
In occasione del centenario della ricollocazione del Pergamo dello scultore nel Duomo di Pisa, una mostra ne ripercorre la riscoperta critica
“Giovanni Pisano. Memoria di uno scultore”. In occasione del centenario della ricollocazione del Pergamo dello scultore nel Duomo di Pisa, una mostra ne ripercorre la riscoperta critica tra Ottocento e Novecento (Pisa, Palazzo dell’Opera del Duomo, 13 dicembre-8 marzo 2026). Migliaia di turisti ammirano ogni giorno nel Duomo di Pisa uno dei più grandi capolavori della storia dell’arte: il Pergamo di Giovanni Pisano (1248 circa-Siena, dopo 1314), scultore e architetto, figlio di Nicola Pisano.
Un’opera straordinaria, dalla storia tormentata, che, nonostante peripezie di ogni tipo, riesce ancora ad essere “viva” e bella. La mostra pisana, curata da Donata Levi ed Emanuele Pellegrini con un comitato scientifico, ne ripercorre la storia critica negli ultimi due secoli, quella che ha permesso al Pergamo di essere ancora qui, tra noi, con un volto se non identico a quello uscito dalle mani dello scultore, molto simile, ricostruito nell’Ottocento con pezzi originali e una forma molto vicina alla prima.

La mostra, che si dipana in undici sale suggestive dell’Opera del Duomo, è attenta soprattutto alla ricostruzione ottocentesca del manufatto ed è completata da tre importanti pezzi originali arrivati dal Metropolitan Museum di New York. Nel percorso sono presenti continui richiami alle correnti culturali europee dell’epoca, neoclassiche, romantiche, preraffaellite sino al Novecento. Esposti disegni, bronzetti, cartoni, gessi, blocchi scultorei, molti appartenenti all’Opera del Duomo, altri prestati, infine una postazione video. “Una mostra irripetibile, che si potrà vedere solo a Pisa e in nessun altro luogo“, sottolineano i curatori.
“Perbio nuovo”
Ma quello che colpisce è la storia dell’opera marmorea dai suoi inizi, quando era posta sul lato destro del coro della cattedrale, per chi guardava dalla navata verso l’altare. Con una scala, un piano elevato su colonne, un parapetto con rilievi scolpiti, un leggio per la lettura delle Scritture, era stata affidata a Giovanni Pisano, capomastro dell’Opera del Duomo, dall’Operaio Burgundio di Tado. Era una grande impresa, architettonica-scultorea, che coronava l’attività di uno scultore già attivo a Pistoia e a Siena con capolavori simili. Veniva indicata come “perbio nuovo”, come dice un’iscrizione posta sul fianco meridionale della Cattedrale, che ne indica anche i termini cronologici dell’esecuzione, 1302-1311 (stile pisano, che in stile comune risulta 1301/1302- 1310).
Il grande complesso fu subito ammirato da contemporanei e posteri, con i suoi rilievi con le Storie di Cristo, le colonne scolpite, i marmi in parte policromi. Solo una voce critica, Giorgio Vasari, che nel 1568 lo descrive, ma ne critica il disegno e la goffaggine delle forme. In pieno Rinascimento, lo storico non apprezzava il medioevo, “gli uomini di que’ tempi, avvezzi a vedere solamente cose goffissime“.

L’incendio
Bisogna arrivare al 1595 perché succeda un vero disastro, l’incendio che colpisce il Duomo di Pisa tra il 24 e il 25 ottobre di quell’anno. Il Pergamo ne esce danneggiato, ma non distrutto. Viene perciò smontato. Nel riallestimento della Cattedrale in vista della sua riapertura ufficiale, i pezzi del Pergamo ormai smontato vengono “reimpiegati” singolarmente nel Duomo stesso. Comincia così la prima dispersione, che porterà a gravi confusioni nei secoli a venire.
Nel 1623, ad esempio, i nove pannelli narrativi che recingevano il ballatoio verranno utilizzati nella balaustra del “Poggiolo delle reliquie” nella controfacciata della cattedrale. Molti pezzi furono murati in varie parti dell’edificio, altri trascurati o dimenticati nel camposanto o nei depositi sino a far perdere la memoria della primitiva fisionomia dell’opera.
Aspre contese
Fu solo nella seconda metà dell’Ottocento, con il rinnovato interesse europeo per l’arte medioevale, che il Pergamo cominciò a interessare nuovamente gli studiosi. Fu lo storico francese Georges Rohault de Fleury a compilare un minuzioso elenco di frammenti sulla base delle ricerche condotte a Pisa dallo scultore ed ebanista Giuseppe Fontana (1832-1881). Sulla base di questi studi venne ricomposto da Giovanni Franchi un modello di Pergamo in gesso esposto all’Esposizione Universale di Parigi nel 1867.

Un altro modello fu eseguito da Fontana, conservato nel Museo dell’Opera del Duomo. Il successo di questi calchi fece nascere a Pisa e in Europa il desiderio di ricomporre il Pergamo con tutti i pezzi marmorei rimasti. E qui nascono i problemi. Come riconoscere con certezza i pezzi originari sparsi qua e là? Attraverso le antiche descrizioni e i documenti rimasti? Ma non era affatto facile. Cominciano lotte furiose tra gli specialisti del tempo, che occuparono con aspre contese tutti i decenni sino al 1926. Molti i tentativi per arrivare alla forma originaria, molti i disegni, le proposte, altrettante le liti tra gli storici addetti ai lavori.
Nel febbraio 1922 furono stanziati dei denari per ricomporre il Pergamo e fu istituita una commissione per portare a termine l’opera. Furono fatti prove e tentativi, montaggi e smontaggi, non privi di forti contrasti, ma alla fine, nel marzo 1926, il Pergamo tornò alla luce ricomposto. Magari non proprio esattamente come l’aveva realizzato Giovanni Pisano, ma bellissimo e con pezzi originali. E noi lo riammiriamo.








