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Un volto vincente e luminoso. Belle Époque a Pisa

Belle Époque, Pisa, Palazzo Blu, Installation Views, foto Unosei Arteinvideo Belle Époque, Pisa, Palazzo Blu, Installation Views, foto Unosei Arteinvideo
Belle Époque, Pisa, Palazzo Blu, Installation Views, foto Unosei Arteinvideo
Belle Époque, Pisa, Palazzo Blu, Installation Views, foto Unosei Arteinvideo
Fino al 7 aprile a Palazzo Blu di Pisa una grande mostra con un centinaio di opere giunte da musei europei e americani

È in corso a Palazzo Blu di Pisa una grande mostra sulla Belle Époque (sino al 7 aprile) con un centinaio di opere giunte da musei europei e americani, che tratta il movimento artistico con ampiezza, puntando su tre artisti italiani a Parigi, Giovanni Boldini, Giuseppe De Nittis, Federico Zandomeneghi. Apparentemente simile a una mostra sullo stesso argomento chiusa a Brescia nel giugno 2025, se ne distanzia per alcuni importanti approfondimenti e la presenza di opere diverse. Curata da Francesca Dini, come la precedente bresciana, indugia infatti sul contesto storico-artistico del movimento, presentando scenari inediti o poco noti.

 

Carlo Ademollo, La sera dopo la battaglia di Sedan, 1911
Carlo Ademollo, La sera dopo la battaglia di Sedan, 1911

L’intento”, dice la curatrice, “è valorizzare il contributo degli artisti italiani attivi a Parigi negli anni della Belle Époque, riconoscendone l’originalità e la complessità”. Non solo però, ma anche mettere in luce un periodo cruciale che attraversa tutta l’Europa, appena uscita dalla guerra franco-prussiana e dalla sconfitta di Sedan per la Francia. E sottolineare come l’arte aiuti la Francia e l’Europa a uscire da tempi bui e rifarsi un volto vincente e luminoso, in contemporanea alla trasformazione della società. Si tratta di “un viaggio nella storia culturale europea per dare voce a un periodo cruciale, restituendo profondità a un momento spesso banalizzato dalla sua stessa seduzione estetica”.

 

Sebastiano De Albertis, Garibaldi a Digione, 1877
Sebastiano De Albertis, Garibaldi a Digione, 1877

Non a caso, il percorso di nove sezioni, comincia proprio dalla sconfitta di Sedan del 1870. Quando la caduta di Napoleone III apre una stagione di crisi e rivolte. Parigi è assediata dai prussiani e insorge contro il governo nazionale dando vita alla Comune, con un tentativo rivoluzionario finito nel sangue dopo due mesi. A rappresentarlo, in apertura, opere del fiorentino Carlo Ademollo (La sera della battaglia di Sedan, 1870), Ernst Meissonier (L’assedio di Parigi, 1870-1871), Sebastiano De Albertis, Garibaldi a Digione con soldati e cavalli prostrati sui campi di battaglia innevati. Ci sono anche Édouard Manet con la litografia Guerra civile del 1871. E l’olio su tela di Maximilien Luce con Una via di Parigi nel maggio 1871, in cui civili e soldati sono sdraiati per terra morti.

 

Maximilien luce, Una via di parigi nel maggio 1871, 1903-05
Maximilien luce, Una via di parigi nel maggio 1871, 1903-05
La nuova Parigi

Immagini importanti per capire il clima tragico, in cui nasce la Belle Époque. Con la fine della guerra infatti c’è una forte reazione a Parigi e in Europa, alla figura dell’artista soldato si sostituisce quella dell’artista-flâneur, ozioso e bighellone, interprete della vita moderna. Ed ecco La rinascita di Parigi, dopo le grandi sofferenze, la gioia, il lusso, i caffè e i salotti borghesi. La città si trasforma in una metropoli vivace e cosmopolita, capitale artistica di una nuova epoca, la Belle Époque. A concorrere al nuovo clima, ci sono gli artisti italiani a Parigi. In particolare i tre, Boldini, De Nittis, Zandomeneghi, cui è dedicata gran parte della mostra.

La nuova Parigi si distingue subito con i suoi centri culturali, come La Maison Goupil, cuore del mercato artistico internazionale dell’Ottocento. Con sedi in Europa e Stati Uniti la Maison produce una pittura di piccolo formato, brillante, con soggetti in costume, che attira molti collezionisti. Qui cominciano o si sviluppano grandi artisti come Mariano Fortuny y Marsal, di cui è esposto per la prima volta in Italia il capolavoro Spiaggia a Portici del 1874. E, con lui, Antonio Mancini, Francesco Paolo Michetti, Alceste Campriani, Boldini e De Nittis, dei quali sono esposte opere straordinarie. Colpiscono, ad esempio, di De Nittis Il mulino di Castellammare del 1876, La Place du Carrousel del 1882, di Boldini, oltre le piccole opere con personaggi in costume settecentesco, paesaggi come Strada maestra a Combes-la-Ville del 1873.

 

Belle Époque, Pisa, Palazzo Blu, Installation Views, foto Unosei Arteinvideo
Belle Époque, Pisa, Palazzo Blu, Installation Views, foto Unosei Arteinvideo
Un salotto cosmopolita

La mostra sottolinea con altre due grandi tappe il ruolo di Boldini e De Nittis interpreti della modernità. Ricordando come i due macchiaioli a Parigi riescano a tradurre con una pittura nuova, attraente e scintillante, il gusto borghese per l’eleganza e l’attualità. Macchia, impressionismo e note di avanguardia si mescolano nella loro arte, davvero sorprendente, in cui non solo lo stile ricco e vibrante di luce appare nuovo, ma anche le tematiche: donne che viaggiano in barca sulla Senna, o si affacciano curiose con i loro bambini a vedere passare sontuose carrozze, paesaggi fioriti e case di campagna, venditrici di frutta tra i cespugli e strilloni con fasci di giornali (Boldini, Lo strillone, 1880, che meraviglia!).

Ma la mostra fa di più, ci porta direttamente in Casa de Nittis. Un salotto cosmopolita, in cui si incontravano artisti e scrittori, da Degas a Zola, da Edmond de Goncourt a Manet. Conversazioni colte, mentre Léontine, la moglie di De Nittis, tante volte ritratta dal pittore, cura ogni dettaglio, dalle eleganti tovaglie all’argenteria, dal mobilio al giardino. La borghesia risorge con agi e bellezze, dopo guerre e sofferenze. E poi c’è un altro italiano a distinguersi, Federico Zandomeneghi (Venezia, 1841-Parigi, 1917) che, dopo tanti luccichii, si riappropria della forma, sobria e sintetica come un quattrocentesco.

 

Belle Époque, Pisa, Palazzo Blu, Installation Views, foto Unosei Arteinvideo
Belle Époque, Pisa, Palazzo Blu, Installation Views, foto Unosei Arteinvideo

Giunto a Parigi negli anni settanta dell’’800, frequenta gli impressionisti e partecipa a quattro loro mostre. Vicino a Degas e a Renoir crea un universo femminile, aggraziato e poetico, intimo e, a suo modo, spregiudicato, già novecentesco. In anticipo non solo nella pittura, ma nella vita: sono tante Brigitte Bardot ante litteram.

Belle Époque
Pisa, Palazzo Blu
Fino al 7 aprile 2026
catalogo Moebius

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