
Se chiedessimo agli artisti di scegliere un’opera della loro produzione e raccontarcela, cosa accadrebbe? Con “Un’opera a settimana” vi proponiamo un format di iconografia e iconologia incentrata sulle più interessanti espressioni del contemporaneo. Protagonista di questo dodicesimo appuntamento è Ivana Pia Lorusso
Una rubrica di iconografia e iconologia che mette al centro la creazione artistica contemporanea. È questo il focus di “Un’opera a settimana”, format di ArtsLife che invita gli artisti a scegliere un’opera della propria produzione, e a raccontarla ai lettori svelandone ispirazione, processo creativo, significati reconditi, aneddoti che solitamente non vengono rivelati. Una riflessione sull’arte attraverso l’arte, per un’indagine che aspira a carpire l’universale per mezzo del particolare. E, forse, a conoscere più da vicino gli artisti, spingendosi oltre l’“usuale” contesto delle mostre.

In questo appuntamento, Ivana Pia Lorusso ci racconta GIOVANNA.
GIOVANNA è il nome che ho dato alla mia borsa dell’acqua calda. Per un lunghissimo periodo della mia vita, la borsa dell’acqua calda è stata la mia sola alleata, insieme alla rete affettiva delle persone a me vicine, nell’affrontare la dismenorrea. Nello specifico, ho dovuto aspettare 17 anni per avere una diagnosi di adenomiosi, una condizione di dolore acuto e invalidante che comporta l’infiammazione cronica dell’utero. Per me è stato molto doloroso vivere questa condizione senza poter dare un nome a tutto quello che mi accadeva, inoltre avevo normalizzato questa condizione di dolore cronico. Sono state le alleanze che ho stretto con le persone a me vicine che mi hanno portata a ricercare una diagnosi.
Pertanto, questo lavoro nasce dal desiderio di collettivizzare la riflessione attorno alla malattia e, nello specifico, attorno alle malattie pelviche invalidanti, allo scopo di rompere quel muro di invisibilizzazione che sta fra le persone con mestruazioni dolorose e la società tutta. Nella mia personale esperienza il ruolo di artista, attivista transfemminista e di donna in una società patriarcale non possono essere separati, viaggiano di pari passo e per farlo io ho un grande desiderio di unirmi alle persone. Questa operazione è partita dal recuperare la mia GIOVANNA, ricalcarne il profilo e realizzare un cartamodello ingigantito che rendesse la borsa dell’acqua calda enorme, visivamente ingombrante. Nei giorni a seguire ho lanciato una chiamata collettiva alla quale hanno preso parte numerose persone alleate che hanno cucito e imbottito con me questa scultura tessile.
È stato un processo bello, lungo, faticoso, durato tre giorni che è culminato nella presa di piazza di GIOVANNA e di tutte le persone alleate in occasione dello sciopero globale transfemminista tenutosi a Bari l’8 marzo 2023. È stato un momento catartico, ma è stato anche l’inizio di un processo. C’è ancora moltissimo da fare. Assistiamo a un vuoto istituzionale rispetto alla salute ginecologica e mestruale e a una totale invisibilizzazione della disabilità che deriva dalle malattie pelviche. Sono assolutamente convinta che sia necessario un cambio paradigmatico attorno a come intendiamo la salute ginecologica e, ancor più in generale, la malattia. Lì dove non ci sono le istituzioni o dove le istituzioni fanno fatica a rispondere alle istanze sociali, le persone hanno un potere cruciale nell’occupare questi interstizi e riprendersi quei diritti negati.
Leggi “Un’opera a settimana” su ArtsLife
1 – La Conversione di San Paolo di Marcello Maloberti
2 – 1943 di Jacopo Benassi
3 – Il fazzoletto della vera icona di Luigi Presicce
4 – LA NUBE di Eleonora Roaro
5 – Succubi e Supplizi di Francesco De Grandi
6 – Com’è il cielo in Palestina? di Giovanni Gaggia
7 – GESTI PLASTICI di Francesco Impellizzeri
8 – Ruinate di Elena Bellantoni
9 – Sorelle Acqua di Rachele Frison
10 – Arma il prossimo tuo come te stesso di Mario Consiglio
11 – L’amore è nell’aria di Bianco-Valente




