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GAM 100. Un secolo di Galleria comunale

Massimo Campigli, Le spose dei marinai, 1934, olio su tela, Roma, Galleria d’Arte Moderna Massimo Campigli, Le spose dei marinai, 1934, olio su tela, Roma, Galleria d’Arte Moderna
Massimo Campigli, Le spose dei marinai, 1934, olio su tela, Roma, Galleria d’Arte Moderna
Massimo Campigli, Le spose dei marinai, 1934, olio su tela, Roma, Galleria d’Arte Moderna
La Galleria d’arte moderna di Roma celebra un secolo di vita mettendo in mostra centoventi opere della collezione

A cento anni dalla nascita, la Galleria d’Arte Moderna di Roma celebra la fondazione della collezione proponendo la mostra GAM 100. Un secolo di Galleria comunale. Sono oltre tremila le opere in possesso della collezione, dipinti sculture disegni opere grafiche, che testimoniano i movimenti e le tendenze artistiche di oltre due secoli, dal XIX al XXI. Il percorso, centoventi le opere selezionate, si muove su queste esperienze, italiane ed europee, passando dal secondo Ottocento alle avanguardie come il Futurismo. E poi la Secessione, la Scuola romana, Novecento, il Ritorno all’ordine. Per arrivare quindi al secondo dopoguerra con i nuovi canoni dell’Astrazione, dell’Informale e della Neoavanguardia.

Percorso che inizia al primo piano con la sezione La nascita della Galleria. Le prime acquisizioni, le avanguardie e Il ruolo delle Quadriennali, mettendo in risalto l’inaugurazione del 1925 in Campidoglio. La sezione registra la presenza di Giacomo Balla con Il dubbio, realizzato tra il 1907 e il 1908. E’ il ritratto di Elisa Marcucci, moglie e musa dell’artista. L’opera registra il passaggio dalla fase divisionista alla svolta futurista. Ed è interessante per l’opposizione tra luce e ombra che mette in risalto il profilo misterioso della donna. Come si può notare dal contrasto cromatico tra il nero del vestito e dei capelli e il bagliore delle spalle scoperte e del viso.

 

Giacomo Balla, Il dubbio (1907-1908), olio su carta, Roma, Galleria d’Arte Moderna
Giacomo Balla, Il dubbio (1907-1908), olio su carta, Roma, Galleria d’Arte Moderna
Secessione

Fra le opere della Secessione romana, testimonianza dell’attenzione che la colleziona riserva al contemporaneo, si potrebbe citare la Violette di Enrico Lionne del 1913. Il cui enigmatico volto sfuggente riflette la ricerca dell’artista mirata alla rappresentazione della femme fatale. In alternativa all’esuberanza delle avanguardie c’è il ritorno all’ordine propugnato dalla rivista Valori plastici. Un richiamo al classicismo che chiama in causa Mario Sironi con La famiglia.

Esposta per la prima volta alla Biennale del 1932 a Venezia, la tela affronta un tema primigenio come quello della famiglia, con i suoi personaggi monumentali, astorici, catapultati in un paesaggio quasi disumano, atemporale, se non fosse per quel viadotto nella parte destra del paesaggio che contestualizza la modernità. Le cupe cromie sironiane e le figure rese solo con il colore richiamano vere e proprie deformazioni all’insegna dell’espressionismo.

 

Giorgio Morandi, Natura morta (1932), olio su tela, Roma, Galleria d’Arte Moderna
Giorgio Morandi, Natura morta (1932), olio su tela, Roma, Galleria d’Arte Moderna
Realismo magico

E ancora: il realismo magico con Donna alla toletta di Antonio Donghi del 1930. Tipica dell’artista la rigorosa fissità della donna. La sua immobilità inserita in uno spazio atemporale. In un’atmosfera sospesa e rarefatta; la metafisica di de Chirico con il Combattimento di gladiatori. Un tema che l’autore ha affrontato spesso durante la sua vita a partire dagli anni Venti. Riproponendo lo schema dei corpi atletici dei combattenti che ripropone raffigurandoli con i codici della metafisica; le quadriennali che rivalutano, tra l’altro, Giulio Aristide Sartorio con le Vergini savie e le vergini stolte del 1890-91.

Trittico ispirato, oltre che a modelli “primitivisti” tre-quattrocenteschi, con citazioni puntuali della Porta del Paradiso di Ghiberti e degli affreschi di Pisanello in San Fermo a Verona, alle decorazioni realizzate da Giuseppe Cellini nella Galleria Sciarra a Roma, di pari tema terminate nel 1888

 

Renato Guttuso, Tetti di Roma (1957-1959), olio su tela, Roma, Galleria d’Arte Moderna
Renato Guttuso, Tetti di Roma (1957-1959), olio su tela, Roma, Galleria d’Arte Moderna
L’invisibile nel visibile

Nella sezione Dalla ricerca di una nuova sede alla rinascita negli anni Cinquanta al secondo piano, sono statti inseriti i Tetti di Roma di Guttuso con la veduta dall’alto di un quartiere romano dove la descrizione vera del reale coesiste con la pittura di memoria che fa riferimento a Cézanne e a Picasso e il Cardinale decano di Scipione. Dal quadro traspare il richiamo ai modelli della ritrattistica ecclesiastica e papale, Raffaello Tiziano Velasquez. Oltre alla deformazione anatomica e all’uso acceso del colore fra Derain e Kokoschka.

Fra le opere degli anni Trenta citerei la Natura morta di Giorgio Morandi. Una prova ulteriore del suo percorso ancorato all’anti-astrazione dove cerca di dipingere l’invisibile solo nel visibile, conservando la percepibilità dell’oggetto; e Le spose dei marinai di Massimo Campigli del 1934. Testimonianza dell’incontro dell’artista con l’arte etrusca nel 1928, in una visita a Roma al museo di Villa Giulia. “Mi riconobbi negli etruschi” dirà poi l’’artista. “Comunque comincia da quell’incontro la mia pittura tipica”. Stilizzata nelle figure, rigorosa nella composizione, sintetica nei volumi. Sintesi che Campigli aveva appresso a Parigi da Picasso e Léger.

 

Mario Sironi, La Famiglia (La famiglia del Pastore), 1927-1928 circa, olio su tela, Roma, Galleria d’Arte Moderna
Mario Sironi, La Famiglia (La famiglia del Pastore), 1927-1928 circa, olio su tela, Roma, Galleria d’Arte Moderna

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