
Perché non ci sono artisti italiani alla Biennale Arte 2026? È la domanda che i professionisti del settore si pongono in queste ore. E noi abbiamo chiesto ad alcuni di loro una riflessione. In questo appuntamento ci rispondono Giorgio Fasol, Lucrezia Longobardi e Roberto Gramiccia
Dopo la presentazione della 61. Mostra Internazionale d’Arte di Venezia e dell’elenco dei 111 artisti selezionati dalla curatrice Koyo Kouoh per il suo progetto In Minor Keys, ha suscitato non poco clamore nel sistema dell’arte nazionale la totale assenza di nomi italiani. Abbiamo chiesto un’opinione a riguardo al collezionista Giorgio Fasol, alla critica d’arte e curatrice Lucrezia Longobardi e al critico d’arte e giornalista Roberto Gramiccia.
Giorgio Fasol

Credo che questo sia un segnale per tutti noi del mondo dell’arte e non solo: questo è un segno di massima libertà, ma soprattutto penso che noi rincorriamo la “fama” mentre loro hanno “fame”. Decisamente è un dato di fatto che ci dovrebbe far pensare seriamente: il nostro sistema è superato!
Lucrezia Longobardi

Più che gridare allo scandalo, sarebbe opportuno riconoscere una condizione che dura da anni: l’arte italiana fatica a entrare nelle cornici internazionali se non come citazione del proprio passato. L’Arte Povera resta il filtro dominante — lo dimostra anche l’ennesima operazione alla Bourse de Commerce di Parigi — mentre il presente viene sistematicamente eluso. Il nodo non è la qualità degli artisti, ma la debolezza delle strutture che dovrebbero renderli leggibili, visibili e criticamente sostenuti. È una crisi di infrastrutture, e prima ancora di critica.
Roberto Gramiccia

In un Paese che fa a pezzi la propria Sanità pubblica, come meravigliarsi che l’arte contemporanea non venga sostenuta e promossa? Del resto, all’interno di un sistema internazionale in cui la qualità conta meno di zero e “tutto può essere arte” a condizione che sia “artistizzato” (legittimato) da chi detiene le leve del potere finanziario (Perniola), va da sé che chi di questo potere non dispone non abbia voce in capitolo. Se poi espelle dai Giardini il Padiglione Italia. Che dire? Significa che – aimè – se lo merita.
Leggi l’inchiesta “Biennale di Venezia senza italiani” su ArtsLife
1 – Umberto Croppi, Alessandra Mammì e Daniele Capra
2 – Bianco Valente, Alberto Dambruoso e Ludovico Pratesi
3 – Lorenzo Canova, Loredana Longo, Davide Rondoni
4 – Andrea Bruciati, Francesca Pasini, Fabio Cavallucci
5 – Paolo Repetto, Francesco De Grandi, Giampaolo Abbondio




