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Un dipinto di Lavinia Fontana è schizzato a 1,5 milioni in un’asta in Francia

Lavinia Fontana (Italienne, 1552-1614)
Portrait d’Antonietta Gonsalvus
Toile. Haut. 54,5 Larg. 47 cm. (Restaurations anciennes)
Cadre ancien en bois sculpté et doré. Sur le cadre en bas: “Dell’ isole Canarie fu condotta al re Enrico, poi da questo duca di Parma inviata: nel 159(?) dipinto” (Des îles Canaries, elle fut apportée au roi Henri, puis envoyée par lui au duc de Parme: en 159(?), elle fut peinte) Notre tableau est à rapprocher de la composition de Lavinia Fontana conservée au musée des Beaux-arts de Blois. Provenance: – collection du docteur Edgar Bérillon (Saint-Fargeau, 1859 – Paris, 1948), célèbre franc-maçon et psychiatre français, connu pour ses travaux sur l’hypnose, qui publia une intéressante “Étude psychologique et sociologique sur les femmes à barbe” dans La revue de l’hypnotisme (n°19, 1905), avec de nombreuses reproductions mais pas celle de cette oeuvre. – par descendance familiale, collection Berillon, Yonne.

Una volta all’anno, la casa d’aste Rouillac organizza un’asta-evento in un castello della Valle della Loira. La 35a vendita “Garden Party” si è svolta a Château d’Artigny, vicino a Tours (2-5 giugno). Un dipinto di Lavinia Fontana è stato battuto a quasi 19 volte la stima più bassa

Incredibile performance per un dipinto di Lavinia Fontana che è stato venduto per 1.550.000 euro ma era stimato solo 80-120 mila euro. La tela combina due eccezionalità: l’autrice, Lavinia Fontana, che viene ricordata per essere stata la prima donna a dipingere una pala d’altare e per aver dipinto il primo nudo femminile su commissione del cardinale Scipione Borghese e il soggetto del ritratto, Antonietta Gonsalvus, detta Tognina e nota anche come Antonietta Gonzales, che soffriva come il padre Pedro Gonsalvus di ipertricosi, che causa la crescita eccessiva di peli e capelli.

La storia racconta che nel 1547 il piccolo Pedro, a solo 10 anni, viene portato dalla sua nativa Tenerife alla corte del re francese Enrico II in occasione della sua incoronazione. Inizialmente era tenuto come una “scimmia” nel parco del castello di Fontainebleau. Fu solo dopo aver dimostrato grandi capacità cognitive che gli fu concessa una vita più dignitosa. Si pensa che il suo matrimonio nel 1559 con Catherine Raffelin sia stata lo spunto per la nota storia de La bella e la bestia. La coppia ebbe molti figli, in quattro ereditarono le condizioni del padre.

Nel 1589, la famiglia Gonsalvus e i loro sette figli andarono in Italia dove furono ospitati da varie famiglie nobili. Il foglio con le scritte in italiano tenuto in mano da Antonietta in questo dipinto, simile a quello che si può vedere sul ritratto conservato nelle collezioni del Castello di Blois, racconta la storia della sua famiglia: “Don Pietro, un selvaggio scoperto sulle Isole Canarie, fu spedito a Sua Altezza Serenissima Enrico Re di Francia e da lì a Sua Eccellenza il Duca di Parma. Io, Antonietta, sono nata da lui e oggi mi trovo alla Corte di Dama Isabella Pallavicina Onorevole Marchesa di Soragna”.

Il viaggio dei Gonsalvus dalla Francia all’Italia è ben noto grazie alle osservazioni scientifiche che sono state fatte ad ogni tappa. Merry Wiesner-Hanks lo ha raccontato nel suo libro del 2009 “The Marvelous Hairy Girls: The Gonzales Sisters and their Worlds” (Yale University Press Publisher).

Nel 1594 Antonietta, che all’epoca doveva avere circa quindici anni, fu esaminata a Bologna da Ulisse Aldrovandi, le cui note scientifiche sarebbero state pubblicate solo nel 1642 nel libro “Monstrorum Historia”. Fu allora che Lavinia Fontana dipinse il ritratto conservato a Blois. All’epoca Fontana collaborava con altri pittori e pittrici all’imminente progetto editoriale di Aldrovandi, di cui si sono conservati 8.000 acquarelli. Uno di questi è il ritratto di una ragazza dalle sembianze di Antonietta, raffigurata con gli stessi fiori tra i capelli e lo stesso vestito di broccato del dipinto in asta. Tuttavia, l’iscrizione su questo ritratto recita: “Una donna pelosa di vent’anni la cui testa ricorda quella di una scimmia, ma che non è pelosa nel resto del corpo”. Di Antonietta alla fine del XVI secolo non si ha più traccia e non si conosce l’anno della sua morte. Come detto, un ritratto simile di Lavinia Fontana è conservato al castello di Blois. Ma secondo gli esperti di Rouillac  quello venduto in asta forse era la versione originale. Il prezzo realizzato ci fa credere che l’acquirente abbia pensato che avessero ragione.

Il secondo lotto che segnaliamo è una Citroen 2CV in legno venduta per oltre 210.800 € (non può essere registrata su strada). Il falegname francese Michel Robillard ha iniziato i lavori sulla macchina nel 2011, è stato utilizzato il telaio di una Dyane e il motore da 602 cc di una 3CV. Il creatore dell’auto, l’ebanista Michel Robillard, ha impiegato circa 5000 ore per la sua costruzione, utilizzando un mix di alberi di ciliegio, pero e melo per creare una carrozzeria e interni in legno a forma di 2CV. In omaggio alla 2CV originale, prodotta tra il 1948 e il 1990, su questo esemplare è stato montato anche un tettuccio in tela.

Il top price dell’asta è stato per il giapponese Kazuo Shiraga (1924-2008) con la tela “T. 34” del 1962 aggiudicata a 1.860.000 euro. Unsold il grande nudo di Gustave Courbet (1819-1877) “Grande baigneuse (Femme nue couchée au bord de l’eau)” del 1869 circa che uno dei top lot dell’asta con una stima di 300-500 mila euro.

Citroën 2 CV, type AZKA de 1955, Michel Robillard « La Belle Lochoise » Automobile quatre places entièrement réalisée en bois fruitier: noyer pour les ailes avant et arrière, poirier et pommier pour la carrosserie, merisier pour le remplissage des portes et le coffre arrière, loupe d’orme pour le tableau de bord. Capote noire en alpaga. Sellerie en tissus gris. Sur le châssis original d’une Citroën Dyane de 1969 (ex n°38KA6324), avec un moteur essence de 602 cm3, 3CV (n°1GA02037104). Véhicule vendu sans garantie d’aucune sorte. Automobile intégrée à la collection « Citroën Origins » du musée virtuel de L’Aventure Citroën.
Kazuo Shiraga (Japonais, 1924-2008)
T. 34, 1962
Toile, signée et datée en bas à gauche.
Étiquette effacée au dos de la Galerie Stadler, 51 rue de Seine – 75006 Paris: “Nom du Peintre: SHIRAGA / Titre: T. 34 – 1962 / Dimensions: 81 x 116”.
Inscription sur le châssis en rouge “PARIS 34” et en noir “No 50”.
Haut. 80,2 Larg. 116,1 cm.
(restaurations)

 

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