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Metafisica immanente. Ecco come sarà la grande mostra milanese

Giorgio de Chirico, Enigma della partenza, 1914, Fondazione Magnani-Rocca, Mamiano di Traversetolo (Parma) © Giorgio de Chirico, by SIAE 2026 Giorgio de Chirico, Enigma della partenza, 1914, Fondazione Magnani-Rocca, Mamiano di Traversetolo (Parma) © Giorgio de Chirico, by SIAE 2026
Giorgio de Chirico, Enigma della partenza, 1914, Fondazione Magnani-Rocca, Mamiano di Traversetolo (Parma) © Giorgio de Chirico, by SIAE 2026
Giorgio de Chirico, Enigma della partenza, 1914, Fondazione Magnani-Rocca, Mamiano di Traversetolo (Parma) © Giorgio de Chirico, by SIAE 2026
Metafisica/Metafisiche, curata da Vincenzo Trione si terrà dal 28 gennaio tra Palazzo Reale, Museo del Novecento e Gallerie d’Italia

I Giochi olimpici, quelli invernali inclusi, non sono grandi avvenimenti che riguardano solo lo sport. Sono coinvolti la città e lo Stato ospitante con le ricadute importanti nella politica, nel commercio, nella cultura. Ed è quest’ultimo aspetto che si vuole approfondire, approfittando dei Giochi invernali di Milano-Cortina dal sei al ventidue febbraio 2026, a partire dalla mostra di Palazzo Reale a Milano, Metafisica/Metafisiche curata da Vincenzo Trione. Che ha agito insieme a giovani ricercatori nell’impostare l’itinerario espositivo, come chiarisce lo stesso curatore nell’articolo apparso su Lettura del Corriere della Sera, adottando una pratica di tipo indiziario. Basandosi su fonti storiografiche inattaccabili.

Ne è scaturita un’inchiesta critica che ha travalicato i limiti della pittura per interrogare l’architettura, la fotografia, il teatro, il cinema, il design, la moda, la graphic novel, la musica, la letteratura. È nato così una sorta di racconto che ha dato vita alla rassegna Metafisica/Metafisiche. Modernità e malinconia. Racconto che si snoda in tre capitoli espositivi accolti in tre noti musei milanesi, facendo dialogare i maestri della Metafisica con gli “eredi” internazionali e con gli “allievi” del XX e XXI secolo.

La sede centrale della mostra è a Palazzo Reale. Con oltre trecento opere dei protagonisti del gruppo storico sorto a Ferrara nel 1917, de Chirico, Carrà, de Pisis, Savinio, Morandi e degli artisti contemporanei che, in Europa e in America, hanno assorbito atmosfere e soluzioni del movimento nei diversi campi prima accennati. Scoppiata la Grande Guerra, sia de Chirico che Savinio, vengono inviati a Ferrara in quanto inadatti alle fatiche del fronte. L’aspetto della città colpisce molto de Chirico: le vetrine, le botteghe, le abitazioni, le architetture. Come la rossa mole del Castello estense che diventerà lo sfondo di uno dei più celebri quadri di questo periodo, Le muse inquietanti (1918), il quadro del periodo ferrarese che gli fa mettere a fuoco i canoni della pittura metafisica.

 

Giorgio Morandi, Natura morta, 1920, Comune di Bologna - Settore Musei Civici Bologna - Museo Morandi © Giorgio Morandi, by SIAE 2026
Giorgio Morandi, Natura morta, 1920, Comune di Bologna – Settore Musei Civici Bologna – Museo Morandi © Giorgio Morandi, by SIAE 2026
Il perturbante del reale

De Chirico capta i segnali della città ovunque. Come messaggi di un oracolo: gli edifici rossi. Le ciminiere. Le ombre notturne. Sono i presupposti che daranno vita alla metafisica immanente. In cosa consiste? Nel captare ciò che di sorprendente si nasconde nella natura e nel mondo. Il mistero e il soprannaturale non bisogna cercarli fuori, al di là della terra, perché si trovano nella terra. Quindi De Chirico rovescia il significato del termine metafisica. In quanto lo spirituale è dentro le cose e non “oltre le cose fisiche”.

Allora, chiarisce Trione, intravedere il mistero che è davanti a noi, il perturbante del reale, l’ermetico che serpeggia in alcuni aspetti del quotidiano. Concepire il surreale come proiezione ortogonale del visibile. Eliminare ogni suono di fondo per captare il non senso del mondo. L’enigma. L’assurdo. L’ignoto. La Metafisica allora vuole esprimere l’essenza oltre della realtà. Una realtà da interpretare e non da descrivere anche quando sembra assumere forme naturalistiche. Così nell’Enigma della partenza la realtà raffigurata da de Chirico è tale in apparenza: la luce è irreale. Le ombre sono spropositate. La prospettiva è deformata. Lo spazio è irreale.

Il secondo spazio espositivo è il Museo del Novecento dove si approfondisce il rapporto tra la Metafisica e Milano. E si indaga il legame tra alcuni protagonisti del gruppo guidato da de Chirico e la città. Nel terzo, alle Gallerie d’Italia, si omaggia Morandi attraverso le fotografie di Gianni Berengo Gardin dedicate all’atelier bolognese del pittore. La Grande Brera ospita infine a Palazzo Citterio un’installazione di William Kentridge ispirata a Morandi che mette in risalto l’eredità formale e concettuale dell’artista e recupera una pratica espressiva che rende il tempo e la memoria una materia visiva.

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