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Londra: Urs Fischer sceglie tablet digitali e l’intelligenza artificiale

Artwork Urs Fischer, foto Prudence Associates Ltd, Courtesy Gagosian Artwork Urs Fischer, foto Prudence Associates Ltd, Courtesy Gagosian
Artwork Urs Fischer, foto Prudence Associates Ltd, Courtesy Gagosian
Artwork Urs Fischer, foto Prudence Associates Ltd, Courtesy Gagosian
Fino al 10 gennaio Fischer espone da Gagosian Burlington Arcade nuove opere realizzate digitalmente insieme a piccole sculture

Con Urs Fischer l’arte contemporanea è mutevole e imponderabile. Diventa una sfida per sviscerare i segni del tempo con una insolita eterogeneità materica. Non è un caso ritrovare spesso il suo nome associato alla Gagosian Gallery. A Londra, infatti, nella sede della Burlington Arcade, è in corso la sua mostra con le nuove opere, realizzate digitalmente insieme a piccole sculture, esposte fino al prossimo 10 gennaio.

L’artista, classe 1973, nasce a Zurigo ma vive a New York, da cui guarda il mondo con ironia tagliente e sarcastica. A Fischer interessa che la sua arte arrivi a tutti senza mediazioni, in modo netto e chiaro. E per farlo, a volte, utilizza l’espediente dell’esuberanza. A tal proposito, è un esempio la versione, in cera e a grandezza reale, del Ratto della Sabina del Giambologna che ha fatto sciogliere in occasione della 50ma Biennale di Venezia.

 

Artwork Urs Fischer, foto Prudence Associates Ltd, Courtesy Gagosian
Artwork Urs Fischer, foto Prudence Associates Ltd, Courtesy Gagosian

Ma Fischer è imprevedibile come le sue opere, e non rinuncia ad alcuno strumento per decodificare la contemporaneità e dare una forma alla sua idea di spazio narrativo. Quello che caratterizza questa mostra londinese – con quattro serigrafie realizzate su pannelli di legno e con integrazioni dipinte a mano – è l’uso del disegno digitale per la rappresentazione di spazi descrittivi. Emerge con chiarezza una dimensione domestica, con segni e colori tipici dello stile cartonesco ma senza alcuna presenza umana.

Ci sono degli interni caratterizzati da un iconico divano vintage dove spicca la figura di un gatto solo. E un quadro che ripropone un cigno bianco: e, difatti, l’opera si chiama Swan. Questi suoi scenari sembrano non emanare alcun suono. Sono contenitori silenti, in bilico tra una percezione grafica dell’arte e un senso fotografico degli ambienti, Dove poter leggere anche rimandi alla cultura mediterranea, con un calice di vino rosso e una lampadina che sembrerebbe evocare la sagoma di una provola appesa, come in Yellow Chair.

 

Urs Fischer, Mantel, 2015, Courtesy the artist and Gagosian
Urs Fischer, Mantel, 2015, Courtesy the artist and Gagosian
Direzioni narrative

Resta comunque pulsante quella sua esigenza di usare la tecnologia per suggerire direzioni anche narrative. Diventa piuttosto bizzarro questo suo aspetto descrittivo, poiché Fischer si considera più un erede diretto di Duchamp, come gran parte degli artisti contemporanei. Eppure usa la tecnologia in modo narrativo come spesso avviene nel mondo della Digital Art. In perfetta controtendenza con quella “bellezza d’indifferenza” che ha siglato l’arte da Duchamp fino ai nostri giorni, Cattelan compreso. Ma non finisce qui: in questa sua mostra sono presenti anche piccole sculture che hanno elementi tratti dalle immagini esposte e tre lampade scultoree con motivi floreali.

Inoltre, questo evento espositivo si ricollega alla collaborazione di Fischer con il Connaught Hotel di Londra per la realizzazione del loro albero di Natale annuale. Ancora una volta, l’artista ha scelto l‘intelligenza artificiale. Ha puntato sulla creazione di addobbi inusuali: sfere riempite di immagini di visi, realizzati dall’IA, illuminate con luci LED, puntando sull’espediente tecnologico all’insegna di una immagine di albero corale con volti di ogni età, etnia e provenienza per sottolineare la coralità dell’arte e la festosità natalizia.

 

Artwork Urs Fischer, foto Prudence Associates Ltd, Courtesy Gagosian
Artwork Urs Fischer, foto Prudence Associates Ltd, Courtesy Gagosian

In un mondo divisivo e belligerante, Fischer ha enfatizzato l’aspetto inclusivo della tecnologia, per ricordare a tutti – non solo a Natale – che il pianeta terra è caratterizzato da visi diversi e tutti appesi al grande albero dell’umanità che mette insieme piante, tecnologie e civiltà.

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