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Roma. Nasce il museo sperimentale Macro Asilo: gratuito, ospitale e multidisciplinare

Un interno del MACRO di via Nizza Un interno del MACRO di via Nizza
Un interno del MACRO di via Nizza
Un interno del MACRO di via Nizza

Performance, installazioni, stanze a tema, incontri, laboratori, rassegne cinematografiche, lectio magistralis, danza,  teatro, concerti e perfino… lezioni di yoga. Un museo a ingresso libero dove la città incontra l’arte contemporanea, sperimentando pratiche inedite e originali.

Un museo sperimentale

Roma – Un museo ‘vivo’, ospitale, multidisciplinare, completamente gratuito e accessibile a tutti, luogo d’incontro, di sperimentazione e trasformazione. Performance, installazioni, stanze a tema, incontri, laboratori, rassegne cinematografiche, lectio magistralis, danza,  teatro, concerti e perfino…lezioni di yoga. Macro Asilo, il progetto sperimentale ideato da Giorgio de Finis che caratterizzerà per 15 mesi il Macro di via Nizza a Roma, è una sfida, un ripensamento della funzione stessa del museo. A prima vista appare come un cortocircuito creativo tra diverse discipline, tra l’arte contemporanea e la città.

Presentato alla stampa il 19 luglio, prenderà vita il 30 settembre con una festa aperta a tutti.

Logo di pre-lancio del Macro Asilo rappresentatnte tre seggiolini da asilo
Logo di pre-lancio del Macro Asilo
Immagine internet Macro Asilo

Il vicesindaco Luca Bergamo, durante la presentazione alla stampa collega idealmente il pionieristico progetto alla recente introduzione della MIC, la card che permette ai residenti (anche temporanei) di Roma, di poter accedere gratuitamente (pagando solo il costo della carta pari a 5 euro) a tutti i musei civici della Capitale. Due piccole rivoluzioni che, con tutte le differenze del caso, mirano a rendere il patrimonio museale della città accessibile a tutti, anche a quelli che hanno meno l’abitudine di partecipare alla vita culturale della città.
Un esperimento con degli elementi di incertezza che il Vicesindaco con delega alla Crescita culturale non nasconde ma che raccoglie come una sfida :

“Sono fiero di essermi preso la responsabilità di fare questa sfida, di essermi preso il rischio di fare una sperimentazione di questo tipo perché una funzione pubblica importante secondo me sta nell’assumersi questo rischio. Il progetto intero, di cui la totale gratuità , la trasformazione degli spazi fisici, la programmazione che non prevede le classiche mostre – ma promozione,  riflessione, elaborazione, discussione, rappresentazione del processo stesso – sono parti strutturanti, rappresentano una sperimentazione – con tutti i rischi che questa comporta – di un ripensamento del rapporto della funzione del museo. Non è la destrutturazione del museo ma è il contrario: la strutturazione di un arricchimento culturale che si fa con un rapporto esplicito e diretto con l’arte contemporanea che diventa accessibile a chiunque.”

Luca Bergamo e Giorgio De Finis durante la conferenza stampa al Macro
Luca Bergamo e Giorgio De Finis durante la conferenza stampa al Macro

“Un museo non solo da attraversare ma da vivere, abitare”. Usa proprio queste parole l’antropologo Giorgio de Finis -conosciuto soprattutto per la sua esperienza al Maam, Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz –  che ha ideato il progetto in stretta collaborazione con l’Azienda Speciale Palaexpo che dal 1º  gennaio gestisce il Museo . “Un dispositivo relazionale che invita all’incontro e alla trasformazione grazie a questi incontri”. Sarà proprio la rete di relazioni il fulcro del progetto che il direttore del Macro Asilo aveva già anticipato ad ArtsLife nell’intervista di gennaio. “Macro Asilo più che dare risposte vuole porre nuove domande perché è importante continuare a interrogarci su ciò che ci circonda. Questo è un luogo dove proveremo a  immaginare anche luoghi totalmente diversi”.

Questa frase racchiude un po’ la scelta di chiamare il progetto ‘Macro Asilo’. Asilo nell’accezione di accoglienza  certo, ma anche una sorta di isola felice dove “sospendere le regole del ‘mondo adulto ‘ di fuori, una piccola bolla dove respirare, dove lavorare insieme invece che competere”.

Oltre all’accesso libero per tutti, del quale abbiamo già accennato, una grande novità riguarda la scelta degli artisti che offriranno il loro contributo creativo al progetto : “Abbiamo aperto la porta a tutti, faremo una sorta di mappatura degli artisti che si proporranno. Nel frattempo stiamo già valutando centinaia di proposte”. Insomma non ci sarà una selezione, non ci sarà l’intermediazione di consulenti, ma un confronto di proposte e idee.

Non saranno allestite  mostre perché nei 15 mesi di vita di Macro Asilo avrebbero consentito solo di ospitare una decina di artisti mentre l’intento di De Finis è quello di aprire gli spazi del museo agli artisti che lavorano in città, anche se non mancherà il contributo degli artisti stranieri. E proprio dall’estero, affermano Bergamo e De Finis ” si guarda a questo progetto con molto interesse e curiosità”.

I numeri

I numeri sono importanti : 250 artisti che realizzeranno un’opera negli atelier del museo, 400 opere di videoarte (1 video al giorno), 50 stanze d’artista, 100 parole x 10 incontri = 1000 lezioni (dizionario del contemporaneo), 60 concerti del sabato sera, 180 lectio magistralis e 900 autoritratti. Tra gli artisti presenti in calendario nei primi mesi di attività figurano Michelangelo Pistoletto, Daniel Buren, Dora Garcia, Krysztof Bednarski, Pietro Gilardi, Alberto Garutti, Marzia Migliora, Liliana Moro, Pablo Echaurren, Gianni Pettena, Melania Mazzucco, Elina Chauvet, Wim Wenders, Alfredo Pirri, Gianni Asdrubali, Giovanni Albanese, Gianfranco Notargiacomo, Ria Lussi, Piero Mottola, Giuseppe Stampone, Fabrizio Crisafulli, il collettivo Stalker.

Ogni giorno saranno presentati intorno ai 15 eventi e ogni mese uscirà il calendario sui vari canali social con tutte le date e gli orari delle diverse attività.

Il Museo sarà aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 20 e il sabato fino alle 22 con un palinsesto quotidiano di eventi, incontri, laboratori, installazioni, performances e più in generale ospiterà ogni altra forma e pratica che gli artisti, lavorando nel Museo, svilupperanno e sapranno quindi proporre ai visitatori.

Il MACRO di Via Nizza
Il MACRO di Via Nizza

Ripensamento degli spazi del Museo

Per permettere a questa grande macchina d’incontro tra l’arte contemporanea e la città di funzionare era necessario un totale ripensamento degli spazi stessi del Museo e della sua articolazione. Il nuovo progetto di allestimento è stato realizzato dall’architetto Carmelo Baglivo. Una serie di stanze tematiche che lavoreranno simultaneamente e una serie di spazi comuni d’incontro.

Dato che non ci sarà più bisogno delle casse per la biglietteria del museo, al loro posto nel foyer ci sarà una sorta di ‘piazza‘, una piccola area con  un palco che ospiterà piccoli eventi di danza e ogni sabato un  concerto. Ci sarà un maxi schermo che presenterà un video d’arte al giorno e anche le lectio magistralis per chi non è riuscito a trovare posto nelle stanze dedicate. Le sedute mobili sono state  progettate appositamente si possono spostare, raggruppare o dividere come si preferisce.

La stanza delle parole,  alla quale il direttore sembra tenere molto,  pensata come un’aula universitaria : “una stanza che funziona per discutere dei termini del contemporaneo. Ogni parola che scegliamo ha un curatore e ogni curatore inviterà nei 15 mesi nove esperti a declinarla e questi esperti spesso apparterranno ad aree disciplinari anche molto diverse.  Un totale di 100 parole per mille incontri”.

Una stanza della lettura aperta a tutti quando non ci sono eventi. Ogni giorno sarà presentato un libro.

Il salone dei forum, dove a parete verrà presentata con una grande quadreria una selezione delle opere della collezione permanente: un invito visivo agli artisti a collaborare tra loro. Al centro di questo salone, il “Tavolo dei tavoli” opera abitabile realizzata per l’occasione da Michelangelo Pistoletto.

Tra le nuove stanze anche quella dedicata a Rome (nome plurale di città),  la stanza dei media e della radio, le stanze-atelier (quattro spazi gemelli progettati per gli artisti che realizzeranno un’opera all’interno del museo). Inoltre tre “ambienti” d’artista, stanze-opera che ospiteranno progetti partecipati, installazioni, performance, aggiungendo, nel corso del tempo, altri 50 ambienti a tema che si sommeranno a quelli già proposti dal museo. Perfino la terrazza sarà un luogo abitato. Un luogo finora deserto che ora sarà abitato dalla città.

Durante la presentazione alla stampa, il progetto ha incontrato  dubbi e perplessità da parte di alcuni giornalisti, soprattutto per quanto riguarda il metodo di reclutamento degli artisti, considerato poco chiaro e lacunoso. Sicuramente è una scommessa importante quella che portano avanti Luca Bergamo e Giorgio de Finis ma solo il tempo potrà dare le risposte che forse oggi mancano.

Appuntamento dunque a settembre. Nel frattempo potrete dare un’occhiata ai primi eventi e ai rendering degli spazi cliccando QUI 

Per tutte le informazioni : www.museomacro.it

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