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I capolavori dell’oreficeria siciliana protagonisti di una mostra a Villa Zito a Palermo

Orafo siciliano degli inizi del XVII secolo, collana, oro, smalti e diamanti, Collezione privata Orafo siciliano degli inizi del XVII secolo, collana, oro, smalti e diamanti, Collezione privata
Orafo siciliano degli inizi del XVII secolo, collana, oro, smalti e diamanti, Collezione privata
Orafo siciliano degli inizi del XVII secolo, collana, oro, smalti e diamanti, Collezione privata
L’esposizione, intitolata “L’età dell’oro”, racconta l’evoluzione dell’oreficeria siciliana dal Seicento all’Ottocento, tessendo anche un dialogo con i maestri contemporanei

Sicilia, crocevia di popoli e di culture. Oltre alle arcinote espressioni legate alle arti visive e all’architettura, esiste un ambito – molto più di nicchia ma ugualmente significativo ed emblematico della cultura isolana – che racconta di influenze, creatività ed eclettismo: l’oreficeria.

Michele Laudicina (attr.) maestranze orafe trapanesi del XIX secolo, parure, oro, smalti blu e conchiglia, Collezione privata
Michele Laudicina (attr.) maestranze orafe trapanesi del XIX secolo, parure, oro, smalti blu e conchiglia, Collezione privata

Il gioiello siciliano è al centro della mostra in corso fino al 24 maggio a Palermo, tra le sale di Villa Zito, sede museale della Fondazione Sicilia. L’età dell’oro. Il gioiello siciliano tra XVII e XIX secolo. Opere, collezionismo e contesti per l’oreficeria contemporanea è il titolo dell’esposizione, un excursus sulla storia dell’oreficeria isolana tra Seicento e Ottocento, indagando maestranze, tecniche, materiali preziosi, collezioni private.

Orafo trapanese seguace di Fra Matteo Bavera, inizio del XVII secolo, bracciali, oro, smalti, corallo e gemme, Trapani, Museo Regionale Agostino Pepoli
Orafo trapanese seguace di Fra Matteo Bavera, inizio del XVII secolo, bracciali, oro, smalti, corallo e gemme, Trapani, Museo Regionale Agostino Pepoli

A cura di Sergio Intorre e Roberta Cruciata, la mostra – come sottolinea Maria Concetta Di Natale, Presidente della Fondazione Sicilia e studiosa di arti decorative e oreficeria – presenta manufatti che, “nella loro specificità siciliana, raccontano la storia del collezionismo isolano e i legami con tradizioni orafe spagnole e francesi dal XVII al XIX secolo. Tradizioni che i maestri locali hanno saputo rielaborare con originali tecniche e cromatismi vivaci, rendendo unica ogni creazione. Nel corso della mostra, verranno coinvolte anche alcune delle voci più interessanti dell’oreficeria siciliana contemporanea: abbiamo così voluto dare vita a un dialogo che, nel nome dell’arte, attraversasse i secoli”.

Orafo siciliano della prima metà del XVII secolo, pendente con aquila e Cupido, oro, smalti, gemme e perle, Trapani, Museo Regionale Agostino Pepoli
Orafo siciliano della prima metà del XVII secolo, pendente con aquila e Cupido, oro, smalti, gemme e perle, Trapani, Museo Regionale Agostino Pepoli

Molte delle opere in mostra provengono da musei siciliani come la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis e il Tesoro della Cattedrale di Palermo, il Museo Regionale “Agostino Pepoli” di Trapani, il Museo Diocesano di Monreale, l’Eparchia di Piana degli Albanesi, il Tesoro della chiesa di Santa Maria a Randazzo, il Tesoro di Santa Venera ad Acireale. Non mancano le collezioni private siciliane, come quella degli orafi Fecarotta di Palermo.

Cammei, perle, rubini, coralli, smeraldi, diamanti. La mostra è un tripudio di pietre e materiali preziosi che raccontano non solo l’abilità e la tecnica degli artigiani orafi che li hanno trasformati in gioielli, ma anche moda e gusto di diverse epoche: barocco, rococò, neoclassico, fino al contemporaneo. Una sezione della mostra è infatti dedicata ai maestri di oggi (Fiorella Friscia, Palermo; Laura Di Giovanna Nocito, Sciacca; Lucito, Piana degli Albanesi; Fecarotta Antichità, Palermo; Platimiro Fiorenza, Trapani; Massimo Izzo, Siracusa), per un dialogo tra antico e moderno all’insegna della continuità.

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