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Volto di grazia. La musa di Raffaello è bellissima, e da record. Head of a Muse accarezza i 29,161,250 sterline

Raffaello - Testa di una musa (30,5 x 22,2 cm)

Luca Zuccala, inviato per ArtsLife, da Londra. Non si placa l’eco della grafite che ieri ha rimbombato in King Street. Martedì 8 dicembre 2009, appunto, nella Evening Sale di Christie’s, è passato in asta il disegno preparatorio al celebre affresco Parnaso “Testa di una Musa”, stabilendo il record assoluto di un’opera su carta. La piccola gemma, misura poco più di 32 cm, è stato acquistato dal magnate miliardario Leon Black, lo stesso collezionista billionaire che ha comprato “L’Urlo” di Munch

Stima:  £12,000,000 – £16,000,000
Aggiudicato a:  £29,161,250 (32,2 milioni di euro)
8 December 2009 – Christie’s, Londra
 
Raffaello – Testa di una musa (30,5 x 22,2 cm)
Raffaello Sanzio (Urbino 1483 – Roma 1520)

“TESTA DI UNA MUSA”

Raffaello – “Testa di una Musa”, particolare
Particolare degli occhi

Eseguito tra il 1510 e il 1511, Parnaso era il terzo dei quattro affreschi realizzati da Raffaello nella Stanza della Segnatura (lo studio del Papa), parte della prima grande commissione che ricevette da Papa Giulio II nel 1509. Per il giovane Raffaello, questi affreschi, oggi considerati come il più grande capolavoro dell’artista, furono non solo un’occasione per dimostrare la sua abilità artistica con la speranza di ottenere un ulteriore futuro patrocinio, ma anche una possibilità per competere direttamente con Michelangelo che, durante lo stesso periodo, stava lavorando a solo qualche stanza di distanza al soffitto della Cappella Sistina.

L’importanza della commissione trova fondamento nell’ampio numero di disegni preparatori: Paul Joannides elenca 62 fogli legati alla decorazione della Stanza della Segnatura nella sua interezza, includendo gli studi per il soffitto; il disegno “Testa di una Musa” è il solo che rimane ancora in mani private. Undici di questi fogli sono studi di Parnaso, numero superato solo dai 29 fogli che ci sono pervenuti e che furono usati per la Disputa del Sacramento, il primo affresco realizzato.

Luigi Scaramuccia nel 1674 scrive sulla Stanza della Segnatura: “Queste Historie e questi bellissimi Dipinti che han forza d’imparadisare chiunque li rimira, degne sarebbero d’essere del continuo encomiate della Lingua e della Penna degl’Huomini dotti, e che la fama loro se ne volasse dall’uno all’altro Polo.”

Raffaello – Stanza della Segnatura, Parnaso, particolare – Testa di Musa (Tersicore)

Il disegno “Testa di una Musa”, realizzato con qualche tocco di gessetto nero su foglio di carta, è un cartone preparatorio alla realizzazione dell’affresco ed è stato impiegato come modello di riferimento durante la pittura dell’opera; le dimensioni della testa sono identiche a quelle della testa dipinta nell’affresco. Si tratta di una straordinaria documentazione della visione artistica di Raffaello nella sua fase finale e più compiuta, una testimonianza particolarmente importante se si tiene conto del ritocco avvenuto più avanti ad affresco completato, che ha oscurato la pennellata del maestro urbinate proprio sulla testa di questa Musa.

“Il disegno di Raffaello è mirabile riguardo alle proporzioni, alle mosse e all’espressione, grazioso, elegante, corretto, nobile, semplice.” (F. Milizia, 1781)

Ora unanimemente riconosciuto come disegno preparatorio per la testa della Musa terza a destra di Apollo, il disegno è stato identificato in passato con altri nomi: quando fu inciso da Picart nel 1725 fu descritto semplicemente come “The Head of a Woman” mentre quando fu esposto alla Woodburn Gallery nel 1836 acquisì più romanticamente il titolo “Ritratto della sorella di Raffaello” pensando fosse essere uno studio di testa per Galatea nel celebre affresco eseguito nel 1512 presso la Villa Farnesina a Roma.

Passavant, che aveva visto il disegno nella raccolta del Re d’Olanda William II, è stato il primo ad associarlo correttamente all’opera Parnaso, tesi confermata successivamente da una retrospettiva del 1953 alla Royal Academy, in cui lo studio è stato descritto come il “capo di una giovane” di Parnaso.La Musa ha la caratteristica bellezza e leggiadria delle teste femminili di Raffaello; i capelli sono legati ad una specie di turbante, che può essere la forma del copricapo indossato dalle assistenti di studio per tenere i capelli raccolti quando erano tenute a presenziare dinanzi al pittore. A tutt’oggi l’identificazione più plausibile della Musa del disegno preparatorio si pensa sia Tersicore, Musa della Danza e del Teatro – colei che si diletta della danza, raffigurata con plettro e lira.

Raffaello – Stanza della Segnatura, Parnaso, particolare della Musa Tersicore

Sebbene sia noto e celebrato a partire dal XVIII secolo, il disegno è stato riprodotto assai raramente, e mai prima d’ora a colori. Fu descritto da Carmen Bambach come “superbamente bello” e racchiude la forma ideale di bellezza femminile caratterizzante l’arte di Raffaello che ha avuto una grande influenza sugli artisti dell’epoche seguenti, da Annibale Carracci a Ingres: Pulchritudo – Gratia – Amor: Bellezza – Grazia – Amore.

Raffaello – Parnaso, particolare
O buono Appollo, a l’ultimo lavoro
fammi del tuo valor sì fatto vaso,
come dimandi a dar l’amato alloro.
Infino a qui l’un giogo di Parnaso
assai mi fu; ma or con amendue
m’è uopo intrar ne l’aringo rimaso.
Entra nel petto mio, e spira tue
sì come quando Marsia traesti
de la vagina de le membra sue.
O divina virtù, se mi ti presti
tanto che l’ombra del beato regno
segnata nel mio capo io manifesti,
vedra’mi al piè del tuo diletto legno
venire, e coronarmi de le foglie
che la materia e tu mi farai degno. 
(Dante Alighieri, Paradiso I, vv. 13-27)

Il Parnaso è il monte che domina la città di Delfi, dimora di Apollo e delle Musenella mitologia greca, raffigurato e progettato da Raffaello come una sintesi e una celebrazione della poesia antica e moderna: sulla sommità del Monte Sacro in un boschetto di alloro siede Apollo suonando la viola da braccio circondato dalle 9 Muse, rappresentanti dell’ideale supremo dell’Arte e protettrici di essa, e da poeti antichi e moderni.

Così Vasari nelle sue Vite descrive il Parnaso:

In un altro tondo volto verso la finestra che guarda in Belvedere, è finta Poesia, la quale è in persona di Polinnia coronata di lauro e tiene un suono antico in una mano et un libro nell’altra e sopra poste le gambe; e con aria e bellezza di viso immortale sta elevata con gl’occhi al cielo, accompagnandola due putti che sono vivaci e pronti e che insieme con essa fanno vari componimenti, e con le altre e da questa banda vi fé poi, sopra la già detta finestra, il monte di Parnaso. Nell’altro tondo, che è fatto sopra la storia dove i Santi Dottori ordinano la messa, è una Teologia con libri et altre cose attorno, co’ medesimi putti, non men bella che gl’altri. (…)

Nella facciata dunque di verso Belvedere, dove è il monte Parnaso e il fonte di Elicona, fece intorno a quel monte una selva onbrosissima di lauri, ne’ quali si conosce per la loro verdezza quasi il tremolare delle foglie per l’aure dolcissime e nella aria una infinità di Amori ignudi con bellissime arie di viso, che colgono rami di lauro e ne fanno ghirlande, e quelle spargano e gettano per il monte; nel quale pare che spiri veramente un fiato di divinità nella bellezza delle figure e da la nobiltà di quella pittura, la quale fa maravigliare chi intensissimamente la considera, come possa ingegno umano con l’imperfezzione di semplici colori ridurre con l’eccellenzia del disegno le cose di pittura a parere vive, sì come sono anco vivissimi que’ poeti che si veggono sparsi per il monte, chi ritti, chi a sedere e chi scrivendo, altri ragionando et altri cantando o favoleggiando insieme, a quattro, a sei, secondo che gli è parso di scompartirgli.

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