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Pittura e figurazione. L’altra individualità, indagine (e mostra) su di una generazione. IRENE BALIA

Irene Balia, natura morta con chiaro di nulla e aquilante 2019 acrilico su tela cm 120 x100 Irene Balia, natura morta con chiaro di nulla e aquilante 2019 acrilico su tela cm 120 x100
Irene Balia, natura morta con chiaro di nulla e aquilante 2019 acrilico su tela cm 120 x100
Irene Balia, Natura morta con chiaro di nulla e aquilante, 2019, acrilico su tela cm 120 x100

IN ARRIVO A MILANO: L’altra individualità. Pittura e figurazione nell’epoca dell’evanescenza, una mostra che propone una mappatura della nuova pittura figurativa italiana, concentrandosi sulla generazione nata tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Novanta. Una selezione di artisti che, pur nelle loro differenze, guardano alla pittura senza cedere all’informale, riportando al centro dell’attenzione la figura come qualcosa di ritrovato, restituito dopo una lunga assenza. La mostra inaugurerà a ottobre 2020 da State Of Milano (Via Seneca 4, zona Porta Romana), a cura di Domenico Russo Andrea Tinterri e Luca Zuccala.

Parola a Irene Balia

Cosa significa, oggi, lavorare sulla pittura?

Significa confrontarsi con il mezzo espressivo più antico. Un po’ ti da sicurezza: è eterno; un po’ ti schiaccia.

Credo che ormai la pittura abbia perso l’accezione di tradizionale e abbia dimostrato di poter essere sempre contemporanea, proprio perché eterna. E’ uno dei migliori testimoni del tempo che vive.

Quali sono i riferimenti culturali che influenzano e definiscono la tua ricerca?

I primi amori dei miei passi iniziali da pittrice attingevano al rinascimento: Piero della Francesca, Paolo Uccello, Botticelli. Me li porto ancora dietro, forse in maniera meno evidente, quasi sottopelle.
Ora non saprei rispondere in maniera definitiva. So solo che dopo periodi intensi di lavoro ho bisogno di riempirmi guardando film, ascoltando musica, incontrando persone, leggendo. Il risultato di tutto questo lo ritrovo poi nel lavoro successivo.

Qual è, dal tuo punto di osservazione, lo stato dell’arte contemporanea italiana (hai tutto il diritto di scavalcare il confine geografico)?

Ci ho pensato molto ma ho capito che non posso dare una risposta perché non ho una visione completa. Senza pensare al mercato, o al sostegno delle istituzioni verso gli artisti, credo che stiamo vivendo un momento stimolante: in Italia ci sono tanti artisti validi ed è la cosa più importante.

La mostra “l’altra individualità” riunisce venti artisti, due generazioni di ricerca, per far emergere le linee comuni di una nuova pittura figurativa. Che rapporti hai con gli altri protagonisti dell’esposizione e quali sono, dal tuo punto di vista, i legami che possono unire i diversi artisti presenti, al di là del linguaggio utilizzato?

Conosco personalmente alcuni artisti presenti in mostra, li stimo molto ed ho avuto l’occasione di confrontarmi con loro sia attraverso altri progetti e mostre, sia in maniera più diretta, semplicemente parlando di persona dei nostri lavori e delle nostre esperienze lavorative. Altri li seguo da tempo e sono contenta dell’opportunità di poter esporre accanto a loro.

Credo che la base comune sia l’orientamento verso un tipo di rappresentazione molto intima e personale. Lo spunto mi sembra quasi sempre autobiografico ma poi si oltrepassa questo confine superando anche la linea della narrazione autoreferenziale.

Intervista di Domenico Russo, Andrea Tinterri e Luca Zuccala

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