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Arte Fiera Art First – gennaio 2012

LA TERRA TREMA?

Devo scrivere di carriera – e non ce la farò, davvero mi mancano i tempi giornalistici… – sperando di essere indicativa in questa fiera d’apertura dell’anno che si preannuncia horribilis(sarà vero?) per arte e dintorni. Ma il quadro è complesso più di quanto una superficie in bianco e nero lasci trapelare: dovrò rendere conto di due giorni di lavoro per gli espositori perché, per avere un’idea anche solo più aderente allo stato delle cose, il primo non sarà sufficiente.
Alle 12 del 26 entro alla pre-view che sempre permette una lettura più attenta e meno concitata della struttura della manifestazione. In questo modo non ci si distrae con microeventi e festeggiamenti vari che distolgono da ciò che si è davvero venuti a vedere: le opere.
Primo elemento di valutazione : non è il momento di sottrarre attenzione alla fiera. Spesso mi trovo a contestare l’aspetto ludico che potrebbe prevaricare quello commerciale. Comprendo le ragioni degli organizzatori e devo dire che Bologna è sempre generosa dei cosiddetti “eventi-off”, ma quest’anno forse ha ecceduto in un momento in cui si doveva concentrare i fanali degli sciamati felsinei su ciò che congiuntura e occasione richiedevano. L’inaugurazione, poi, di Palazzo Pepoli il 27 – con il gran cerimoniere Roversi Monaco a raccogliere il tributo della Città per la sua titanica impresa di museo diffuso – ha sottratto moltissimi (tutta Bologna, in primo luogo, ma anche cospicui foresti) al polo fieristico, particolarmente sguarnito. E non ce n’era certo bisogno. Di tutti i giorni dell’anno a disposizione era proprio necessario far coincidere due date così importanti per una metropoli per il resto piuttosto parca di eventi internazionali?
Torniamo alla pre-view. Di solito, in questa fase, ci sono i solidi collezionisti e i veri compratori. Nell’arco di qualche ora mi rendo conto che mancano nomi notevoli (soprattutto di Lombardia e Emilia) e molti – oggi – sono rimasti a casa. I galleristi ostentano un aplombe giusto e necessario. Cercherò di sapere se le cose procedono in modo incoraggiante più avanti. Ma anche nel pomeriggio, quando all’apertura dei cancelli della vernice arriveranno le orde ben inguantate e stivalate (questa volta non nevica, ma qualche signorina alla moda indossa stivali pelosi da dopo-sci, qualcun’altra invece freschi sandali estivi senza calze e con tacchi da “impazzo in Riviera”; misteri della moda…), la transumanza è meno fitta del solito, purtroppo, anche se intorno alle 17.30 qualcosa si sta muovendo finalmente e i primi acquisti, un po’ in ritardo sulla solita tabella di marcia, fioccano.
Sono qui con un drappellino un po’ sparso di signore colte (molto colte) e interessate. Conto su di loro per segnalazioni e conciliaboli.
Secondo elemento di valutazione . Mancano alcune gallerie fondamentali nel panorama del contemporaneo italiano che in genere determinano l’assetto “culturale” e lo sprint della manifestazione. Una mancanza troppo importante per non avere conseguenze. Vero è che la sfrondata edizione di quest’anno (circa una cinquantina di presenze in meno rispetto al passato) agevola la camminata e l’occhio. Ma certi “buchi” (come anche la rarefazione delle gallerie straniere) pesano comunque come macigni rendendo questa kermesse più “provinciale” del consueto. Ma non tutto può essere tratto solo da queste premesse.
I settori 21 e 22 ospitano per lo più proposte del contemporaneo e alcune giovani gallerie (una delle quali mi riserverà forse il vero trouvaille della fiera), il settore 16 è dedicato quasi interamente, ma non solo, all’arte moderna.
Ci fiondiamo subito al nostro quartier generale in Padiglione 21. La galleria di Antonella Cattani (Bolzano) ci accoglie festosa come sempre e permette una prima sosta piacevolissima. Le ottime proposte dei due infaticabili titolari bolzanini non mancano. Procede il sodalizio con Marco di Giovanni che espone altre opere della sua felice “saga nordica”. Questa volta sono delle carte magnifiche (prima segnalazione!) che rappresentano siderali planisferi compressi e dilatati da minutissimi segni in uno spazio cosmico alla cui fondazione è la teoria della superstringa (o dello Spazio Elegante, così come analizzato da Brian Greene). La materia è fatta non di atomi e relativi sottoprodotti quanto da “superstringhe”, bastoncelli infinitesimali che vibrano ad altissime frequenze tanto da rimanere quasi immobili. A seconda della modalità e frequenza di vibrazione la materia si determina e declina in diverse accezioni. Questa mobilità interiore produce una sorta di musica cosmica che di fatto è la colonna sonora del mondo e degli esseri animati ed inanimati. E’ un sogno armonico che si riallaccia a tutte le teorie pre-socratiche e le sviluppa come se Anassimandro fosse lì a dettarne le regole. Nelle grandi carte di Di Giovanni questo mondo di movimento senza tregua è dipanato con chiarezza e poetica espressività. Notevole davvero. Ma qui ottima è anche l’ultima produzione di Urlich Egger a dimensione contratta e non più monumentale. Piccoli scorci di quotidianità e interiorssegreti, velati da chiusure artificiali sporcate da nebbie. Un micro-Vedova (un collage del 1956 proveniente dalla galleria Marlborough) fa capolino solo dal magazzino: è un vero capolavoro per una cifra davvero ottima. Consiglio.
Tiro il collo un po’ più in là e vedo una splendida grande carta dai colori di sole del 1989 (Quando le parallele…) di Alighiero Boetti da Ca’ di Fra (Milano) dal titolo consuetamente lungo e adeguato alla bellezza oltre il consueto dell’opera. Per 140.000 euro (li vale tutti) un attento collezionista potrebbe accaparrarsi un vero pezzo da museo.
Da Piece Unique (Parigi) una teoria un po’ stravista di Yayoi Kusama alletta compratori internazionali, ma non mi sembra particolarmente eccezionale, mentre un grande saskatchewannero come la pece giganteggia a firma Cyrille Andre, singolare artista che fa del surreale più letterario la sua cifra.
Da Forsblom (Helsinki), ottimo stand, segnalo un bel Ross Bleckner di grandi dimensioni (A quarte is for the moon, olio su carta fotografica riportata su alluminio, cm. 178×216) e un’opera che attrae più di un visitatore, un’astrazione gialla elicoidale di Ole Kolehmainendavvero suggestiva; una gradevole installazione di tre tarlatane ricamate (Whisper installation, 2011) di Tania Akhmetgalieva dispiega un poco manieristicamente il genere “fili riportati per racconti intimi”.
Alla Galleria n. 38 di Lucca si presenta l’ultima produzione di Nicola Bolla con, fra le grandi carte pseudo-informali, un fungo atomico in marmo, gentile e un po’ sardonico.
The Flat – Massimo Carasi (Milano) propone un artista che mi è sempre piaciuto qui in formato da salotto borghese: due compressioni di valigie e strutture diverse di Michael Johansson (una a variante rossa e una verde) fanno bella mostra di sé su piedistalli ben calibrati; infine un’installazione concettuale a nastro continuo di Michelangelo Penso mi parla della sempre ottima attività del bravo artista veneziano, che torna, non però da oggi, dopo un periodo di apparente ritiro dalle scene, abbandonate le architetture sognanti e le colate cerose per un buon ritorno all’ordine, rigoroso e ben accostumato. Per me, un nome da seguire senz’altro.
Alla solida Galleria Fumagalli (Bergamo), due intelligenti (e molto convenienti) proposte di giovani reclute. Maria Novello lavora con la cenere e le sue inclusioni: costruisce installazioni raffinate con contenitori diversi (una volta provette, un’altra sacchettini quadrati in plastica di due cm. di lato collegati insieme a mo’ di copertina, e poi ancora piccole teche in vetro) che ospitano la polvere dalle mille sfumature della combustione. Tema centrale: la memoria sospende lacerti che riaffiorano inavvertitamente dall’antico e cerca di salvare se stessa selezionando e organizzando l’esistenza. La romagnola Chiara Lecca è più estrema. Le sue vesciche bovine (Big Babol) consolidate da un velo di resina sono eleganti uova di Fabergé su piedistalli barocchi: le interiora come elemento vitale e escamotage estetico. Eccellente padronanza del video (Bowels, 2010) e dei materiali. Entrambe le artiste hanno prezzi compresi – per le opere in fiera – fra millecinquecento e tremila euro. Decisamente più costosa l’installazione elegantissima e quasi morandiana di Tony Cragg (Spill) del 1988: ci vogliono 100.000 euro per portarla a casa, ma ha un pedigree di gran rispetto.
Alla Galerie Carzaniga di Basilea mi piace un informale di qualità, il non giovanissimoGiariccardo Piccoli che utilizza in modo sicuro la tecnica del carbone su carta. Non è affatto costoso ed è un’ottima firma.
Da Gagliardi Art System di Torino (galleria attivissima e di vivace conduzione) due sassi filmici di Glaser/Kunz ipnotizzano come di consueto il pubblico, mentre l’elegante Fiabio Vialepropone una sinuosa cassetta per la frutta in preziosissimo marmo di Carrara: un capolavoro di ironie e abilità a 38.000 euro.
Da Mario Mazzoli (Berlino), un buono stand “giovane”, affascina e conquista il lavoro cinetico di Pe Lang: una sorta di griglia vibrante con intrappolati minuti anellini che sfrecciano casualmente e all’impazzata. Una congestione costretta in prigionia, preda casuale di un possibile deragliamento verso la follia.
Fra le giovani gallerie, la migliore – secondo me – “contemporanea” della fiera (la cui segnalazione attenta e perspicace devo a una delle mie amiche colte che mi ha consigliato di approfondire l’analisi di almeno due artisti di cui qui parlerò) è Federica Schiavo di Roma, che segue con amore Gabriele Porta, artista complesso il cui confine stilistico fra arte visiva e performance cambia di volta in volta e risulta sempre instabile. Padrone di tecnica complessissima trasforma carte di calendario d’antan in piccoli ritratti fotografici che svelano la ricerca in affanno per i crinali dell’esistenza: a Porta interessano le epoche della vita in dolorosa ma proficua mutazione, l’adolescenza o i momenti di evoluzione verso una maggiore e faticosa consapevolezza. In esposizione la bellissima serie dedicata a Nina Simone, splendida cantante (e autrice) bipolare che alla fine della sua carriera, consumata dalla malattia, ritorna indicativamente alle radici della sua produzione più fresca. Un amorevole ritratto fatto di paesaggi inseriti nell’immagine del volto nitida e piena ma virata in dolci toni di seppia mostra l’attenzione ossessiva e l’omaggio alla fragilità dell’esistenza. Magnifico! E di prezzo davvero contenuto (la serie citata costa 1.400 euro, ma bisogna chiedere di vedere anche altre immagini in ipad). Accanto un ancor più strutturato Salvatore Arancio, siciliano e docente da tempo a Londra, già noto al mondo anglosassone e segnalato dal Guardian (solitamente assai parco di menzioni per i nostri artisti). Arancio stravolge la natura e crea false stampe di antichi viaggi naturalistici. Con maestria e tocco sapiente rende mostruosa la già sconvolgente attività eruttiva dei vulcani e i paesaggi isolani fantastici si ricompongono alla ricerca del mistero della natura che sembra più reale in questa nuova sorprendente quanto surreale descrizione. Merita davvero un approfondimento. Federica impone con levità le proprie scelte forti (piacciono tutti i suoi artisti in fiera, per la verità) perché la ricerca è accuratissima e la qualità dell’arte alta. Si intravvede anche – a onor suo – una consolante maturità nella compagine della sua galleria, che conoscevo poco e che ora mi riprometto di frequentare cominciando con il prossimo maggio quando Porta avrà una personale, di cui spero di poter rendere conto su Arslife.
Procedo contenta da In Arco (Torino) che in genere è più generosa di Daniele Galliano e oggi sembra aver puntato solo su poche opere forse non fra le più significative, ma bisognerà attendere un’altra personale dell’ottimo pittore autodidatta. Non delude però l’ottimoAlessandro Pessoli di cui segnalo (oltre alla personale in chiusura proprio domenicaalla Collezione Maramotti di Reggio Emilia) un paio di belle carte, fra cui – migliore – l’inquietanteDistruttore.
G.L.O.W. Platform è un “consorzio” di gallerie (Allegra Ravizza Art Project, MI, Jarach Gallery, VE, Nina Lumer, MI, Roberta Lietti Arte contemporanea, CO), che presentano in spazio comune le proprie scelte di punta: l’idea mi sembra funzioni per la miscellanea ottenuta. Mi piacciono – anche se non sono il mio genere – il “rotolo a risparmio” di Vanni Cuoghi del 2011 (La Cacciata) e il tenebroso e desolato Federico Guida che libera tutta la sua abilità da manierismo di ritorno, si deve chiedere di loro a Roberta Lietti. Ancor più apprezzo Dmitry Gutov presentato da Nina Lumer che segue da anni con passione, capacità e mestiere la vicenda dell’arte russa contemporanea, così ricca di prospettive.
Alla Galleria Pack (Milano), dalcôté piacione e ammiccante, si vende a tutto spiano sin dalla pre-view il madonname etereo e sanguinante dell’ultima per me poco convincente produzione diAndres Serrano; meglio allora (assai meglio) considerare la bella parete di Marco Neri(Giardini, 8 elementi, cad. cm. 70×100) che non deluderà per la nuova foggia in power tap su carta dei minuti paesaggi da salotto buono.
Da Paolo Curti e Annamaria Gambuzzi di Milano campeggia a ragione solo un’ottima artista francese che riprende in alto livello la nuova scuola ipermanierista dei cugini d’oltralpe. Grandi teleri barocchi di paesaggi boschivi con figure deformi accompagnate da inusuali oggetti senza apparente comune denominatore (radiatori elettrici, gondole veneziane in plastica) affascinano per la crudeltà dei soggetti (magnifica una tela di medie dimensioni con un personaggio nudo e privo di braccia) ingentiliti da una pittura decisa e accurata che rimanda a modernità pensose e trattenute. Il nome della bravissima pittrice e ceramista (splendide anche le piccole terraglie bianche e blu dalle reinterpretate forme settecentesche) è Benedicte Peyrat: consiglio senza dubbio una visita anche in galleria anche perché i prezzi sono davvero ancora competitivi (dal migliaio ai 20.000 euro).
Lo Studio Raffaelli di Trento ha solide firme (Baechler e Taaffe con un bell’OrnamentalFragments, in testa), ma fra tutte mi trovo ad ammirare una parete sognante e allucinata quanto ancora del tutto priva di titolo di Pierluigi Pusole. Sono acquarelli e acrilici su carta con immagini di biologia stupefatta e aliena a virata verdina; la composizione nel complesso è piuttosto monumentale (cm. 200×420) ma l’insieme è aereo come i rapimenti marziani subiti dalle piante ignare e prive di protezione. Prova molto buona del discontinuo artista che sa stupire quando trova nuove chiavi al suo estro.
Sempre in questo padiglione (forse il migliore) segnalo da Lipanjepuntin (Trieste) il bravo barcelloneta Javier Pérez che lavora il vetro con sarcasmo e ironia (già presente a Glasstress a Murano e a Venezia durante la passata Biennale). Ci vogliono 85.000 euro per portarsi a casa (e trovare un posto adeguato senza pericoli per i residenti e gli amici in visita) la sontuosaCarroña, un lampadario rezzonico fatto schiantare a terra e preda di corvi “spazzini” che ne disarticolano le membra silicee; ma la gallerista mi conferma che dell’artista, grandissimo disegnatore, arriveranno presto a disposizione anche le notevoli prove grafiche.
E infine da Corraini (Mantova) è bella e poetica l’installazione di Lucia Pescador che ritrova le memorie della sua cultura del ‘900 dell’arte europea con l’ossessiva ricostruzione in piccoli acetati (da 400 euro) e grandi carte da macchine foratrici (dai 2.500 ai 4.000 euro). Mondrian, Brancusi e l’universo astratto della storia dell’arte del secolo breve sono ricomposti in un’intimo dialogo con l’ottima artista delle accumulazioni colte e accelerate. Per me, un nome da ricordare e comprare.
Nel Padiglione 22 si è accolti dalla sontuosa e evanescente installazione di barchette diJacob Hashimoto, artista di punta dell’ottima (quanto purtroppo in chiusura) galleria Studio La Città di Verona. Esploso con le personali al MACRO due anni fa, ma seguito da tempo dalla colta gallerista e dalla critica Angela Madesani, Hashimoto conquista prima l’Europa indi l’Italia per le sue installazioni multiformi e eleganti. Questa immensa onda anomala (si muove ritmicamente con un andamento da marea assonnata) di barchette da bimbi allevia la tensione degli animi degli addetti ai lavori e del pubblico e sembra di buon auspicio per tutti. Eccellente.
La miglior parete del Padiglione e forse di tutta la fiera si deve a Pio Monti (Roma) che, in anno di meritati festeggiamenti personali, si permette un contratto e raffinatissimo display composto da piccole opere di Teresa Iaria, Bobo Ivancich (che sembra conquistato dall’espressionismo berlinese più spinto), Emilio Prini (bellissimo!), Vettor Pisani, Getulio Alviani, Felice Levini, Gian Marco Montesano. La parete è di per sé un’opera d’arte. Onore al merito.
Si rimane a Roma da Il Segno che offre le prove ultime dell’artista Gregorio Botta, qui sempre fedele alla sua amata cera ma rimodellata in composizioni più ardite e concettuali del consueto. Per me, una firma di buona caratura della contemporaneità nazionale.
Alessandro Bagnai (Firenze) non ha il minimo dubbio: Pizzi Cannella è il nome su cui puntare. L’artista più sognante dell’Officina San Lorenzo, porta in Fiera a Bologna una serie “cinese” che però non mi convince appieno: meglio allora le carte con basiliche sospese in arie rarefatte prive di sigilli orientali e dai colori vividi (quelle in una sorta di blu klein le migliori). Piaceranno molto agli ammiratori del Nostro.
Eccellente anche lo stand di S.A.L.E.S. (Roma) che ricostruisce un allucinato salotto dalle memorie in agguato con opere di Mario Airò, Charles Avery, Matti Braun, Avish Khebrehzadeh e, soprattutto, del sempre ottimo Flavio Favelli. Spero che qualcuno si porti via (e mi pare di aver capito che sì…) almeno uno dei lampadari sghembi e finto-nobili del notevole artista fiorentino, castigatore e castigato dalle turpitudini della borghesia.
L’Ariete (Bologna) bisogna acquistare i busti enigmatici e corrosi da un cancro di secoli, diNicola Samorì perché l’arte surreale di questo geniale ma solitario artista figurativo si potrebbe presto involare verso altri lidi stranieri e noi non potere più goderne di prima mano.
Da FaMa (Verona) straordinarie opere dei migliori Bertozzi & Casoni fanno dimenticare le recenti scarse prove biennaliere. Della serie “Le Disgrazie”, ammiriamo Ma e Il, accumulazioni improbabili con mani impostate a indicare le parole dei titoli nel linguaggio dei segni dei sordomuti; una terza – ingentilita da un delicato serto fiorito – è una “Disgrazia con orchidee”.I prezzi vanno da 28.000 euro più IVA a 50.000 euro più IVA. Sono dei genii e la loro assoluta maestria merita questi valori solo apparentemente sostenuti ma in sicura crescita.
Federico Luger (Milano) invita ad acquistare un altro grande italiano all’estero: Paolo Ventura fa bella mostra di sé in particolare con uno scatto rapinoso, Behind The Walls, che piacerà a più d’uno. Bisogna affrettarsi perché l’artista – già piuttosto quotato – è sicuramente lanciato verso altre e più alte vette.
Dal giovane Federico Bianchi di Milano sono molto attratta dal lavoro di Jacopo Mazzonelli(The End) che mi viene illustrato compiutamente dal bravo gallerista. Il tema centrale è il tentativo di restituire il suono immaginato delle cose, il movimento immaginato delle avventure dell’uomo, il tempo sottratto alla quotidianità. Una sorta di impresa impossibile resa con straordinaria capacità poetica. Consiglio vivamente di verificare di persona anche con l’ausilio di un catalogo che illustra una recente notevole personale. Più strutturato e di lungo corso è il lavoro di Bert Theis di cui la galleria milanese propone una serie di studi su mappature metropolitane, che reinventano i centri urbani in ricostruzioni “sostenibili” e ancestrali.
Di altro genere (pittura e figurazione) la conturbante arte dell’artista serbo nato nel 1982Nebojša Despotović, presentato da Arte Boccanera di Trento, già vincitore di premi alla veneziana Bevilacqua La Masa (che prepara a giorni una sua personale nella sede di Piazza San Marco). Notevole la pennellata scura e priva di speranza in ritratti degni della considerazione (in effetti) di Music da cui però si discosta totalmente negli impianti scenici. I prezzi molto contenuti ne fanno un buon acquisto comunque.
Concludo la carrellata di questo padiglione dovendo menzionare con piacere il lavoro poderoso e vivace, anche se ormai già storico, della galleria Oredaria di Roma che offre un’arte ricercata e di qualità ma di consistenti retroscena. Quoto senz’altro Diamante Faraldo presente con una serie sconvolgente di miniature sotto lente deformante che disarticoleranno la nostra percezione; molto buoni anche i lavori di Christiane Löhr che seguo da tempo e di Arthur Duffche è qui con una grande tela annodata, emblema della sua produzione più tipica. Ma eccellenti sono anche le opere del nostro Mochetti (sempre sontuosamente rappresentato) e del poeticoAlfredo Pirri.
Al Padiglione 16, da Sapone (Nizza), c’è una vera e propria “burriana” di straordinario livello. Salta all’occhio in un angolo del grande spazio espositivo un trittico di opere di buone dimensioni dal 1949 (Catrame) al 1953 (Senza Titolo). Burri è straordinario soprattutto in questo periodo coltissimo.
Alla Galleria dello Scudo (Verona), affollatissima come di consueto (e decisamente più di altre, in questo primo scorcio di fiera) consiglio per gli amanti del genere una bellissima e non recente carta di Giovanni Frangi. E’ un paesaggio lombardo al crepuscolo del 1999 che cattura l’occhio e rapina per la saggezza e l’arditezza coloristica: tutto Frangi in pochi metri quadrati. Il prezzo, per quest’opera rara quanto eccellente, è piuttosto contenuto e potrebbe essere facilmente superiore senza perdere un grammo del suo valore.
Lo stand più rutilante del settore dei “morti” (si fa per dire…) è, inevitabilmente, visto il successo della mostra di pochi mesi prima, quello di Matteo Lampertico (Milano), quest’anno raddoppiato in misure e con un quartiere interamente dedicato a Tancredi (alcune delle opere dal 1955 al 1957 già ospitate in galleria) che si avvale di una nuova carta davvero raffinata al prezzo invogliante di 60.000 euro; nell’altra area espositiva, un superbo Castellani bianco a estroflessioni di composizione “romboidale” svetta per eleganza, ma non sono secondi unCapogrossi d’annata a 250.000 euro e un Afro di rara qualità con pennellate scomposte sui toni del grigio e del bianco a 120.000 (è una carta, ragazzi…). Molti chiedono i prezzi e molti si infilano nel piccolo magazzino. A fine serata il bilancio sarà positivo, pare.
Da Ben Brown Fine Arts (Londra) ritrovo dopo molto tempo un artista che, a quanto pare, viene ritenuto un classico, ormai. Uno scintillante Gavin Turk sfodera le armi della sua pungente ironia e conquista il pubblico italiano parodiando Boetti (qualcuno ci casca pure…).
Da Amedeo Porro (Milano) c’è solo l’imbarazzo della scelta per chi vuole investire con sicurezza in arte di grande qualità. Io sceglierei senz’altro un grande Fontana azzurrino e polveroso del 1958 (anilina, matita, collage su tela, cm. 130×97) che forse ai più è inconsueto, e forse per questo più abbordabile, della serie scura e umbratile che piaceva ai coniugi di Via Jan.
Da Massimo Cirulli (New York) segnalo un bel paesaggio urbano di Sironi (per il resto, poco presente in fiera) del ’26 di discrete dimensioni. Non è del tutto in linea con le tele del periodo perché sembra anticipare un certo scatto del pennello che si vedrà più compiutamente negli anni successivi. Da esaminare bene.
Da Mazzoleni (Torino), se riuscite a superare l’ “effetto museo” del display immaginifico di pezzi da novanta, prendete coraggio e chiedete di vedere un Savinio che ancora sembra non sia in vendita e che infatti è ben ricoverato in magazzino. Ne varrà la pena. E’ decisamente uno dei pezzi forti della fiera.
Torbandena (Trieste) propone una serie di lavori scelti di Hubert Scheibl, viennese del 1952, allievo di Arnulf Rainer e già in molte collezioni, fra cui la Ludwig. A me piace in particolare un telone di tre metri per due dal titolo Hi, sir, have not been up for a long time… del 2009.
Alla bolognese Di Paolo Arte (che ha il pregio di esibire i prezzi delle opere) segnalo senza dubbio una serie di bei Crippa a cavallo fra gli anni ’50 e ’60, fra cui spicca un polimaterico su tavola del 1961 (Landscapes, cm. 116×76,5) all’invogliante quotazione di 65.000 euro. Notevole, anche se non della produzione più famosa, uno Gnoli (Cameriere) del 1963 a 145.000 euro. L’agguerrita galleria mi informa orgogliosa che una loro giovane scoperta, Franco Tosi, è andato a ruba (complice i prezzi da “recluta”?) per le fascinose colate di colore ammansite a cavare.
Molto interessante e scelto lo stand di Simone Aleandri (Roma) che presenta il fondo di disegni e pastelli (alienato dagli eredi) della biologa romana Maria Oddo, grande amica di Afro. L’impresa merita giusta pubblicazione (in vendita presso lo stand), ma soprattutto l’attenzione dei compratori: in particolare segnalo un’operina giallo-rossa, studio preparatorio di una tela famosa (La Candelora) del 1957, dal costo importante e del tutto meritato di 40.000 euro. Ma vale senz’altro la pena di soffermarsi sulle “matite cubiste” della seconda metà degli anni ’40 che si possono acquistare a prezzi che si aggirano intorno alle due decine di migliaia di euro.
Presso la scoppiettante galleria pratese Open Art, si ammirano pere, mele e un uovo straordinariamente monumentale di Jiri Kolar, alcune belle opere di Marca-Relli ancora a stime che permettono futuri incrementi e la singolare vicenda artistica del nostro toscano Walter Fusi che attraversa camaleonticamente tutti i generi artistici più colti dell’Italia del dopoguerra sino a giungere oggi ad una rivisitazione razional-pop dei propri stilemi che pare piaccia molto in USA. Ma qui spiccano le tele informali dell’inizio degli anni ’60 degne del miglior primo Santomaso e di un Afro in forma, nonché un Novelli prima della definitiva conversione al lirismo dei suoi fragili segni con la palette di colori di un Birolli trattenuto. I prezzi sono del tutto inadeguati per la loro modestia per opere che decisamente strabiliano, poco note ai più ma non sfuggite all’occhio rapace di Volker Feierabend. Le richieste, difatti, sono molte e tutte molto interessate. C’è bisogno di dire che è senza dubbio il nome su cui puntare per un collezionismo intelligente e sanamente “autarchico”?
Nel complesso, e dopo due giorni di fiera, gli animi non sono allegri. Alcuni mi dicono che hanno fatto affari nella giornata del 26, altri sostengono che il 27 è stato decisivo, e questo è nella norma; ma certo la situazione non appare facile, anche se si segnala un’anomala quanto benefica ondata di visitatori francesi e svizzeri (colti e attenti) che per la prima volta vengono monitorati in suolo felsineo in così copiosa misura.
Ma – in realtà e malgrado alcuni elementi negativi di quest’edizione – le proposte di questa fiera un poco più in sordina rispetto al passato sono di un livello superiore alla media, se non si cerca (e a quanto pare non si vuole cercare) il guizzo e la novità a tutti i costi. Artefiera è un’ottima vetrina comunque per verificare lo “stato dell’arte” (è il caso di dirlo) delle nostre gallerie. Uno stato che denota preoccupazione ma una forte resistenza all’urto e una dignità che non mi sarei aspettata non priva di timidi tentativi di fare finalmente “sistema”. Anche a favore dell’arte italiana.
Le gallerie romane – specialmente nel contemporaneo, ma non solo – si dimostrano le più attrezzate a sfidare la crisi con proposte particolarmente meditate che soddisfano i palati colti del pubblico italiano migliore e quelli per noi più lontani di quello internazionale anche con la scelta oculata di artisti che già lavorano stabilmente all’estero e che – spesso – in Italia devono ancora essere scoperti.

Costruire musei fa bene a tutti, sempre: basterebbe non inaugurarli proprio durante ArteFiera…

Bologna, 28 gennaio 2012
Cristiana Curti


L’ARTE INVADE BOLOGNA
36esima edizione di Arte Fiera

27 – 30 gennaio 2012, BolognaFiere


COMUNICATO STAMPA UFFICIALE
Tutta una città per l’arte

Bologna, 11 gennaio 2012 – La città di Bologna diventa centro italiano dell’arte moderna e contemporanea nelle giornate di Arte Fiera 2012. BolognaFiere presenta il programma di quest’anno che realizza un impegno comune, ulteriore e ancor più forte, con tutte le istituzioni culturali della città: <Per realizzare l’obiettivo già con questa edizione di mettere in campo l’impegno non solo di una fiera d’arte anche in città, come è stata finora con grande successo Arte Fiera Art First, ma di tutta una città per l’arte> ha dichiarato il Presidente di BolognaFiere Duccio Campagnoli.

Questo impegno comune si concretizza già con l’accordo che dà la possibilità per tutti i visitatori di Arte Fiera di avere, con il biglietto della manifestazione, l’ingresso gratuito anche alMAMbo (museo d’Arte Moderna di Bologna) e al Museo Morandi, così come alle nuove sale dei musei della città del circuito Fondazione Carisbo e a tutti i Musei Civici Cittadini(Archeologico, Musei Civici d’Arte Antica, Museo della Musica, Museo del Patrimonio Industriale).
Quest’anno, inoltre, il vernissage – giovedì 26 gennaio dalle ore 17 – si aprirà con gli artisti del Teatro Comunale sulle note delle splendide arie della Turandot, opera che sarà messa in scena nei giorni successivi presso lo storico teatro cittadino.
Dopo gli eventi dedicati a Bill Viola e Marina Abramovic negli anni passati, venerdì 27 gennaio alle ore 21 alla Sala Borsa, in Piazza Nettuno, il protagonista sarà Luigi Ontani, artista di fama internazionale, in un confronto a tre con Renato Barilli e Aldo Busi, evento realizzato in collaborazione con il Comune di Bologna e Arte Fiera Art First.
Questa mattina, a Palazzo d’Accursio sede del Comune di Bologna, a presentare il programma di eventi che accompagnerà come una grande festa Arte Fiera 2012, ad illustrare tutti i rappresentanti delle istituzioni coinvolte: il Presidente di BolognaFiere Duccio Campagnoli, il Presidente della Fondazione Carisbo Fabio Roversi Monaco, il Presidente dell’Associazione Nazionale delle Gallerie d’arte moderna e contemporanea Massimo Di Carlo, il Presidente della Camera di Commercio di Bologna Bruno Filetti, gli assessori alla cultura e al Marketing Territoriale del Comune di Bologna Alberto Ronchi e Matteo Lepore, il Presidente di Ascom Enrico Postacchini, il direttore del MAMbo, il museo d’Arte Moderna di Bologna Gianfranco Maraniello, e Silvia Evangelisti, direttore artistico di Arte Fiera Art First. Presenti, inoltre, i rappresentanti della Cineteca di Bologna e del Teatro Comunale. Ognuna di queste istituzioni sarà protagoniste del susseguirsi di eventi della grande maratona dell’arte che Bologna offrirà al pubblico di Arte Fiera.
Ognuna di queste istituzioni sarà protagonista nel susseguirsi di eventi che trasformerà Bologna in capitale dell’arte contemporanea dal 27 al 30 gennaio 2012.
Tutta l’arte in città
Grazie alla stretta collaborazione con tutte le istituzioni culturali cittadine ai visitatori di Arte Fiera anche quest’anno è offerta una straordinaria opportunità per “vivere l’arte in fiera e in città”, con oltre 100 eventi che faranno parte del circuito ufficiale di iniziative post fiera legate all’arte contemporanea, denominata Arte Fiera OFF.
Al MAMbo e al Museo Morandi
La sinergia di fondazioni, istituzioni e privati porta a Bologna importanti interpreti della scena artistica italiana e mondiale: il MAMbo giovedì 26 gennaio 2012 in concomitanza con l’apertura di Arte Fiera Art First inaugurerà la mostra Marcel BroodthaersL’espace de l’écriture, a cura di Gloria Moure la prima retrospettiva completa in Italia dedicata all’artista belga, unanimemente riconosciuto come una delle figure di riferimento imprescindibili per comprendere lo sviluppo delle ricerche artistiche e teoriche del XX secolo. Sarà inoltre presentata al pubblico una selezione delle più recenti acquisizioni e donazioni che segnano un rilevante incremento della Collezione Permanente del Museo;
Sabato 28 gennaio alle ore 18 viene presentata, con una speciale visita per il pubblico, Contrappunti C (2011) opera di Marco Gastini recentemente donata dall’artista al MAMbo;
al Museo Morandi accanto alla mostra temporanea di Hollan sarà possibile ammirare un nucleo di quattro capolavori, tre nature morte e un paesaggio, appartenenti alla collezione privata di Luciano Pavarotti e concessi in comodato temporaneo dalle figlie.
Bologna si rivela
Bologna si rivela, progetto della Fondazione Carisbo, aprirà a Palazzo Pepoli, il Museo della Storia di Bologna; e presenta a Palazzo Fava due mostre: Le collezioni dei dipinti della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna. Da Pasinelli a Gandolfi. Le tempere della Sampiera e Quattro dipinti emiliani della Collezione Checcoli, a cura di Angelo Mazza, consulente artistico Fondazione Carisbo e Beatrice Buscaroli.
Alla Fondazione del Monte
La Fondazione del Monte ospiterà, nei locali di via delle Donzelle, una mostra antologica di Luciano Minguzzi, mentre all’Oratorio dei Filippini sabato 28 si terrà una performance dell’artista Valeria Magli, dal titolo La fantasmatica di Man, dedicata a Man Ray.
Alla Cineteca
La Cineteca di Bologna in occasione di Arte Fiera 2012 presenterà tre importanti iniziative: la rassegna Cinevino, in cui grandi film vengono abbinati alla degustazione di grandi vini scelti dal noto sommelier Jonathan Nossiter; un omaggio al videopoeta Enzo Minarelli e una mostra dedicata ritratti d’artista del grande fotografo di Antonio Masotti.
BOLOGNA ART FIRST
Fra le iniziative in città BOLOGNA ART FIRST, progetto di Arte Fiera in collaborazione con il Comune di Bologna, giunge alla settima edizione, e trasforma la città in un affascinante scenario in cui interventi site specific di artisti italiani e internazionali (rappresentati dalle gallerie presenti ad Arte Fiera Art First), tracciano un percorso ideale in cui il visitatore è invitato ad un percorso eterogeneo alla scoperta di 11 luoghi e palazzi storici di Bolognaper trovare uno stimolo per riflessioni non scontate. A bordo con il Cuore d’Oro è il titolo preso in prestito dalla curatrice Julia Draganovic dal nome dell’astronave sulla quale il protagonista del romanzo “Guida Galattica per gli Autostoppisti” viaggiava per la Galassia.
ARTE FIERA OFF
Oltre cento eventi organizzati a Bologna e in Emilia–Romagna: mostre, film, incontri, festival di arti, performance d’artista.
Al Salone del Podestà di Palazzo Re Enzo Da 0 a 100. Le nuove età della vita. Arte e scienza, due occhi su noi stessi (dal 28 gennaio al 12 febbraio 2012), mostra d’arte contemporanea e scienza, promossa dalla Fondazione Marino Golinelli, per capire come e perchè il nostro corpo e la nostra mente nelle diverse età sono cambiate rispetto a quelli delle generazioni precedenti e come svilupparne meglio le potenzialità.
A Villa delle Rose si terrà lo special guest event del circuito Bologna Art First: The Eye of the Collector, opere di Video Art dalla Collezione Manuel De Santaren, a cura di Julia Draganovic e Claudia Löffelholz, LaRete Art Projects.
Allo Spazio Carbonesi TWIN MIND, mostra di arte contemporanea a cura di Daria Khan, che indaga sul fenomeno delle coincidenze nell’arte attraverso le opere di Julia Zastava (Russia) e Emiliano Maggi (Italia). Due personalità legate da un parallelismo spirituale di ricerca artistica che dialogano sinergicamente in un singolo spazio – la sala da ballo di Palazzo Zambeccari – e in un’unica installazione site-specific.
A Reggio Emilia la Collezione Maramotti presenta una selezione di oltre duecento opere dagli anni ‘50 ad oggi acquisite in quarant’anni di passione collezionistica da Achille Maramotti, e la personale di Alessandro Pessoli, Fiamma pilota le ombre seguono e The Poverty of Riches di Andrea Büttner, vincitrice della terza edizione del Max Mara Art Prize for Women.
ART WHITE NIGHT
Sabato 28 gennaio
, una serata straordinaria grazie all’apertura gratuita fino a mezzanotte delle installazioni di Bologna Art First, dei musei cittadini, delle mostre, delle gallerie d’arte, dei negozi, a cui si aggiungono eventi, iniziative, videoproiezioni e party presenti un po’ ovunque in città. Scegliere cosa vedere non sarà facile.
Il Dipartimento educativo del MAMbo dedica la Notte Bianca dell’Arte ai bambini: dalle ore 19 fino alle ore 23, i bambini saranno accompagnati in un percorso plurisensoriale dove immagini, musiche, cibi e letture celebreranno la notte dell’arte in un’atmosfera suggestiva e avranno l’occasione di vivere l’esperienza di una cena al Museo.

In Fiera oltre un secolo di grande arte
Oggi, in conferenza stampa, il direttore artistico Silvia Evangelisti ha presentato nei dettagli la trentaseiesima edizione di Arte Fiera Art First che apre il calendario internazionale degli eventi dedicati al mondo dell’arte e si conferma come vetrina privilegiata per l’arte moderna e contemporanea, richiamando collezionisti, direttori di musei e galleristi da tutto il mondo.
All’interno della fiera attraversando i padiglioni 21, 22 e 16 si potrà ammirare oltre un secolo di ricerca artistica rappresentata dai suoi massimi esponenti, grazie alle proposte di 150 gallerie tra le principali in Italia e all’estero, attentamente selezionate da un Comitato internazionale composto da galleristi, critici e direttori di musei che collaborano alla regia della manifestazione.
Il padiglione 16 ospiterà la sezione più storicizzata con opere dei grandi maestri italiani e internazionali dall’inizio del secolo fino agli anni ‘50. I padiglioni 21 e 22 sono , invece,dedicati alle gallerie che espongono artisti di fama internazionale con un nuovo innovativo lay-out che avvicina i capolavori riconosciuti dell’arte moderna alle opere delle nuove generazioni di artisti presentate dalle giovani gallerie.
Sarà possibile trovare opere dai prezzi accessibili anche per chi ha a disposizione budget limitati o per chi si avvicina al mondo del collezionismo per la prima volta.
Novità in fiera il progetto “On the spot” ideato dal curatore spagnolo Paolo Barragàn: ogni giorno sarà realizzata una mostra istantanea, firmata da quattro curatori di fama internazionale che selezioneranno, secondo tema e tipologia, alcune delle opere esposte dalle gallerie per creare una mostra all’interno della mostra. I curatori coinvolti sono: Laura Pan, curatrice, Olivier Kielmayer, Direttore della Kunsthalle di Winterthur, Francesca Ferrarini, art advisor e Barragàn stesso.
EVENTI IN FIERA
Incontri, presentazioni, dibattiti si susseguiranno nelle giornate di manifestazione nello spazio Art Talks – Gallery 21/22 e nello spazio Art Café, al Centro Servizi.
In programma nello spazio Art Talks:
Venerdì 27 gennaio appuntamento con il collezionismo e le curatele di fiere e biennali, parlanoPaco Barragan (Curatore e Associate editor di ARTPULSE), Oliver Kielmayer (Direttore della Kunsthalle di Winterthur), Francesca Ferrarini (Art Advisor).
Sabato 28 gennaio è dedicato ai premi
Gruppo Euromobil, main sponsor di Arte Fiera, annuncia il vincitore sesta edizione del Premio Euromobil Under 30 rivolto ad artisti italiani e stranieri le cui opere sono esposte in fiera, e presenta il secondo volume del catalogo generale delle Opere di Carmelo Zotti.
Vengono presentati i finalisti della seconda edizione del Premio Internazionale di Arte Partecipativa, promosso dall’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna in collaborazione con LaRete Art Projects e goodwill, a sostegno di quella produzione artistica che opera attraverso il coinvolgimento del pubblico nel processo di produzione dell’opera d’arte Il progetto Videoinsight ®, di Rebecca Russo, lancia la prima edizione del Premio Videoinsight ®, una selezione tra dieci opere selezionate in base alle potenzialità psicologiche dell’opera d’arte stessa.
Domenica 29 gennaio l’Osservatorio sul Mercato dei Beni Artistici (OMBA) di Nomisma,presenta il Rapporto sul mercato dei beni artistici 2012, con un focus sugli scenari dell’arte nel mondo e sull’arte moderna e contemporanea in particolare.
Nello spazio Art Cafè artisti, critici, direttori di musei, curatori, e protagonisti del mondo dell’arte e della cultura italiana e internazionale, danno vita a incontri e presentazioni di novità editoriali e progetti. Tra le proposte si segnala il progetto Vontobel per l’arte con Pietro Bellasi e Bruno Corà; il volume Gastone Novelli promosso dal MART; Pennellate d’Arte. Incontri con artisti del 1930 di Corrado Levi edito da Corraini; New Italian Art di Ludovico Pratesi edito da Castelvecchi editore.
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Bologna Art First 7a edizione
A bordo del Cuore d’Oro
A cura di Julia Draganovic

In uno dei centri storici medievali italiani eccezionalmente meglio conservati, Arte Fiera Art First organizza in collaborazione con la città di Bologna, la settima edizione di Bologna Art First, dal 27 gennaio al 26 febbraio 2012.
Ricordate i primi anni Ottanta, la guerra fredda e la constante sensazione di minaccia mondiale? Era Douglas Adams che ci insegnava a relativizzare la nostra situazione illustrando con la sua Guida Galattica per Autostoppisti la fine del mondo e facendoci capire che non siamo l’ombelico dell’universo. La teoria dell’eterno ritorno proclamata da Friedrich Nietzsche sembra confermarsi un’altra volta: all’inizio del secondo decennio di questo nuovo millennio ci sentiamo di nuovo vicino all’implosione, oggi, però non è la minaccia delle armi nucleari, ma quella del mercato finanziario mondiale.

Con A Bordo del Cuore d’Oro, titolo preso dal nome dell’astronave sulla quale il protagonista del romanzo di Douglas Adams viaggiava per la Galassia, Arte Fiera Art First, la prima fiera d’arte in Italia, invita a un viaggio che porta lontano dalle preoccupazioni economiche.
Camminando per il centro di Bologna si scoprono 11 location artistiche serie ed ironiche, provocando a volte delle riflessioni critiche, altre volte stimolano un sorriso. Lo scopo di questo percorso eterogeneo ed eclettico non è di far dimenticare le crisi, ma prendere una distanza sdrammatizzante per farsi stimolare a riflessioni non scontate.
Le sedi che ospitano le installazioni: Palazzo Re Enzo, Palazzo d’Accursio (cortile), Museo Archeologico sala mostre, Archiginnasio, Galleria Cavour, Piazza De’ Calderini, Museo della Musica, Musei Universitari Palazzo Poggi, Pinacoteca-Accademia delle Belle Arti, Museo Medievale (cortile), Business Lounge Aeroporto G. Marconi.
Gli artisti: Kiki Smith, Moataz Nasr, Nina Fischer & Maroan el Sani, Bert Theis, Fabio Mauri, Michele Ciribifera, Paolo Parisi, Edgardo Rudnitzky, Jani Ruscica, Marco Tirelli, Flavio Favelli e Alessandro Sciaraffa.
A Villa delle Rose, dal 28 gennaio al 5 febbraio 2012, inserito nel circuito Bologna Art First si tiene lo special guest event The Eye of the Collector: opere di Video Art dalla Collezione Manuel De Santaren, a cura di Julia Draganovic e Claudia Löffelholz, LaRete Art Projects, con opere di Maria Josè Arjona, Niklas Goldbach, Jesse Aron Green, William Lamson, McCallum and Tarry, Hans Op de Beeck, Chrischa Venus Oswald, Luigi Presicce, Isabel Rocamora, e Janaina Tschäpe.
Visita il geoblog di Bologna Art First per conoscere e commentare attraverso Facebook tutti gli artisti, le opere, le sedi espositive e consultare l’archivio della manifestazione a partire dall’edizione del 2011.
http://artfirst.percorsi-emotivi.com
Le installazioni sono visibili negli orari di apertura dei singoli luoghi.
Sabato 28 gennaio 2012 apertura straordinaria dalle 18.00 alle 24.00 in occasione di Art White Night.
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INFORMAZIONI UTILI:
ARTE FIERA ART FIRST
Quartiere fieristico di Bologna Ingresso – Ovest Costituzione
dal 27 al 30 gennaio 2012
da venerdì 27 a domenica 29 gennaio, dalle 11.00 alle 19.00;
lunedì 30 gennaio dalle 11.00 alle 17.00
(Preview a invito – 26 gennaio 2012 – dalle ore 12 alle 21.00)
Sito internet e social network per rimanere sempre aggiornato sugli eventi ARTE FIERA
www.artefiera.bolognafiere.it
Cercaci sui principali social network
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http://twitter.com/artefiera
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