
Artista rumena tra le più interessanti dell’odierna pittura europea, Axente espone a Siena nella sua prima personale istituzionale
Siena, città dove in ogni angolo si respira il medioevo, ha tra i suoi monumenti più celebri il Complesso museale Santa Maria della Scala (definito così quando l’antico Spedale a fine ‘900 si trasferisce nel nuovo nosocomio) sito di fronte al Duomo e nato tra l’VIII e il XII secolo su un’importante via di pellegrinaggio con una funzione sociale di un’accoglienza sempre più ad ampio spettro: Ospedale, Xenodochio (‘ostello’ gratuito per pellegrini), Ricovero dei poveri e Brefotrofio (antico problema dell’abbandono dei neonati) e nei secoli raggiunge un notevole potere economico oltre a quello culturale dovuto alla splendida stratificazione di architetture, affreschi, dipinti e numerosissime opere d’arte. Un gigante maestoso e molto articolato, frutto ed espressione della storia della collettività senese, in parte recuperato e affidato dal gennaio 2024 alla dinamica e appassionata guida di Cristiano Leone (Presidente della Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala) che ama evidenziare l’antico attraverso il nuovo mettendo in atto contemporaneamente diverse iniziative.
In quest’ottica si può ammirare fino all’11 gennaio 2026 la mostra Metamorfosi del sacro, prima personale istituzionale di Teodora Axente (Sibiu/Transilvania 1984), artista rumena tra le più interessanti dell’odierna pittura europea. Curata da Riccardo Freddo e Michela Eremita in collaborazione con la londinese Galleria Rosenfeld, è frutto di un progetto espositivo site-specific, nato da un’idea di Cristiano Leone mirata alla valorizzazione e maggiore conoscenza del Complesso museale, tempio della cittadinanza e del tempo.

Teodora, dopo un’esperienza con Erasmus in Francia (Ecole Supérieure des Beaux-Arts di Rennes), ha conseguito una laurea alla Facoltà di Arte e Design dell’Università di Cluj-Napoca (città dove l’artista vive e lavora) e un dottorato presso la stessa università e ha fatto parte della generazione più giovane della Fabrica de pensule, antica fabbrica sovietica di pennelli dismessa nel 1993 a Cluj e trasformata in uno spazio postindustriale atto a ospitare gallerie e studi di artisti e ora destinata ad altri usi. Ha ricevuto premi e riconoscimenti partecipando a mostre anche a livello internazionale e ora è arrivata a Siena dove con la sua arte ha creato un ponte tra presente e passato, realtà e sogno, anima e corpo, bene e male nonché oriente e occidente.
Nella città del Palio, ha trascorso un mese indagandone storia, architetture e anima e osservando con estasiata meraviglia i tesori preziosi custoditi dal Santa Maria della Scala, tra gli altri, gli affreschi del Vecchietta (Lorenzo Di Pietro), il chiodo della Croce, il velo della Vergine e le reliquie da Costantinopoli. Siena possiede un rilevante patrimonio di reliquie ufficialmente riconosciute dalla Chiesa Cattolica che le divide in tre classi. Oggi, in Occidente, la conservazione di parti del corpo umano, invece di avere un alto valore spirituale e simbolico, collide, almeno per alcuni, con il rispetto sacro dovuto alle spoglie mortali evidenziato in modo icastico nell’opera Dei Sepolcri di Foscolo. La Chiesa Ortodossa ha una venerazione più accentuata per le reliquie, non semplici resti umani, ma canali attraverso cui si manifesta la grazia di Dio compiendo miracoli.

Teodora, grazie anche alla sua radice ortodossa, ha acquisito culturalmente le due interpretazioni cui aggiunge a livello personale una spiccata sensibilità nei confronti delle reliquie che connotano le sue opere: il suo linguaggio pittorico visionario crea atlanti immaginifici dalla lettura non sempre immediata e facile. Centrale nella sua poetica la metamorfosi attraverso un processo di nascita, dissoluzione ed elevazione: nulla si perde in questo percorso tanto che nelle sue nature morte compaiono strumenti chirurgici, bende, contenitori utilizzati nel passato all’interno dello Spedale, simboli di una cura verso una guarigione fisica e spirituale che porta dal terreno al divino così come lo sono il bozzolo, l’insetto, la scala, il giglio, il calice… modelli di trasformazione e trasfigurazione inseriti in architetture che ricordano quelle dei grandi cicli affrescati
Il risultato è un ciclo di venticinque opere raffinate e dalla forte carica simbolica articolate in quattro sale. Nei dipinti emergono riferimenti diretti all’esistente storico cioè agli affreschi del Pellegrinaio: emblematica l’opera The Ladder (La Scala), una scala immaginaria sospesa tra terra e cielo su cui Teodora ispirandosi agli affreschi del Vecchietta li riorganizza come metafora di ascesa, memoria e rinascita.
In The Seven Sins l’artista, ispirandosi alla Fonte Gaia di Siena in Piazza del Campo – i cui rilievi originali di Jacopo della Quercia sono conservati nel Museo di Santa Maria della Scala – attraverso figure enigmatiche e corpi metamorfici intrecciati a simboli fa dialogare due sistemi simbolici: i sette peccati capitali, espressione del declino morale dell’umanità e le sette virtù cristiane (tre teologali e quattro cardinali) come contrappunto di resilienza spirituale che ben si adatta alla storia di Siena tra identità civica, devozione religiosa e funzioni dello Spedale di Santa Maria della Scala, evidenziando così la memoria collettiva della città. Un quadro della condizione umana tra sacro e profano.

I suoi quadri in cui ama usare materiali diversi curando particolarmente gli abiti sembrano sospesi nel tempo. Pur ispirandosi alla pittura fiamminga del ‘400 e ‘500, il suo lavoro si muove tra reale e immaginario fino all’onirico e surreale. La pittura è per lei un prosieguo del sogno, un modo per trasformare la realtà superandola e in fondo anche un gioco
Viste la capacità di Teodora di cogliere lo spirito di Siena e il ricordo indimenticabile, nel giorno dell’inaugurazione della mostra, della performance “Nello sguardo di Teodora Axente” con Alessandra Cristiani, Jacopo Giarda e musica dal vivo (con il trio Jazz diretto da Silvia Bolognesi e due studenti dell’Accademia Siena Jazz) nell’ambito di XENOS festival di performance, si può ipotizzare che il Drappellone per il Palio dell’Assunta 2026, affidatole ufficialmente l’8 gennaio 2026 dal Comune di Siena, darà risultati emozionanti e ricchi di suggestioni.










