
Liberty a Brescia: gli autori italiani che lo adattano alla loro ricerca, prendendo ispirazione da Francia, Inghilterra, Germania e Austria
Liberty. L’arte dell’Italia moderna, è la mostra ospitata a Brescia a Palazzo Martinengo, il cui stile ha caratterizzato la produzione artistica nazionale nel primo quindicennio del Novecento. Gli oltre cento lavori selezionati, provenienti sia da collezioni private – quindi non molto conosciuti dal pubblico – sia da importanti istituzioni museali come la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la Galleria Nazionale di Parma e i Musei Civici di Udine sono scanditi in otto sezioni.
Pittura, con opere di Corcos, Previati, Nomellini, Tito e altri, focalizzate su soggetti naturalistici e simbolisti. Scultura: con creazioni che richiamano le forme floreali e sinuose della natura. Grafica: che comprende manifesti pubblicitari che testimoniano l’essenza dello stile liberty. Moda: spazio anche alla haute couture dell’epoca, con una selezione di eleganti abiti femminili realizzati negli atelier dei sarti più famosi. Fotografia: le cui immagini documentano e interpretano il periodo del Liberty. Cinema: la sezione con un focus sul fenomeno nascente del divismo. Ceramiche: i cui manufatti decorati ne riflettono i motivi floreali e i colori tipici. Arredamento e Arti Decorative: con elementi d’arredo e design, compresi quelli presentati all’Esposizione di Torino del 1902.

Nascono così opere dalle linee serpentine che guardano al mondo naturale e floreale protagoniste del Liberty, che gli autori italiani adattano alla loro ricerca, prendendo ispirazione dall’Art Nouveau in Francia, del Modern Style inglese, lo Jugendstil tedesco e il Sezession austriaco. La rassegna dovrebbe dare al visitatore la possibilità di conoscere da prospettive insolite uno dei periodi più fecondi della storia dell’arte europea nei primi quindici anni del Novecento. In sintesi, le otto sezioni offrono una visione completa dello ” stile italiano moderno “, noto per le sue linee curve ispirate alla natura e l’uso di elementi vegetali, applicato a tutte le forme d’arte.
Dai Musei Civici del Castello Visconteo, Pavia, l’Enigma umano di Giorgio Kienerck. E’ il titolo del trittico in cui tre donne, al confine tra l’essere Grazie o sciamane, inchiodano lo spettatore sfidandolo a guardare oltre le tele per decodificare un intricato messaggio cifrato. A sinistra del trittico c’è il Dolore: una tela dominata da una donna che si contorce per resistere ad uno spasmo e si incurva verso lo spettatore. I suoi capelli sono rossi. Il rosso, il colore della passione, della sublimazione. In mezzo la donna della luna nera, il cui titolo è il Silenzio. La donna ha le spalle scoperte, illuminate da un chiarore misterioso sullo sfondo di una luna nera. Le due mani sulla bocca consigliano all’osservatore il silenzio, appunto. C’è chi ha letto nella donna di Kienerck, Lilith, l’altra Eva, la prima moglie ripudiata da Adamo secondo il mito ebraico, poi diventata icona di un demone al femminile.

Infine a destra, il Piacere. Una donna con la chioma bionda, il seno nudo, la veste bianca. Il bianco e il giallo, simbolo della rinascita. Dei sensi ritrovati e rappacificati. Nel bellissimo Ritratto di Lia Goldman di Vittorio Matteo Corcos del 1910 circa, l’artista raffigura la giovane contessa austriaca e lo fa richiamando sia la tradizione classica rinascimentale del ritratto a mezzobusto, con la sua fissità e iconicità, sia la ricercata raffinatezza di gusto preraffaellita. L’artista si sofferma con meticolosità neo fiamminga sulla qualità e minuzia tessile delle stoffe.
Emilio Malerba dipinge L’attesa nel 1914. Nel 1920 diventa un protagonista di quella forma precisa e straniante che avrà il nome di realismo magico. La giovane donna nella sua posa flessuosa lievemente erotizzata, anche se inserita in un contesto quotidiano, rivela un’interiorità introversa e raccolta.

Il divisionista Plinio Nomellini è presente in mostra con Bambini in giardino del 1913. Notevole la padronanza nell’uso del colore e la capacità di ricreare sulla tela l’esuberanza della natura. Nella Seduzione del 1906 di Vincenzo Migliaro, il volto di una giovane donna guarda profondamente la vetrina di un gioielliere in un intrecciarsi di piani cromatici: dalla leggera trasparenza del cristallo all’intesa carnalità delle guance, al rosso scuro marcato delle labbra.
Ne La toeletta di Camillo Innocenti, in arrivo da Casa Cavazzini di Udine, la protagonista è ripresa di spalle mentre si aggiusta l’acconciatura. Guardata da una cagnetta macchiata di marrone sopra un pouf spumeggiante. Il tutto reso mediante una pennellata sgranata. Un raffinato elegante realismo si legge negli Azzurri di Ettore Tito. Una giovane signora incorniciata da un ampio cappello blu ornato di fiori, il bellissimo volto inclinato, occhi sognanti, labbra carnose, sembra scaturire da un contesto vegetale brioso e brillante.
Liberty. L’arte dell’Italia moderna
Palazzo Martinengo, Brescia
Fino al 14/06/2026
Curatori: Manuel Carrera, Davide Dotti, Anna Villari









