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Una vita per l’arte. Peggy Guggenheim torna a casa con le sue opere veneziane, da Pollock a Bacon

Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa
Peggy Guggenheim
Peggy Guggenheim

Dal 21 settembre la Collezione Peggy Guggenheim presenta la mostra “Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa”. A cura di Karole P. B. Vail, direttrice della Guggenheim, e Gražina Subelytė, l’esposizione omaggia i 30 anni di vita veneziana della fondatrice focalizzandosi sul collezionismo post 1948.

Partita da New York e chiusa la galleria-museo Art of this Century, Peggy si trasferisce a Venezia e se ne innamora. Le sue parole in “Una vita per l’arte” recitano «Si è sempre dato per scontato che Venezia è la città ideale per una luna di miele, ma è un grave errore. Venire a Venezia, o semplicemente visitarla, significa innamorarsene e nel cuore non resta più posto per altro».

La mostra omaggia non solo il collezionismo lagunare di Peggy ma celebra anche i 70 anni dalla prima mostra di scultura contemporanea a Palazzo Vernier dei Leoni (la sua splendida dimora non finita) ed i 40 anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 23 dicembre del 1979.

Sono esposte circa sessanta opere, le quali toccano le tappe salienti della sua carriera tra gli anni 1948-1979. Da citare sono il ’48, anno di partecipazione alla Biennale di Venezia ed il ’50 anno di presentazione della prima personale europea dell’espressionista astratto Jackson Pollock.

Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa
Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa

Difatti è proprio Jackson Pollock l’artista che inaugura il percorso espositivo dalla prima alla terza sala in compagnia di altri artisti della generazione americana che dominarono la scena artistica degli anni cinquanta, tra cui William Baziotes, Arshile Gorky, Robert Motherwell, Mark Rothko e Clyfford Still. In queste sale, insieme agli espressionisti d’oltre oceano, è esposta Riflessi di Irene Rice Pereira, artista americana di matrice astratta alla quale Peggy dedicò una personale nel ’44.

Il percorso segue poi con l’omaggio alla prima esposizione organizzata dalla mecenate all’interno di quella che era la sua casa museo: “Mostra di scultura contemporanea”. Nel luglio del ’49 la Dogaressa acquistò il Palazzo Venier dei Leoni, prestigioso edificio settecentesco affacciato sul Canal Grande ed iniziò ad aprire le porte del suo giardino al pubblico, un giardino decisamente speciale in quanto ospitava lavori di Jean Arp, Constantin Brancusi, Alexander Calder, Alberto Giacometti, Marino Marini, Henry Moore, Antoine Pevsner e molti altri.

Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa
Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa

Piccola curiosità: la sculturinaTesta e conchiglia di Arp fu la prima opera entrata nella sua collezione.
Da questa sala dalle pareti blu si passa, come attraverso un fiume, a quella dedicata ad un’altra donna artista: Grace Hartigan. Americana di nascita viaggia per l’Europa e rimane folgorata dal paesaggio irlandese, a cui dedicò molte opere tra cui quella esposta in collezione.

Peggy Guggenheim acquistò l’opera nel 1959 a New York. Le scriverà poi da Venezia dicendole di averlo appeso nel suo salotto, ben in vista. La sesta sala è dedicata agli artisti italiani, non solo artisti ma anche amici della Guggenheim, quindi Giuseppe Santomaso, Emilio Vedova, Tancredi Parmeggiani (al quale propone uno stipendio mensile ed una stanza nel seminterrato del palazzo per dipingere) e Edmondo Bacci.

Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa
Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa

Si prosegue nella successiva incontrando le opere poetiche dei giapponesi Kenzo Okada e Tomonori Toyofuku esempi dell’interesse di Peggy per l’estetica orientale. Si arriva poi agli ambienti dedicati all’arte britannica ed a René Magritte. Preziosa l’opportunità di vedere celebri capolavori come L’impero della luce di Magritte e Studio per scimpanzè di Francis Bacon ed artisti come Ben Nicholson, Graham Sutherland, Gwyther Irwin e Alan Davie.

Con un piccolo tuffo nell’arte optical e cinetica (concentrata sugli studi percettivi attraverso forme, colori e materiali) si termina con le sperimentazioni del gruppo CoBrA la cui vita fu breve e dallo stile spontaneo e istintivo. Importante segnalare due sorprese che ci riserva la Collezione Peggy Guggenheim: l’esposizione di scrapbooks, lettere e giornali che vedono protagonista la padrona di casa (fondamentali per capire la vita che girava intorno a questa grande collezionista) e l’imperdibile capolavoro di Marcel Duchamp Scatola in una valigia (Boîte-en-Valise) realizzato dall’artista nel ’41 proprio per Peggy.

Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa
Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa

In occasione di questa grande celebrazione verrà pubblicato un volume, edito Marsilio Editore e curato dalla stessa Karol Vail, dedicato all’intero percorso di Peggy Guggenheim quale collezionista, mecenate e gallerista, dagli esordi londinesi della galleria Guggenheim Jeune fino alla definitiva esperienza veneziana.

Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa
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Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa
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Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa

Informazioni utili

La mostra sarà visibile al pubblico da Sabato 21 Settembre fino al 27 Gennaio 2020, ricca di Public Programs (La continuità di una visione) e di attività collaterali strettamente legate ai contenuti della mostra.
In occasione dell’esposizione il museo sarà aperto gratuitamente ai residenti dei 44 comuni della Città metropolitana di Venezia tutti i giovedì dalle 10 alle 18, dal 26 settembre al 23 gennaio 2020.
Inoltre fino al 27 gennaio 2020, saranno esposte selezioni di opere riprodotte in rilievo per consentire la fruizione ai visitatori con disabilità visive grazie al progetto Doppio senso.

Giulia Sodini

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