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Le streghe di Venezia: magia, arte e metamorfosi

Le Streghe di Venezia

Le Streghe di Venezia Milano 2045, in una società post-apocalittica, Simone ha 16 anni e vive in un’Italia segnata da una terribile epidemia. Presto la sua storia finisce per intrecciarsi con quella di una strega vissuta nella Venezia del Quattrocento…. Inizia così Le Streghe di Venezia, un racconto onirico illustrato da Marco Mazzoni, primo di una trilogia scritta da Sébastien Perez a cura di Benjamin Lacombe.

In libreria un’uscita che coniuga illustrazione e ricerca artistica, Le Streghe di Venezia, una fiaba dark ambientata in un futuro che parla di noi. “Per il mio lavoro da artista visivo mi sono ispirato alle storie del folklore sardo, alle figure delle mistiche, donne considerate streghe, ma anche curatrici, collante di queste comunità rurali dell’isola – spiega Marco Mazzoni, classe 1982 – L’estero si è dimostrato molto interessato a quello che avevo da raccontare del nostro folklore attraverso l’arte, delle tradizioni matriarcali che affondano le radici nel nostro territorio, è un qualcosa che fa profondamente parte del mio vissuto”. Prima di approdare nel mondo dell’illustrazione Mazzoni è un artista visivo, di Tortona, madre sarda, si diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Milano e inizia a esporre nelle gallerie d’arte, è molto richiesto negli Stati Uniti, a Milano è rappresentato da Bonelli. Poi attorno al 2017 ecco arrivare un periodo di incertezza creativa… Le tematiche legate al femminile diventano sempre più centrali nel discorso socio culturale, emergono nuove voci. Cosa dire ancora? “È in quel momento che subentra Benjamin Lacombe, aprendomi la possibilità di lavorare per i libri illustrati, suggerendomi di appoggiarmi alle storie di qualcun altro per dare forma alla mia creatività”. In quel periodo l’illustratore francese sta curando una collana di classici, “io ho scelto di lavorare su Mignolina, di Hans Christian Andersen, mi piaceva l’idea di illustrare una storia strutturata attorno a una protagonista femminile che scardina le regole, che contravviene a quanto di precostituito, che sceglie pensando a sé stessa e non a dettami socioculturali“. Pubblica così il volume illustrato Poucette (distribuito in in Italia da Rizzoli), lo stile è già inconfondibile, floreale, botanico, le fibre vegetali si confondono con ciocche di capelli, tessuti, volti e arti emergono da un mare di petali e foglie.
Il suo mondo è fiabesco, sognante, ma anche silenziosamente inquietante, il turbamento – con discrezione – fa capolino tra le pagine. Dopo di quello è la volta di Journaux troublés, in collaborazione con Sébastien Perez, il libro tratta tredici malattie psichiatriche attraverso estratti da diari di pazienti di un manicomio immaginario, questi disturbi mentali vengono raccontati, accompagnati da un’illustrazione, da una parabola animale. Per la collezione Noctambule (edizioni Oxymore) ha pubblicato Métamorphose, con testi di Benjamin Lacombe e Barbara Canepa, qui – nel racconto della natura che nasce e si trasforma – esplode il suo stile raffinato e allegorico, ricchissimo di dettagli, di trame fittissime, di texture impalpabili e notturne.

Ora, con Le Streghe di Venezia (in libreria dal 10 aprile, con L’ippocampo), l’artista torna a collaborare con Lacombe e Sébastien Perez: “è un testo molto interessante dal punto di vista del positivo e negativo, c’è un’assenza di giudizio, non ci sono figure eroiche, è un racconto di formazione con tinte horror e fantastiche, si inserisce con modernità nella grande tradizione delle fiabe“. Mazzoni e Perez firmano un libro inedito che ci trasporta nelle atmosfere post-apocalittiche a metà tra l’incubo e il sogno: la storia segue Simone, un ragazzo di sedici anni che si muove nella Milano del futuro, ridotta a un deserto a causa di una particolare epidemia zombie in cui gli infetti si muovono per le strade ricoperti di farfalle… “La scelta visiva lascia grande libertà alle immagini, che invadono le pagine, sembrano investirle, come in un flusso di visioni, ricordi, sogni, allucinazioni, il testo le accompagna. La collana di narrativa illustrata “Papillon Noir”, di cui questo libro fa parte, nasce come uno laboratorio per autori e illustratori, dove testi, immagini e processi di produzione danno vita a nuovi immaginari. Ogni volume è concepito come un oggetto narrativo in una continua esplorazione di stili e materiali nuovi”.

Le Streghe di Venezia
Nel libro si alternano le pagine della storia e le pagine di un diario scritto a mano da uno dei personaggi principali, qui, su fondo nero, trovano spazio spazio chine, appunti e sketch, come se fosse uno strabordante blocco appunti: “questa è la parte di cui sono più fiero, quella in cui mi sono divertito particolarmente, qui mi sono sentito più libero di sperimentare e di osare”, racconta Mazzoni. Per le illustrazioni più complesse, tutte realizzate esclusivamente con matite colorate, come gli imponenti i ritratti a doppia pagina, “è necessaria quasi una settimana di lavoro, lavorando dalle 10 alle 12 ore al giorno”.
Uccelli e farfalle, foglie e petali: nel lavoro di Mazzoni c’è l’eco lontana delle illustrazioni vittoriane di Arthur Rackham, sinuose e delicate, grottesche e perturbanti, l’intricata attenzione per il dettaglio al mondo della natura che diventa teatro del fantastico di Edmund Dulac; il suo immaginario si inserisce a pieno titolo nel novero dei grandi illustratori del fantastico.

Le Streghe di Venezia è ricco di simboli, e Mazzoni a sua volta ne cerca di nuovi, creando un affastellamento di simbologie che si intrecciano, come in un’intricata serra tropicale. Attinge alla botanica, al folklore (quello sardo, sempre), con fiori e piante officinali che germogliano sui ritratti, sui volti, tra le anatomie dei protagonisti. Crisantemi, orchidee, simboli mortiferi e vitali, di trapasso e rinascita, di decadenza e vitalità, o la brugmansia, pianta endemica in Italia vietata fino a pochi anni fa per le sue proprietà allucinogene. Qui forme e trame organiche si combinano con campiture scure e squarci luminosi, con tratti incorniciati da piante e animali, in equilibrio tra ritratto e natura morta (mortifera, talvolta).
Un artista oscuro e decadente, misterioso e suggestivo?, “l’atmosfera cupa, silenziosa e raccolta che si respira nelle chiese è il primo approccio che, da bambino, ho avuto con l’arte. La ricchezza e la sacralità dell’arte religiosa è un imprinting quasi forzato, credo che sia così per tutti qui in Italia…  Ma, anche come illustratore, torno sempre alle radici del folkore, nella sua natura matriarcale, nel suo legame con la natura, quello italiano, regione per regione, è incredibilmente ricco. Mi interessa l’immaginario del turbamento, sì, ma inteso in senso positivo“.

Le Streghe di Venezia

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