
La Vittoria Alata di Brescia e l’Idolino di Pesaro in dialogo in un inedito allestimento creato da Francesco Vezzoli
Victoria Mater. L’idolo e l’icona è l’ultimo intervento realizzato nel Parco Archeologico di Brescia, inserito nel piano di valorizzazione volto a riqualificare l’intera area del Capitolium, il tempio romano della Città. L’installazione site-specific, visitabile sino al 12 aprile 2026, è l’occasione per festeggiare anniversari e ricorrenze di particolare importanza per la Leonessa: non solo i duecento anni dalla preziosa ri-scoperta del sito archeologico, ma anche l’avvento delle prossime Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali.
Un’opportunità certamente più unica che rara per celebrare e valorizzare il patrimonio simbolo della Città, che dal rientro in patria dal restauro dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze non smette di attirare visitatori. Proprio questa settimana la Vittoria Alata, accompagnata dall’Idolino di Pesaro, ha visto passare davanti a sé la Fiamma olimpica: un gesto simbolico e significativo, carico di Storia e cultura millenaria.
Victoria Mater. L’idolo e l’icona, realizzata da Francesco Vezzoli con il contributo del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, prestatore dell’Idolino, racconta “il miracolo della relazione”. Eppure, davanti all’installazione, è d’obbligo interrogarsi. Mi risulta difficile – e me ne scuso con i lettori – non portare avanti questa riflessione partendo da un aneddoto personale. Qualche anno fa, studentessa di fuori provincia, risalivo via Musei dal Museo Santa Giulia verso il centro città. All’epoca conoscevo ben poco di Brescia, e giunta al civico 55, il cuore mi si fermò: davanti a me, nel buio di un freddo pomeriggio invernale, nascosto fra gli alti palazzi storici, il Tempio Capitolino.

Nobile semplicità
Una visione straordinaria, cinematografica, che mai mi sarei aspettata e che ricordo sempre con grande commozione. Fu in quel preciso momento che mi resi conto del meraviglioso miracolo storico a cui stavo assistendo e della bellezza che Brescia già offriva ai suoi cittadini. Una Bellezza insita in sé stessa, senza tempo, senza macchia né peccato: Kalòs kai agathòs.
Ecco, da questo ricordo parte oggi la mia considerazione, dinanzi a due opere bronzee imponenti e perfette, circondate da un elemento scenografico dello stesso materiale, ma più moderno, più grande, più ricco. Attorno ai visitatori, lo scorrere di una giornata artificiale, che illumina le opere in un continuum – se non altro, i tre tempi alba, tramonto e tempo d’attesa generico, consentono di studiare i riflessi sulla superficie delle sculture e come la materia reagisca, viva, alla luce -, fino al sollevamento del cordone, per ricongiungerci con esse.
Una dimostrazione di forza accessoria perché, l’installazione stessa lo dimostra, l’Idolo e l’Icona sono già autonomi, possiedono una forza espressiva intrinseca ed inalienabile.
L’opulenza dell’intervento site-specific genera allora un cortocircuito con la nobile semplicità e quieta grandezza delle due sculture classiche. Irrompe nello spazio sacrale, non del museo ottocentesco, ma in quello di un tempio vero e proprio, sapientemente ricostruito da Juan Navarro Baldeweg. L’aura inviolabile e religiosa di quello spazio viene attraversata da energie altre, che impressionano e stupiscono il pubblico. Tante sono le domande che sorgono, ma, forse, la Bellezza più eloquente è quella che non risponde.
VICTORIA MATER. L’IDOLO E L’ICONA
Fino al 12 aprile 2026
Brixia. Parco archeologico di Brescia romana
Via dei Musei, 55, 25121 Brescia
www.bresciamusei.com








