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Cercare di andare a trovare Caravaggio nei suoi quadri, il magnifico documentario di Montanari

Michelangelo Mersisi da Caravaggio - Giuditta che taglia la testa a Oloferne, 1602 Michelangelo Mersisi da Caravaggio - Giuditta che taglia la testa a Oloferne, 1602
Montanari
Lo storico dell’arte Tomaso Montanari spiega la Canestra presso la Pinacoteca Ambrosiana di Milano

«Cercare di andare a trovare Caravaggio nei suoi quadri».

Questo è l’obiettivo perseguito da Tomaso Montanari, storico dell’arte, accademico e saggista fiorentino, nel suo documentario, suddiviso in 12 puntate e visibile su Raiplay, sul Caravaggio: il pittore, a buon ragione ritenuto, al pari di Giotto e Masaccio, uno dei grandi fondatori della storia dell’arte italiana.

Ricercare Caravaggio sì nei suoi quadri, ma ancora prima nella sua terra, la Lombardia, nelle “vie dei Campi”, alludendo così alla famiglia Campi, celebre famiglia di artisti del Rinascimento cremonese, a cui Caravaggio, e in particolare la sua Canestra della Pinacoteca Ambrosiana di Milano, devono molto.E noi tutti, nella riscoperta novecentesca di Caravaggio, dobbiamo molto allo storico dell’arte Roberto Longhi, il quale conscio che “L’opera d’arte non sta mai da sola, ma è sempre un rapporto. Per cominciare: almeno un rapporto con un’altra opera d’arte in un dato momento e luogo”, va alla ricerca di quello che Caravaggio ha visto, studiato ed imparato prima della sua partenza per Roma.

Il grande storico dell’arte Roberto Longhi (Alba, 1890 – Firenze, 1970).
Il grande storico dell’arte Roberto Longhi (Alba, 1890 – Firenze, 1970).

Nel suo mirabile saggio Caravaggio, Roberto Longhi ripercorre le “strade di predestinazione del pittore, tra il 1584 e il 1589 circa. Strade di Lombardia”. E con parole divenute poi celeberrime, definisce la Lombardia come “la plaga” dove un gruppo di pittori lombardi, da Foppa e Bergognone nel Quattrocento al Lotto, il Moretto, il Savoldo, il Moroni nel Cinquecento, “tenevano aperto da gran tempo il santuario dell’arte semplice”. E in questo santuario rientra pienamente la pittura di Caravaggio, in cui, come scrisse Giulio Carlo Argan “il divino si rivela negli umili”.

Esempi di questa religiosa umanità sono i protagonisti delle due tele caravaggesche, oggi conservate alla Galleria Doria Pamphilij, su cui si sofferma l’attenta analisi di Montanari, che ne ricostruisce la storia attraverso le citazioni di Bellori e Longhi: dalla Maddalena penitente che si mostra a noi come una fanciulla in attesa che un raggio di sole le asciughi la folta chioma rossastra alla figura paterna di San Giuseppe nel Riposo durante la fuga in Egitto.

Riposo durante la fuga in Egitto
Riposo durante la fuga in Egitto, Caravaggio

Percorriamo dunque le strade di Roma, via della Scrofa, via delle Coppelle, via delle Colonnelle; entriamo in Palazzo Madama, oggi sede del Senato e al tempo di Caravaggio, dimora del Cardinal del Monte, presso cui il nostro pittore fu chiamato a lavorare e grazie al quale Caravaggio ottenne fama in tutta Roma. Rechiamoci in San Luigi dei Francesi, dove con le storie di San Matteo della Cappella Contarelli, Caravaggio conosce la sua consacrazione come pittore pubblico e pittore di pale d’altare.

Caravaggio, Storie di San Matteo, Roma, San Luigi dei Francesi, Cappella Contarelli.
Caravaggio, Storie di San Matteo, Roma, San Luigi dei Francesi, Cappella Contarelli.

E poi da Roma spostiamoci a Napoli, dove il pittore giunge alla fine del 1606, rivoluzionando tutta la storia dell’arte partenopea: le Sette opere di Misericordia, presso il Pio Monte della Misericordia, costituiranno un insegnamento cardine per tutta la pittura del Sud Italia, e in particolare, per i caravaggisti napoletani, da Battistello Caracciolo a Carlo Sellitto e Jusepe de Ribera. Da Napoli rechiamoci a Malta, poi da Malta in Sicilia, per ritornare infine sulla terra ferma e morire a Porto Ercole.

Lo storico dell’arte Montanari ci conduce sì in un tour attraverso l’Italia, ma non solo. Infatti, per vedere le opere di Caravaggio, è oggi indispensabile recarsi nei più grandi musei del mondo: dalla National Gallery di Londra, dove sono conservate la Cena in Emmaus e Salomè con la testa del Battista, ci rechiamo poi al Museo del Prado di Madrid per osservare da vicino la cruda e antintellettualistica raffigurazione di Davide e Golia. Mettiamo anche piede  nel Nuovo Mondo, in quanto sono innumerevoli i musei americani che conservano tele caravaggesche: dall’Arts Institute di Detroit al Cleveland Museum of Art.

Caravaggio, Davide e Golia, Madrid, Museo del Prado.
Caravaggio, Davide e Golia, Madrid, Museo del Prado.

Dunque, in questi giorni di difficoltà collettiva, in cui la chiusura di tutti i luoghi di aggregazione impedisce non solo agli storici dell’arte ma anche a tutti gli amanti dell’arte di perdersi nelle sale di un piccolo museo comunale o di un imponente istituto museale americano, perché non trovare rifugio in questo bel documentario? Perché non affidarci alla parola di un grande storico dell’arte su un grande pittore? Per poi ritornare, quando le condizioni lo permetteranno, a recarci a vedere dal vivo quelle opere. Per ritornare a sentire dal vivo quella sinestesia di sensazioni verso cui l’opera d’arte sa muoverci.

Caravaggio, I Musici

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