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Adrian Piper, Liliana Moro e Marcello Maloberti fanno grande il PAC di Milano

Marcello Maloberti, CIELO, 2022, Bangkok Art Biennale. Installazione performativa. Fotografia di Soopakorn Srisakul. Courtesy l'artista e Bangkok Art Biennale
Marcello Maloberti, CIELO, 2022, Bangkok Art Biennale. Installazione performativa. Fotografia di Soopakorn Srisakul. Courtesy l’artista e Bangkok Art Biennale
Sarà un anno coi fiocchi per il Padiglione di Arte Contemporanea di Milano. Il 2024, finita l’esperienza argentina, darà il via alla primavera di Adrian Piper, dal 20 marzo. Poi sarà il turno di Liliana Moro e di Maloberti. Il 2025 sarà l’anno di Shirin Neshat. Ma stiamo all’attualità e al futuro prossimo.

Adrian Piper. Race Traitor
a cura di Diego Sileo
20 marzo – 9 giugno 2024

Prima retrospettiva europea dell’artista afro-americana nata a New York City nel 1946 che ripercorre oltre sessant’anni di carriera, con importanti prestiti internazionali provenienti dai più prestigiosi musei europei e americani. L’opera di Adrian Piper solleva domande spesso scomode sulla politica e l’identità razziale: il suo lavoro è provocatorio e chiede al pubblico di confrontarsi con verità su se stessi e sulla società in cui vivono. La sua produzione comprende performance e interventi in luoghi pubblici, dipinti e sculture, nonché eventi e oggetti difficilmente definibili secondo i termini convenzionali della storia dell’arte. Il fulcro della sua pratica teorica, artistica e attivista è il concetto di lotta permanente contro il razzismo, la misoginia, la xenofobia, l’ingiustizia sociale e l’odio, su tutti i fronti.

Liliana Moro
a cura di Letizia Ragaglia e Diego Sileo
Giugno – Settembre 2024

Un progetto coprodotto con il Kunstmuseum Liechtenstein e in collaborazione con Magazzino Italian Art di New York. La mostra – che a Milano vede protagonista Liliana Moro nella sua città d’origine – include lavori realizzati in un arco di tempo che parte dalla fine degli anni Ottanta per arrivare a oggi (con la realizzazione di nuove opere) ed è costruita su una scelta tematica precisa che intende approfondire un aspetto fondamentale del suo lavoro: il suono. La pratica dell’ascolto continuo di Liliana Moro ci incoraggia ad essere attenti e ci invita a partecipare fisicamente, ma anche intellettualmente ed emotivamente. La sua produzione artistica ha conosciuto diverse fasi e ha esplorato differenti mezzi espressivi come appunto i suoni, ma anche le parole, la scultura, la performance, il disegno, il collage e il video. Le sue opere si basano spesso su oggetti e situazioni quotidiane e invitano lo spettatore a guardare oltre ciò che è solo apparentemente ovvio.

Marcello Maloberti
a cura di Diego Sileo
Novembre 2024 – Febbraio 2025

Un progetto pensato appositamente per il PAC che ripercorre l’intera produzione di Marcello Maloberti. L’esposizione è una dedica al capoluogo lombardo che diventa il reale protagonista della mostra. Una dichiarazione d’amore che Maloberti volge alla città e ai suoi abitanti, un luogo carico di storia che lo ha accompagnato nella costruzione della sua carriera. L’artista intreccia, attraverso le opere, i temi cardine della propria ricerca, creando connessioni continue che consentono ai lavori di convivere e coesistere l’uno con l’altro. Tra questi, emergono il tema della sacralità e dell’elemento spirituale, un continuo rimando al quotidiano e all’elevazione della parola scritta sotto forma di poesia. Maloberti si relaziona con il PAC utilizzando sia lo spazio esterno sia quello interno, creando un allestimento che si pone in contrasto con l’estetica modernista di Ignazio Gardella.

Shirin Neshat
a cura di Diego Sileo e Beatrice Benedetti
Marzo – Giugno 2025

Prima ampia mostra personale in Italia dell’artista iraniana Shirin Neshat, che attraverso le sue opere filmiche e fotografiche esplora le rappresentazioni identitarie del femminile e del maschile nella sua cultura. Nelle tormentate fotografie di donne, con il volto segnato da calligrafie in farsi o che indossano l’hijab impugnando pistole, lo sguardo della donna diventa uno strumento di comunicazione potente e pericoloso. Tramite la poesia e la calligrafia vengono esaminati concetti come il martirio, lo spazio dell’esilio e le questioni di identità. Nella sua pratica l’artista utilizza un immaginario poetico per affrontare i temi del genere e della società, dell’individuo e della collettività e del rapporto dialettico tra passato e presente, attraverso la lente delle sue esperienze di appartenenza e di esilio.

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