Print Friendly and PDF

Paolo Maggis piange e saluta Bigas Luna

Bigas Luna, scomparso il 6 aprile 2013

Riceviamo e pubblichiamo volentieri questa bellissima lettera-saluto.

IL SALUTO DEL PITTORE PAOLO MAGGIS A BIGAS LUNA

Bigas Luna, scomparso il 6 aprile 2013

La morte di Bigas è arrivata in un lampo. Ero a conoscenza fin dagli inizi della malattia ma non avevo mai preso in considerazione la possibilità della morte perché Bigas non aveva mai avuto nulla a che vedere con questo termine. Bigas e morte son due parole in contraddizione. Ma poi è arrivata la notizia da un amico comune e tra l’incredulità e la tristezza mi son dovuto rendere conto. Bigas, era desiderio di essere, volontà creativa, vita.

Un fotogramma dal capolavoro “Le età di Lulu” di Bigas Luna

Ne amava le pulsioni, gli stimoli, i colori la pace, gli odori. Voleva godere della vita ed apprezzarne ogni sfumatura, voleva godere di tutto dal piacere semplice del cibo e della terra alla compagnia degli amici. Era generoso, ha dato a tantissimi tantissimo. A me ha dato quello che nessun’altra persona fuori dall’ambito familiare e nella mia vita mi aveva dato prima con una fiducia e generosità senza precedente. Quasi senza conoscermi mi ha invitato a condividere con lui lo spazio creativo, mi ha invitato ad essere parte della sua vita. Abbiamo condiviso pranzi, pensieri, idee trasmettendomi tutta la sua conoscenza senza esitazioni o gelosie. Nei quattro anni di frequentazione non l’ho mai sentito parlar male di niente e di nessuno. Tutta la sua energia era spesa per creare e generare: dal cinema, alla pittura, all’orto, alle amicizie. Mi ricordo la prima volta che mi parlò di sua moglie Celia e delle sue figlie. Era l’amore strabordante di un marito e padre innamorato. Bigas era una persona perennemente innamorata. Quando ti guardava negli occhi lo faceva sempre con intensità come se quello sguardo curioso e profondo potesse essere l’ultimo e quando ti abbracciava sentivi in quell’abbraccio un profondo rispetto. Bigas mi ha insegnato ad essere libero, a seguire unicamente le mie necessità creative, a lottare e difendere quello in cui credo innanzitutto da me stesso. Mi ha insegnato a cercare il centro del mondo e a vedere nella morte una porta che si spalanca, una rigenerazione necessaria. Per Bigas anche la morte era vita. E in tutto questo tempo di malattia ha sempre e solo voluto parlare delle “cose belle” perché diceva sempre che non avevamo tempo ed energie da perdere in cose negative e che quest’ultima distrugge la creazione e ci rende più deboli. E fino all’ultimo momento ha vissuto la sua malattia come se fosse qualcosa che non centrasse direttamente con lui, qualcosa di esterno e da poter allontanare. Non l’ho mai sentito lamentarsi, ha accettato che la malattia ci fosse e punto. Non si è mai fermato o arreso. Fino all’ultimo ha voluto trasmettere vita e posso pensare a lui solo in questi termini. Ancora spero di vedere la sua auto parcheggiata davanti allo studio e lui dalla finestra che mi saluta sorridendo divertito. Ho potuto parlare l’ultima volta con Bigas lo scorso mercoledì al telefono ed era felice, pieno di energia e di voglia di vivere come sempre. Mi aveva chiesto di mandargli le foto dei miei ultimi quadri. Ed al chiedergli come stesse mi aveva risposto “luchando, pero no te preocupes Paolo. Hay que seguir adelante!”. Ed io non avevo capito fosse un addio. Addio Bigas e “un abrazo muy fuerte”.

Paolo

PAOLO MAGGIS

www.paolomaggis.com
info@paolomaggis.com

Commenta con Facebook

  • Caro Paolo,
    non ci conosciamo personalmente ma so di te e del tuo lavoro con Bigas, che me ne aveva parlato, anche girandomi il pdf del vostro bellissimo libro. La tua lettera è bella e verissima, perché Bigas era l’essenza pura della vita, come raramente s’incontra, tanto nell’arte quanto nell’esistenza quotidiana. Dopo la sua splendida partecipazione alla rassegna “Maravee Eros”, per la quale con immensa generosità aveva realizzato una video ambientazione inedita e un libro d’arte, abbiamo continuato a scriverci e sentirci, condividendo pensieri e progetti, già in germe tra noi a fine anni Novanta, saluti su skipe con i miei bambini, i suoi adorati cani e il mio….oltre a lavorare ad altri progetti ancora, che stavamo sviluppando insieme con dedizione e passione straordinarie. Sapevo del suo ricovero in ospedale ma mai, come dici tu, ha fatto trapelare dolore e negatività, mai una sola parola sulla malattia, solo entusiasmi per la vita, l’arte e le idee. Alle mie preoccupazioni rispondeva con rassicurazioni e due giorni prima di lasciarci mi ha scritto “sto bene, sto vivendo una nuova avventura. Ti terrò informata….”. Quindi anch’io sono stata tragicamente sorpresa dalla notizia della sua morte, alla quale mai avrei pensato, perché Bigas non lo permetteva. Tutto, per lui, era avventura esistenziale e non posso che pensare a questo suo “saluto” come ad una volontà e certezza di esserci ancora, tra tutti noi, con quel suo ironico sguardo, divertito e curioso davanti alla vita, raccolta in tutte le sue opere, dal cinema all’arte visiva, nei suoi fogli di appunti e idee, condivise sulla tavola dei suoi orti biologici, in cui cibo e sensualità pulsano dal ventre della madre terra e del profondo rispetto per l’altro da sé.

leave a reply

*