
La mostra ripercorre oltre vent’anni di ricerca di Iran do Espírito Santo, riunendo opere storiche e lavori recenti
Dopo la tappa nella sede torinese della galleria Mazzoleni, la mostra di Iran do Espírito Santo (Mococa, São Paulo, 1963) approda a Milano, confermando il rilievo internazionale di uno degli artisti brasiliani più significativi della scena contemporanea. La sua pratica, che intreccia scultura, disegno e installazione, si distingue per rigore formale e tensione contemplativa, che ne costituiscono la cifra più riconoscibile. Visitabile sino al 28 marzo 2026, Tracciare il pensiero. 2002-2025 ripercorre oltre vent’anni di ricerca, riunendo opere storiche e lavori recenti in un percorso coerente che dà conto della poetica dell’artista.
Forme essenziali e stilizzate, spesso derivate dal contesto quotidiano, vengono sottoposte a processi di straniamento e trasfigurazione, sia sul piano dimensionale che su quello percettivo. Dall’iconica Untitled (Keyhole) (2022), scultura in granito e in scala ingrandita di un buco della serratura, sino alle più recenti Metro (2025), in acciaio inossidabile a dimensioni variabili, e Compasso (2025), scultura in alluminio che evoca fattezze antropomorfe per via dell’altezza (180 cm), do Espírito Santo riflette sulla struttura essenziale di oggetti funzionali e avvalendosi di congegni quali la luce, la scala, la superficie e la percezione, conferisce loro un’aura idealizzata.

Dimensione eterna, immutabile e universale
La sua ricerca non si configura infatti come riproduzione mimetica del reale, né si esaurisce nella fascinazione per strutture elementari e autosufficienti. Al contrario, si misura con questioni di natura filosofica, tentando di elevare il mondo sensibile – mutevole, imperfetto, in continuo divenire – al mondo delle idee, inteso in senso platonico come dimensione eterna, immutabile e universale. Se il primo, secondo Platone, è dominio dell’opinione (dóxa), il secondo è la sede delle Idee, modelli perfetti delle cose. A questi tende il lavoro dell’autore che, con accuratezza quasi ossessiva e precisione estrema, ora ingigantendo ora rimpicciolendo le cose, le trasforma in dispositivi di contemplazione.
Caratteristica accentuata anche dall’utilizzo dei materiali (pietra, metallo, vetro o acciaio), la cui densità e peso contrastano con l’ordinarietà degli elementi dati: strumenti di misurazione, lampadine o piccole ampolle colorate. Un ruolo centrale nella pratica dell’artista è svolto anche dai disegni realizzati attraverso gradazioni tonali e sequenze di linee ripetute in modo ipnotico. In mostra sono presenti i lavori in grafite su carta della serie Vertical Curtains (2025) e E. P. 2 (2014), realizzato in vernice al lattice su carta. Questi interventi trasformano le superfici architettoniche in campi visivi meditativi, configurandosi non come semplici lavori su carta, ma come opere pienamente integrate nello spazio e capaci di modificarne la percezione.

Nel corso della sua carriera, do Espírito Santo ha raggiunto una riconosciuta rilevanza internazionale, partecipando a importanti manifestazioni quali la Bienal de São Paulo (1987), la Biennale di Istanbul (2000) e la Biennale di Venezia (1999 e 2007). Sue opere sono oggi presenti nelle collezioni di istituzioni di primo piano, tra cui il MoMA di New York, il SFMOMA di San Francisco e il Maxxi di Roma.









