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Bruno Ceccobelli. Le Avanguardie fasciste*

Le tre scimmiette Ad Reinhardt (New York, 1913-1967) Le tre scimmiette Ad Reinhardt (New York, 1913-1967)
Le tre scimmiette Ad Reinhardt (New York, 1913-1967)
Le tre scimmiette Ad Reinhardt (New York, 1913-1967)

L’artista Bruno Ceccobelli ritorna nel leitmotiv di una narrazione spirituale della storia dell’arte che non è stata ancora scritta

All’armi siam avanguardie fasciste”. Eh già! Anche le avanguardie artistiche materialiste novecentesche provocarono una differenza estetica elitaria nelle violenze brute del XX° secolo? O le fecero nascere? Fu intorno al 1830, in Francia, che il termine avant-guarde cominciò a passare da un ambito militare alla cultura politica del pensiero degli intellettuali anarco-socialisti. Un termine che riassumeva e acclarava il loro primato, guida di una “morale innovativa”, laica, nelle battaglie per il liberalismo, considerato rivoluzionario, contro la borghesia.

In arte fu il critico e poeta dandy Charles Baudelaire (Parigi 1821-1867) a dichiarare, per primo, che gli audaci scrittori della gauche francese erano d’avanguardia; Charles, autore decadentista dei famosissimi versi “I fiori del male”, è stato anticipatore di tutti i “poeti maledetti”, poeti romantici narcisisti, che vagheggiavano future rivoluzioni libertarie, e che nel frattempo erano dediti a case del piacere e a cocktails di droghe del momento.

Hai amato il lato oscuro delle Avanguardie artistiche? Sì. E però, con la maturità, ho riflettuto e non voglio più vivere l’Arte con le stesse modalità di una guerra ottocentesca. Forse le Avanguardie del Novecento, sia le prime che le seconde, per amore del Post-moderno, hanno lottato e protestato contro la borghesia solo per vendere cara la loro “pelle”? Forse quelle correnti artistiche si sono “sfracellate” in scandali al sole solo per il fuoco fatuo del successo, copiando quelle tecniche di propaganda per qualsiasi prodotto di quello stesso mondo bestiale che volevano correggere?

Certo, l’esaltazione del termine avanguardia ha in sé sia la logica della violenza che della tragicità di un cambiamento repentino, nonché la fatalità di una svolta e/o visione di un “superamento” psicotico delle alternanti mode industriali, frutto di quel pensiero persuasivo della concorrenza economica, attraverso l’adeguarsi alla moderna attualità della pubblicità del progresso mercantile.

 

 

Vignetta di Ad Reinhardt
Vignetta di Ad Reinhardt

Avanguardisti… un gruppetto di artisti bohémien “incursori”, che si esercitavano alla provocazione, sperimentando la “rottura”: uccidere il passato-padre-padrone, ecco il trionfo sulla morte dell’arte, naturalmente di quella classica tradizionale; poi, se codificati, sarebbero stati celebrati come movimento alla moda. Recuperiamo e non scordiamoci tutto quello che hanno voluto provocare le Avanguardie con i loro proclami dirompenti; ecco gli slogan gagliardi elettroconvulsivanti presi da alcuni loro manifesti

“…Trattare la natura secondo il cilindro, la sfera, il cono”: scrive così Cézanne, razionalizzando il visibile e questa fu pure l’idea base del Cubismo;

“…La guerra, sola igiene del mondo”: manifesto Futurista di Filippo Tommaso Marinetti;

“l’Antigrazioso”: tema di Umberto Boccioni e di Carlo Carrà;

“Spezza i Bianchi con il cuneo rosso”: manifesto Costruttivista di El Lissitzky;

“C’è un grande lavoro distruttivo, negativo da compiere… e… l’arte non è una cosa seria, dico sul serio”: manifesto del Dadaismo Tristan Tzara;

“L’azione surrealista più semplice consiste, rivoltella in pugno, nell’uscire in strada e sparare a caso finche si può, tra la folla”: secondo manifesto surrealista André Breton e Paul Éluard;

“Realismo Socialista”: arte propedeutica dei Soviet di Andrej Ždanov;

“…Ci ho messo tutta la vita per dipingere come un bambino!”: Pablo Picasso;

Art-Brut”: ossia opere eseguite da persone non toccate dalla cultura artistica, come scrisse Jean Dubuffet;

Arte Vache”: Magritte, arte fumettistica, “vaccate”, ma che influenzeranno il gruppo CO.BR.A.;

Teatro della Crudeltà”: Antonin Artaud, otto anni in manicomio;

Teatro delle Orge e dei misteri”: di Hermann Nitsch tra eros e thanatos, condito da tanto, tanto sangue…

 

 

Vignetta di Jean Jacques Loup
Vignetta di Jean Jacques Loup

 

Non parliamo della settima arte… il cinico andazzo violento tutto strafatto per l’audience del cinema, della tv e dei videogiochi war games, film di catastrofi, dell’horror, di mafia e distintivi, pistolettate a gogò giù nel West. Se vogliamo fare velocemente un excursus in immagini sulle tappe poetiche toccate dalle avanguardie europee nello scorso secolo, e conoscerle tutte a mo’ di bignami, bisogna osservare le opere fatte in vita da un solo camaleontico artista. È quel signore raffinato e facile alle mode che disse: “La testa è rotonda per far girare le idee e cambiare spesso direzione!” e che aggiungeva sorridendo: “Per avere le idee pulite, occorre cambiarle come le camicie…”, questo era il pittore francese Francis Picabia (Parigi 1879-1953).

 

 

Ritratto di Francis Picabia
Ritratto di Francis Picabia

Picabia, uno spirito vispo, nobile e nomade sarà il principe concettuale delle Avanguardie, una eccellente cartina tornasole del post-modernismo e quindi, per forza, un anticonformista. Francis era di famiglia agiata; padre spagnolo, cancelliere all’ambasciata cubana a Parigi, madre francese figlia d’arte, egli nascerà e morirà nella stessa maison. Un genio en passant; iniziò la sua carriera espositiva nel 1903 vendendo bene i suoi quadri impressionisti, passò poi a dipingere da fauvista, ma poi si accorse che i suoi quadri non erano abbastanza sovversivi, allora divenne cubista e partì per il nuovo mondo, l’America, dove fece importanti esposizioni.

Il 1915, influenzato da Duchamp e dal futurismo, sarà il suo periodo meccanomorfico, e nel 1917 è a Barcellona dove pubblicherà un libro di poesie. Picabia, amico di Apollinaire e di Tristan Tzara, viaggiava molto tra i continenti, tornò in Europa alla fine della “grande guerra” e piacque a tutti quelli che piacciono, e subito si diede al dadaismo, ma nel 1921 lasciò il gruppo Dada litigando; sempre alla ricerca dell’innovazione… finì per sperimentare il Surrealismo, nondimeno nel 1924 attaccò Breton e se ne andò dal gruppo surrealista.

Francis passò allora all’Astrattismo per poi ritirarsi nel sud della Francia, isolato, in campagna, a Mougins; lì si concentrò su di una pittura tutta individuale e con un bel “ritorno all’ordine” sviluppò intrigati disegni: sovrapposizioni caotiche e trasparenti, contorni di figure classiche rinascimentali; sfornò uno stile inaspettato, oggi molto ricercato (ed è quello che io preferisco), dipinse segni che non somigliavano a nessuna avanguardia o moda e che anticiparono tanta figuration libre, o sauvage internazionale degli anni Ottanta.

In questo periodo fece anche lo sceneggiatore, lo scenografo e il costumista per il balletto Relâche e per il film Entr’acte, nel quale erano coinvolti anche Man Ray e Marcel Duchamp. L’avvenente avventura di Francis Picabia si svolse nel modo esemplare di “propulsore” edonistico di innovazioni stilistiche; è stato lo specchio intellettuale del modus vivendi libertario e totalitario dell’azzeramento perpetrato dalle Avanguardie Novecentesche e da tutto il postmodernismo dominato dalle idee manieristiche del citazionismo multietnico e interdisciplinare.

 

 

Picabia Impressionista
Picabia Impressionista

 

 

Francis Picabia, Udnie, 1913
Francis Picabia cubista, Udnie, 1913

 

 

Francis Picabia Meccanomorfico
Francis Picabia Meccanomorfico

 

 

Picabia Dadaista
Picabia Dadaista

 

 

Picabia Surrealista
Picabia Surrealista

 

 

Francis Picabia, Pavonia
Francis Picabia, Pavonia

La cultura Novecentesca dei viveurs dei primati fu quella di aderire e rifarsi ai ritmi (travasati anche nel campo dell’arte) reificanti di quel desiderio insaziabile di un continuo esprimersi in ricerca di stili estemporanei, per divorare e farsi divorare dal Moloch, lo Star-System, con il tipico prodotto sì creativo-dirompente, ma alla fine propizio al sistema capitalistico.

Pertanto gli avanguardisti, persi in quel naufragio della civiltà dal confuso progresso aniconico a tutti i costi, proclamarono: “Tutto è arte!”, senza distinzione fra arte minore e arte elevata, tra il bello e il kitsch, tra tradizione e decorazione o design, insomma un’insalata russa di stili formali, accontentando così tutti i gusti; non più degli ammiratori, ma dei clienti soprattutto cafoni e snob, eh beh… “Franza o Spagna, purchè se magna”. Così l’arte postmoderna e contemporanea, senza più un corpo né un’anima, senza più simboli o messaggi, fu calcolata solo per il suo “valore di consumo”, risultò convenzionalmente un bene rifugio e, ipso facto, un bene di lusso.

 

Vignetta di Roberto Micheli
Vignetta di Roberto Micheli

 

Tanti slogan rivoluzionari contro la banalità borghese e tanti messaggi crudeli indiscriminati apocalittici… le dittature delle avanguardie finirono in uno scadere nel superfluo e balzare alla ribalta con un gioco orchestrato dalla notorietà patinata. Con il “disgusto” codificato come valore di qualità lo spettatore diventa un nemico da soverchiare e ricattare; in arte non è più accettato il valore culturale-cultuale, non la sublimazione della Bellezza come grazia, armonia utile per la salute mentale di ognuno, ma è prevalso il tornaconto pecuniario, facendo una guerra distopica agli ingenui mal capitati. Putacaso arrivi un altro messia che ci convinca ad amare un’arte solo Metafisica**, allora vedremmo queste passate avanguardie come dei pesticidi dello Spirito.

Non dimentichiamoci mai che il XX° secolo fu sfortunato e nefasto, tragico e funereo tanto da contare il più grande sterminio di massa di tutta la storia dell’umanità; solo per l’Occidente due guerre mondiali, due bombe atomiche, una pandemia influenzale detta “la spagnola”, un pullulare di ribellioni e contro-rivoluzioni, dittature militari sempre più feroci di destra e di sinistra.

Un “secolo breve” ma di terrore: attentati, campi di torture, un razzismo scientifico; genocidi, l’eugenetica, la soluzioni finale degli ebrei: l’Olocausto; l’ Holodomor: moria dei contadini ucraini, i Gulag: campi di prigionia siberiani; la guerra civile in Spagna con il franchismo; le Foibe: il macello degli esuli italiani; la guerra fredda, la divisione della Germania con il muro di Berlino, e così via con in altri eccidi nei paesi all’est e nel sud del globo, nello stesso tempo siamo andati sulla luna, ma anche in fondo all’inferno.

“Lo Spirito ritorna a sé in maniera assoluta come Arte”, questa era la tesi di Hegel: passando attraverso la Religione (antitesi) per giungere alla Filosofia (tesi) c’è il ritorno della ragione come Ragione (sintesi). Dunque, se non vogliamo, come le avanguardie, ancora celebrare “la morte dell’arte” (che poi sarebbe anche la morte di Dio e della Storia dell’Uomo) e non favorire la nascita di un Super-uomo, di un qualsiasi trucido dittatore di un qualunque colore politico, o di un potere temporale clericale, occorre ragionevolmente recuperare lo spirito personale del Trascendente, negato da secoli dai razionalisti scientisti.

 

Ad Reinhardt, 1946
Ad Reinhardt, 1946

 

 

*“Le Avanguardie fasciste”: ho ritenuto più opportuno definire le scioccanti rotture con la Storia dell’Arte Moderna perpetrata dalle Avanguardie artistiche del Novecento con uno stereotipo ideologico (Fasciste) nostrano del passato; questi movimenti considerati dall’establishment politicamente rivoluzionari sono ora vissuti invece, per me, come regressivi e violentemente totalitari, formalisti e nichilisti. “Fascista” è anche un termine legato alla storia europea attraverso e grazie all’anticipazione del Futurismo, movimento d’avanguardia considerato vera ex-fiat gloria dell’arte Italica…
**Non voglio condannare certo in toto i passati “movimenti” del Novecento in cui ci sono stati singoli artisti che hanno esibito una grande differenza di statura per la loro personale ricerca spirituale come nella Metafisica e nel Suprematismo russo; cito alcuni tra tutti i pittori Vasilij Kandinskij, Kazimir Malevič, Ivan Puni, i fratelli de Chirico, Giorgio e Savinio, Paul Klee, Enrico Prampolini, Piet Mondrian, Alberto Bragaglia etc… e tra gli scultori Medardo Rosso, Umberto Boccioni, Arturo Martini, Giacomo Manzù, Wildt, Marino Marini, Alberto Giacometti, Brancusi, Lucio Fontana, Leoncillo etc…

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