
Si chiude domenica 2 marzo a Palazzo Abatellis la mostra “Attraversamenti – Il Trionfo della Morte, Guernica e Crocifissione di Guttuso”
Tre opere note della storia dell’arte a confronto: Il Trionfo della Morte, affresco medievale ospitato dal 1954 alla Galleria Regionale Siciliana di Palazzo Abatellis; Guernica di Picasso riprodotto nel 1976 ad arazzo e conservato al Museo Unterlinden di Colmar, realizzato da Jacqueline de La Baume-Dürrbach, e la Crocifissione di Renato Guttuso, del 1941, proveniente dalla GNAM di Roma.
La relazione è con l’affresco del 1445. L’accostamento si basa sull’ipotetica vicinanza tra la rappresentazione della morte raffigurata in groppa ad un cavallo scheletrico in questo affresco e il cavallo agonizzante dipinto da Picasso nel 1937, tra di essi s’intromette la pittura di Renato Guttuso a certificare la congruità dell’accostamento. In realtà, questa filiazione venne avanzata nella probabilità di un modello che Pablo Picasso avrebbe avuto a diposizione in foto.
Una ridicola sovrapposizione
Ad inaugurare l’ipotesi c’è un articolo che lo storico dell’arte Cesare Brandi scrisse su Il Selvaggio nel 1940. Questo servì da preambolo per una cultura del paragone che si è riverberata nel tempo a seguire, una similitudine funzionale alla retorica post – modernista incentrata sulla relazione Picasso – Guttuso, relazione sfruttata sino a un paradossale, eccessivo, parallelismo. Questo perché per anni s’è dato credito all’affermazione dello stesso Brandi per cui l’ascendente del pittore spagnolo si mostrava nel suo dirompente interprete siciliano. Il motivo per cui questa ipotesi s’è cavalcata sino a una ridicola sovrapposizione è ovvio, il maestro del modernismo doveva incontrarsi non solo ideologicamente ma anche stilisticamente con Guttuso, in modo tale da supportare una modalità espressiva capace di eclissare l’epigonismo con una missione riformatrice.
Questa, “Picassata alla siciliana”, divenne orientativa per molti pittori del Secondo Dopoguerra, quasi si trattasse di una patente di modernismo oltre che di una tessera di partito, ed è riconducibile alla temperie culturale di un’epoca di evidente confusione, smarrimento e depressione esistenziale. Detto questo, tornando alla mostra di Palermo, notiamo che si svolge contemporaneamente a una mostra di Picasso al Palazzo dei Normanni, di cui questa di Palazzo Abatellis risulta uno spin off di callido campanilismo.

Supportato dalla vocazione turistica dei servizi aggiuntivi, nella mostra l’immagine dell’affresco quattrocentesco si riverbera nel capolavoro modernista e, valorizzato dall’evocazione del suo riconosciuto maestro, promuove una gloria locale. Una circolarità virtuosa sfrutta la simulazione in quella che Georg Simmel individuava quale nuova sintesi di principio tra bellezza esteriore e utilità oggettiva, cioè l’esposizione.
Packaging culturale
Si rivela perciò il funzionamento della costruzione estetica di questa realtà espositiva, che in realtà è un’operazione di Packaging culturale: legati in una sorta di caverna platonica, dietro di noi s’illuminano simulacri di cui uno è ripetizione del modello e l’altro la sua interpretazione, ma sia l’uno che l’altro galleggiando nella sfera delle ipotesi desiderano autenticità, sicché, la duplicazione del passato subisce, come dice Andea Mecacci, una cannibalizzazione iconica. Un volta diventata segno di se stessa la vera Guernica (quella esposta al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid e assente nella mostra siciliana) non appare se non nella sua iper – realizzazione. Basterebbe perciò concentrarsi sull’affresco del Quattrocento, sulla sua recuperata autenticità, cioè con tutte quelle sue lacune che tracciano una storia recente per cui più che all’opera di Picasso, essa si connette, condividendone il trauma della guerra, alla distruzione della città basca del 26 aprile 1937.
Infine, se proprio si voleva fare un omaggio al Trionfo della morte perché non portare al suo cospetto la recente opera di Cecily Brown, The Triumph of Death, un olio su tela delle stesse dimensioni dell’affresco di Palazzo Abatellis dipinto dalla grande artista britannica nel 2019. La pittura orgiastica di una delle più grandi artiste contemporanee che rimanda ad un balzacchiano capolavoro sconosciuto, un impasto di figure che si muove con furia espressiva per riconciliare la pittura alla carne. Questo enorme e drammatico lavoro diviso in quattro quadranti, a Palermo non s’è mai visto, è stato esposto in una mostra curata da Sergio Risaliti alla Reggia di Caserta nel 2022. a sarebbe bello vederlo difronte a quello che è il suo, inequivocabile, modello.