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La proposta emergente di Paris+ par Art Basel. I pittori e la pittura che hanno illuminato il Grand Palais Éphémère

Bendt Eyckermans, A thick layer of forgetfulness (detail), Oil and acrylic ink on linen 160 x 141 cm
A sign for Paris+, par Art Basel in Paris.
COURTESY ART BASEL
Paris+ par ArtBasel ha inaugurato una nuova stagione nel mercato dell’arte internazionale. La fiera ha trovato un’esclusiva posizione alla luce intermittente e romantica della Tour Eiffel, al posto della storica Fiac – fondata nel 1974 e spodestata ufficialmente nel gennaio di quest’anno. 156 le gallerie internazionali partecipanti, di cui 61 con una sede a Parigi, solo 10 invece le italiane della main section -a Parigi chiamata semplicemente Galeries– (Alfonso Artiaco, Cardi Gallery, Galleria Continua, Galleria Raffaella Cortese, Massimo De Carlo, Kaufmann repetto, Francesca Minini, Galleria Massimo Minini, Galleria Franco Noero, Tornabuoni Art) più una, Veda di Firenze nella sezione Galeries Émergentes. Selezionatissime infatti queste ultime, supportate dalla Fondation Galeries Lafayette, 16 nello specifico, chiamate a presentare altrettanti solo show, l’installazione ha fatto da protagonista mentre in difetto numerico la pittura ma di estremo interesse e qualità.

Certo è che definire emergenti gallerie come Anne Barrault, Carlos/Ishikawa o Edouard Montassut destabilizza un ipotetico paradigma valutativo di queste. Tuttavia così è, e in partenza è già una garanzia. Tra le partecipanti cinque presentano una proposta dedicata alla pittura, con artisti nati tutti negli anni Novanta ad eccezione di Monique Mouton (1984).

Antenna Space, Shanghai
Yong Xiang Li (1991)

Yong Xiang Li, 8 Chairs (Adolescent Fabrications), 2022. Acrylic, sand and varnish on gessoed wood panel, stainless steel hinge, 330 x 240 x 1.7 cm

Yong Xiang Li si muove generalmente tra pittura, scultura, musica e video. Cinese di origine ma naturalizzato a Francoforte, l’artista ha presentato per Paris+ una serie di pannelli in legno gessato dipinti in acrilico, sabbia e vernice (8, Chairs – Adolescent Fabrications, 2022). La struttura, tridimensionale e modulare (ripiegabile in otto pezzi), raffigura una foresta di bambù visibile, insieme ad una marginale luna, dall’interno di un colonnato ad archi, mentre nella parte inferiore un uomo dallo sguardo enigmatico, forse lo stesso artista, viene colto nell’atto di addormentarsi mentre si nasconde con una coperta che presenta lo stesso andamento ondulare della foresta di bambù. Nello stesso modo in cui Yong Xiang Li offusca i confini dei vari medium che utilizza, anche le tematiche centrali del suo lavoro subiscono ibridazioni e intrecci: il dialogo tra oriente e occidente, l’esperienza della diaspora cinese  del IXI secolo e le riflessione sulle contaminazioni culturali, oltre che sulla sessualità e sulle strutture di potere. Il risultato è una creazione artistica a più profili che attinge dall’estetica ornamentale -le superfici dipinte sembrano veri e propri tessuti- e queer, e che come le quinte di un teatro presenta l’eredità di un’identità contaminata e ibrida che a sua volta racconta storie di identità contaminate e ibride.

sans titre, Parigi
Jessy Razafimandimby (1995)

Jessy Razafimandimby, Et l’agitation a fait de beaux meubles, 2022, acrylic on bed sheet, 98 x 83 cm, unique. © Greg Clément

Le opere di Razafimandimby, dipinte in acrilico su lenzuolo, sono state realizzate appositamente per lo stand di sans titre a Paris+ e raccontano visioni abitate da chimere, animali e umani che si fondono e confondono in un’atmosfera sospesa di attesa e riflessione, tra tenerezza e confusione (Et l’agitation a fait de beaux meubles, 2022). Le figure, tendenti all’astrazione, ricordano un foliage autunnale e nel loro orchestrarsi sulla superficie restituiscono altre immagini, come in un gioco illusorio che oscilla tra forme piene e forme vuote. Fortemente influenzato dalle teorie di Donna Haraway, l’artista interroga l’esperienza della collettività, la capacità degli esseri umani di costruire relazioni e l’incidenza che il contesto ospitante ha sull’esistenza di questi. Non conta infatti cosa diventiamo, ma con chi lo diventiamo. Quella di Razafimandimby, nato in Madagascar e cresciuto a Ginevra, è una produzione multidisciplinare che comprende pittura, disegno, installazione e performance e che realizza attingendo al cinema francese degli anni Sessanta, alla musica jazz, al design e all’architettura, con una particolare attenzione alla storia dell’arredamento.

Chris Sharp, Los Angeles
Sophie Barber (1996)

Chris Sharp Gallery, Sophie Barber solo presentation at Paris+ par ArtBasel

Omaggi pop paradossali, estremizzati e magnetici, olii su tela ripiegati come cuscini imbottiti, raffiguranti personaggi dello spettacolo e della storia dell’arte accompagnati da giochi di parole,  come didascalie riportate direttamente sulla tela. I cani raffigurati da Alex Katz, Jeff Koons, Edvard Munch e Pierre Auguste Renoir, in piccolo o grande formato, sono i protagonisti della serie esposta da Barber per Paris+, unica artista britannica della sezione Émergentes. Le opere sembrano più sketch di un diario, appunti abbozzati per un successivo lavoro, ma che hanno una carica espressiva tale da catalizzare ogni tipo di attenzione, dalla più scettica alla più meravigliata. E forse è questo lo sguardo, in bilico tra distacco e attrazione, con cui la stessa artista guarda i suoi soggetti, riflettendo su cosa può o non può essere rappresentato nella società contemporanea, per eccellenza quella della cultura e riproducibilità dell’immagine.

Carlos/Ishikawa, Londra
Bendt Eyckermans (1994)

Bendt Eyckermans, A thick layer of forgetfulness (detail), oil and acrylic ink on linen, 160 x 141 cm

Sogni espressionisti in estetica iperrealista: i quadri del fiammingo Eyckermans sono azioni esasperate e distorte, l’accentuata attenzione per il dettaglio e la teatralità della scena portano l’opera dell’artista vicino al mondo del cinema, mentre combina passato e presente in visioni sia collettive che personali. Tele di lino in varie dimensioni, scene a volte spoglie, spesso costruite su un’infinità di dettagli dalla texture che invita al contatto, Eyckermans, manierista contemporaneo, traduce momenti della propria quotidianità, chiedendo a parenti e amici di posare per lui. Narrazioni monumentali e ambigue, di un’emotività scultorea, condensata, come repressa, sul punto di scoppiare in un’interruzione non attesa: nell’opera torna la storia dell’arte delle Fiandre che l’artista, una volta fatta propria, rielabora andando oltre ogni tipo di tradizione figurativa.

Veda, Firenze
Monique Mouton (1984)

Spazio Veda, Monique Mouton, solo presentation at Paris+ par ArtBasel

Lo stand di Veda si rivela nella delicatezza delle opere di Monique Mouton. Acquerelli, pastelli, matite e pittura vinilica animano i silenzi del supporto cartaceo realizzando orizzonti di transizione, in cui la figurazione va sfumando in sensazioni di colore. Quattro cornici di varie dimensioni e una teca che presenta una ceramica dipinta, una conchiglia cangiante, una forma preziosa. Bordi irregolari, al limite dello strappo, increspature e cancellature, un fiore, un velato oceano bianco con un’applicazione sempre di carta, un bosco di tratti piramidali color fumo, sfumature irregolari e forme appena accennate. Pensieri, frammenti, appunti scritti a matita. L’astrazione non è mai stata così gentile.

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