessione con le 4 tele che scandiscono lo spazio. Le scritte sono collegate tra loro e il loro significato espande il concetto di “Dimora”. Non solo, tutte e 6 sono composte partendo dall’utilizzo esclusivo delle 6 lettere che compongono la parola stessa.

Quali sono le espressioni che usi e cosa significano?
In ordine di successione: Dio ōra utilizza il lemma latino “ōra” che significa confine, perimetro… quasi un ossimoro. Radio Raid, purtroppo attualissima, in relazione alla guerra, alla musica, al suono e ai mass media. Io mi armo dai Maori, sul concetto di belligeranza e sul recupero di una tradizione dai valori più arcaici, umani e rispettosi dell’ordine naturale. Anche in relazione al fare artistico – l’avanguardia, l’essere in “prima linea” – in connessione con le più antiche tradizioni del passato (come l’arte dell’Oceania, ad esempio). Mi ami ø mi odi la cui ø – o sbarrata – nel carattere monosemico è un triangolo rovesciato, e nella tavola degli elementi naturali, il triangolo rovesciato e sbarrato è il simbolo della terra. A Roma ridi a Roma mori… questa città, che da una parte butta tutto “in caciara” facendo emergere l’aspetto godereccio del vivere e del convivere, e dall’altra, su vari fronti, t’ammazza! Infine Imo Imo rievoca sia l'”imo” romanesco (andiamo), sia “imo”, termine poetico-letterario antico che sta per “profondo”. Un invito ad andare in profondità, al cuore delle cose.

Ak2deru, Domus Ardet (still da video), PrimaLinea Studio, Roma

Parlami dell’opera video Domus ardet
Anche qui l’eterna ambivalenza: è concepito sia come una sorta di quadro cangiante all’interno di un’opera cangiante, fruibile in maniera frammentaria e aleatoria, sia come narrazione, come una storia in successione cronologica. È in continuo divenire, un manifestarsi di entità e forme dal carattere iconografico associabile al mondo demoniaco. La figura demoniaca è ambivalente come il fuoco… Il demone è qui inteso sia come entità malevola e distruttrice, sia come Daimon socratico, una sorta di spirito che governa le nostre vite (e forse il pianeta stesso), un’entità che induce a fare ciò che deve essere fatto, spesso a prescindere dal nostro volere ‘cosciente’.

Quali sono le immagini in movimento che caratterizzano il video?
Il video è realizzato rielaborando una serie di immagini laviche e vulcani in eruzione. La lava evoca il sangue, è come il mestruo della terra: partendo dalla base scientifica del magma che costituisce il fulcro del pianeta. Quindi la terra come entità femminile e generatrice. Alcune scene rimandano alla fantascienza e alla dimensione dello spazio cosmico: supernove che esplodono, abissi di materia oscura squarciati da lampi di luce… Il video dura 23 minuti ma è in loop, e quindi non si riesce a percepirne l’inizio e la fine. L’incipit è dato dallo sfarfallio di scintilla che porta poi a un’esplosione (quasi un Big Bang), mentre si conclude con un demone che rigetta sangue dalla bocca, prima dell’immagine finale: un teatrino/sipario lavico che va a schiacciare delle entità organiche, rimandando alla rigenerazione e distruzione perpetua del ciclo della vita sul nostro pianeta.

Quanto è importante l’elemento sonoro?
Di fatto il suono costituisce le vere fondamenta del progetto installativo. È talmente importante dal punta di vista “fisico” ed espressivo che sembra sostenere la struttura stessa, come fosse l’ossatura dell’intero impianto. La sua presenza costante satura l’ambiente e lo sostiene in piedi, solidificandolo e concretizzandolo. Nello specifico, ci sono due entità sonore: la prima è costituita dal suono spazializzato all’interno della tenda, un continuum di suoni di combustione elaborati elettronicamente, reversati e distorti. Questo concetto del rovescio è concettualmente lo stesso impiegato, in gran parte, per la gestazione del video. La seconda entità sonora che alberga la dimora è costituita da due cori polifonici microtonali prodotti con tecniche di emissione vocale non convenzionali (vocalismi senza l’utilizzo di alcuna parola identificabile). I riferimenti sono molteplici, vanno dalla produzione vocale contemporanea come Stimmung di Karlheinz Stockhausen al madregalismo rinascimentale e barocco. Vi è anche l’influenza di varie tradizioni vocali di culture ancestrali e/o sciamaniche, le cui origini si perdono nella notte dei tempi.

DIMORA – Installazione ambientale multimediale di Ak2deru, A cura di Domiziana Febbi e Eliseo Sonnino.

La mostra è visitabile fino al 16 dicembre, dal lunedì al sabato, dalle 16 alle 20, l’Ingresso è libero su appuntamento (+39 3896904704)

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