
La rimozione di due opere dell’artista concettuale Dan Graham dalle città francesi di Nantes e La Rochelle ha sollevato critiche da parte degli eredi dell’artista
Mieko Meguro, vedova di Graham, si è detta rammaricata, soprattutto perché non è stata informata in anticipo della rimozione di una delle installazioni. “Non ho intenzione di fare causa alle città”, ha dichiarato. “Voglio solo avviare un dialogo per garantire che il lavoro di Dan rimanga accessibile al pubblico, nel rispetto della sua integrità artistica”.
A Nantes, il padiglione di Graham, installato nel 1994 sopra un parcheggio sotterraneo, era stato commissionato nell’ambito di un progetto di riqualificazione urbana. L’allora sindaco, Jean-Marc Ayrault, ne aveva evidenziato l’importanza artistica e l’opera aveva richiesto un investimento di 300 mila euro. Tuttavia, nel corso degli anni ha subito danni strutturali dovuti a intemperie e vandalismo, portando infine alla sua rimozione.
A La Rochelle, invece, il consiglio comunale ha giustificato la decisione con la grave usura della struttura e i costi elevati di restauro. La segretaria alla cultura Catherine Benguigui ha dichiarato: “È stato straziante rimuovere questa scultura. Abbiamo valutato diverse opzioni, ma il restauro sarebbe costato circa 230 mila euro. Non avevamo altra scelta: l’opera era diventata pericolosa e aveva perso la sua bellezza originale”.
La controversia ha riacceso il dibattito sulla conservazione delle opere d’arte negli spazi pubblici, mettendo in luce le sfide della loro manutenzione a lungo termine. Ma, in realtà, il “caso Graham” non è isolato e riporta alla mente un’analoga vicenda. Anche Square Depression di Bruce Nauman, infatti, ha subito una sorte simile.

Progettata nel 1977 per Skulptur Projekte Münster – la storica rassegna di arte pubblica in Germania – l’installazione era una piramide rovesciata incastonata nel terreno del campus dell’Università di Münster. Qui, studenti e visitatori potevano camminare e sostare diventando parte dell’opera stessa, tuttavia, nel 2020 Square Depression è stata demolita per far spazio a una nuova struttura universitaria. Sebbene sia stata promessa una relocazione all’interno del campus, il dove e quando rimangono ancora incerti.
I casi di Dan Graham e Bruce Nauman mostrano in realtà “due facce” della stessa problematica: da un lato, le difficoltà pratiche nella conservazione delle opere d’arte pubbliche (logoramento, costi di restauro, sicurezza), dall’altro, la mancanza di un vero dibattito tra istituzioni, eredi e comunità, prima di procedere con decisioni drastiche come la rimozione o la demolizione.
Nel caso di Dan Graham, il problema principale sembra essere stata la scarsa comunicazione e questo solleva una questione di trasparenza e rispetto per l’eredità artistica – perché un’opera pubblica non è solo un elemento urbanistico, ma anche il frutto di una visione artistica che merita di essere tutelata.
Nel caso di Bruce Nauman, invece, la demolizione di Square Depression per fare spazio a una nuova struttura universitaria è avvenuta con la promessa di una reinstallazione futura, ma senza dettagli precisi su tempi e modi. Questo dimostra che, anche quando si prevede una ricollocazione, il rischio è che, purtroppo, le opere finiscono in un limbo, senza garanzie reali di recupero.
Ma quindi un’opera pubblica è davvero tale se può essere rimossa senza consultazione? E soprattutto, fino a che punto le istituzioni dovrebbero essere vincolate alla sua tutela?