
“Visitare un museo non può essere come prendere la metropolitana nell’ora di punta”: Miguel Falomir, direttore del Museo del Prado, a Madrid, va controcorrente in occasione della presentazione del programma 2026
“Il Prado non ha bisogno di un solo visitatore in più. Siamo a nostro agio con 3,5 milioni all’anno. Un museo può collassare a causa del successo, come il Louvre, con alcune sale che diventano iper-sature. Per noi, oggi, l’importante è non collassare“. così Miguel Falomir Faus (1966) attuale direttore del Prado di Madrid, ha svelato il suo obiettivo per il futuro: non estensioni, non ampliamenti e niente aumento di visitatori, andando in controtendenza con l’attualità e il dilagare di progetti faraonici per ingrandire o aprire succursali di grandi musei europei nel mondo, dal Pompidou che andrà alle cascate di Iguaçu o al Metropolitan (New York) o il LACMA (Los Angeles) nel pieno di radicali riprogettazioni dei loro campus.

Presentando le mostre per l’anno in corso, che vedranno tra l’altro in scena “A la manera de Italia. España y el gótico mediterráneo (1320-1420)” e “Prado. Siglo XXI”, Falomir ha dichiarato, in merito ai numeri dei visitatori, di temere che il museo stia diventando “iper-saturo”, secondo un rapporto del Times of London, che vede il museo nella top 15 dei musei più visitati al mondo e con alcune delle restrizioni più evidenti: divieto assoluto di fotografare opere e sale, ottimizzazione degli ingressi, e riduzione delle dimensioni dei gruppi.
“Non si può giudicare un museo dal numero di visitatori. La qualità della visita è più importante della quantità“, ha dichiarato Falomir, che ha anche espresso che la necessità del museo madrileno è garantire la circolazione dei visitatori attorno ad alcuni dei suoi dipinti più iconici, tra cui Las Meninas (1656) di Diego Velázquez e Il Giardino delle delizie (1490-1510) di Hieronymus Bosch e non, appunto, di saturare le sale come accade quotidianamente in casa d’altri.









