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Brio e classe per la Coppelia di Ratmansky alla Scala

Martina Arduino Marco Agostino ph Brescia e Amisano © Teatro alla Scala
Martina Arduino Marco Agostino ph Brescia e Amisano © Teatro alla Scala

Swanilda, la protagonista di Coppelia è l’unica fra tutti i personaggi del balletto classico che non muore, non è una vittima, anzi! E’ intelligente, coraggiosa, una lottatrice che tiena a bada il fidanzato Franz e Coppelius, uomo molto pericoloso e folle. Queste sono le caratteristiche piaciute al coreografo Alexei Ratmansky e che hanno influenzato la sua scelta nel presentare in Scala la sua versione del noto balletto di Léo Delibes andato in scena per la prima volta nel 1870 all’Opéra di Parigi.

L’ultima produzione per il balletto scaligero risale al 2009 ed ora, con l’apertura della nuova Stagione, si è aperto un nuovo capitolo, con una nuova Coppélia, in prima assoluta, che conferma la lunga e stimolante collaborazione di Ratmansky con il Teatro milanese  e la sua Compagnia. Un nuovissimo allestimento, firmato da Jérôme Kaplan, che va ad arricchire il repertorio del Balletto della Scala con una una nuova coreografia, che pur seguendo la storia, ha l’energia del nostro tempo. Una coreografia che, come ha affermato lo stesso Ratmansky, è affrontata con il suo stile, con la sua formazione, che ha per base la tecnica classica, ricca di coloriture, sfumature e finezze, che permettono ai ballerini della Compagnia di mettere in mostra le loro personalità e versatilità.

La trama, apparentemente leggera, è ambientata nella piazza di un borgo della Galizia dove nasco i primi amori. I protagonisti, Swanilda e Franz e si corteggiano tra gelosie e sotterfugi. Intanto una fanciulla misteriosa legge immobile su un terrazzo. Ed è proprio questo personaggio oscuro che può dar sfondo ad una fiaba come ad un incubo, che lascia dietro di sè una sensazione d’incertezza sottile ma persistente che anima la tessitura musicale. L’architettuta musicale è organica con un’estesa coerenza interna: nella prima apparizione la melodia presenta un tratto delicato, molto lirico, ma ben presto viene animata da un rintocco inquieto che solo l’irrompere della mazurka col suo andamento trascinante riesce a fare dimenticare. I temi slavi hanno carattere allegramente spavaldo che richiamano i modelli della musica popolare dell’Europa orientale, e mentre un clima giocoso pervade la scena in cui Swanilda di presenta sotto le mentite spoglie dell’automa, il suo valzer procede a frasi rigidamente scandite nella caricatura della danza di una bambola meccanica. Tutto questo svariato materiale musicale era cosa ben rara nella musica da balletto, Čajkovskij a parte,  e rese infatti celebre Delibes. Alexei Ratmansky, nato a Leningrado, vissuto a Kiev e forgiato al Bol’soj, ha cura di sottolineare tutte le novità introdotte dalla partitura che non a caso il compositore volle denominare come ballet symphonique, rimarcando che per quanto la musica segua l’andamento della vicenda, può essere adatta anche per un’esecuzione da concerto.

Marco Agostino ph Brescia e Amisano © Teatro alla Scala

Il balletto tocca vari temi tra cui quello importante dell’essere femminile inanimato, che fa innamorare un maturo artista e per questo amore acquista vita. Un tema non sconosciuto al pubblico (si pensi alle varie versioni di Pigmalione e la statua animata) a cui si aggiunge l’ispirazione ai congegni meccanici. Ed è compito della protagonista Swanilda esprimere con finezza e charme tutti i sentimenti: dall’inquietudine alla gioia,  la collera, l’amore. Pare ci fosse riuscita molto bene la giovanissima prima interprete Giuseppina Bozzacchi, ma dopo centocinquant’anni ha fatto senz’altro lo stesso la prima ballerina della Scala Martina Arduino, che ha in sè quella grazia naturale che la distingue dalle altre. Il suo dolce sorriso arriva anche alle ultime file della galleria, spiazza, seduce proprio come Swanilda. Deliziosa e frizzante la Arduino porta avanti brillantemente una coreografia che non lascia fiato, difficilissima e piena di insidie. I movimenti richiesti da Ratmansky sono di complicata esecuzione e richiedono un costante sforzo anche per il ruolo maschile  di Franz, ma anche in questo caso il primo ballerino Marco Agostino è stato all’altezza della situazione e della sua splendida partner. Ironico e scanzonato Agostino ha dato il giusto carattere a quel Franz, sicuramente poco amato dalle femministe, e che solo la magnanima e scaltra Swanilda riesce a rimettere al suo posto.

Martina Arduino Marco Agostino ph Brescia e Amisano © Teatro alla Scala

Convincente anche Massimo Garon nel ruolo di Coppelius, sicuramente meno evidenziato che in altre versioni come ad esempio quella celeberrima di Roland Petit. Bravissimo l’intero corpo di ballo. Molto affascinanti le ballerine che nel secondo atto costituiscono il gruppo di bambole nella tetra casa di Coppelius che, animate dalla carica di Swanilda, si muovono come dei veri automi riportando la nostra fantasia a qualche film di Tim Burton. Nel terzo atto abbiamo l’apoteosi delle danze di gruppo coloratissime nei costumi e nell’intenzione, curate minuziosamenteda Ratmansky, grande studioso della storia ed attento ricostruttore filologico. Mazurke e Czarde ballate da 10 coppie davvero stupende! Sempre nel terzo atto brillanti i quattro solisti delle variazioni delle allegorie: Vittoria Valerio (Maternità), Domenico di Cristo (Amore),  Gaia Andreano (Lavoro) e soprattutto Darius Gramada(Discordia), molto atletico e pieno di piglio.

il Corpo di Ballo ph Brescia e Amisano © Teatro alla Scala

Un corpo di ballo, oramai di pregio, grazie al suo direttore Manuel Legris, che risponde perfettamente ai ritmi serrati dei passi incalzanti, piuttosto insidiosi per l’intero balletto. Garbata la partecipazione degli allievi della Scuola di Ballo dell’Accademia del Teatro alla Scala diretta da Frédéric Olivieri che si è rivelata emozionante per il pubblico che ha riservato loro grandi applausi finali. Insomma uno spettacolo da non perdere che entrerà sicuramente nel repertorio del Corpo di ballo del Teatro alla Scala.

M. Gerani A.Di Clemente B.Montefiore C.Cerulli A.Matteazzi L Giubelli e M Arduino ph Brescia e Amisano © Teatro alla Scala

(recensione dello spettacolo di giovedì 11 gennaio, ore 14,30)

https://www.teatroallascala.org/it/stagione/2023-2024/balletto/coppelia.html

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