29 Settembre 2026 22:26

Biennale di Venezia senza italiani. Le opinioni di Fineschi, Annarumma e Banfo

Serena Fineschi, Francesco Annarumma e Maura Banfo
Serena Fineschi, Francesco Annarumma e Maura Banfo
Perché non ci sono artisti italiani alla Biennale Arte 2026? È la domanda che i professionisti del settore si pongono in queste ore. E noi abbiamo chiesto ad alcuni di loro una riflessione. In questo appuntamento ci rispondono Serena Fineschi, Francesco Annarumma e Maura Banfo

Dopo la presentazione della 61. Mostra Internazionale d’Arte di Venezia e dell’elenco dei 111 artisti selezionati dalla curatrice Koyo Kouoh per il suo progetto In Minor Keys, ha suscitato non poco clamore nel sistema dell’arte nazionale la totale assenza di nomi italiani. Abbiamo chiesto un’opinione a riguardo all’artista Serena Fineschi, al gallerista Francesco Annarumma e all’artista Maura Banfo.

Serena Fineschi
Serena Fineschi. Photo credits Elena Foresto
Serena Fineschi. Photo credits Elena Foresto

Trovo questa scelta totalmente irrispettosa nei confronti del Paese ospitante ma, usando le parole di Andrea Bruciati, l’Italia è corresponsabile della propria marginalità. Molti sono i motivi che ci hanno portato alla situazione attuale; dalla carenza di supporto da parte delle istituzioni, dalla mancata alfabetizzazione al contemporaneo, dalle gallerie orientate verso artisti stranieri per entrare nel sistema internazionale, ai curatori che per noia o interessi diversi rivolgono lo sguardo altrove. Queste pose ci hanno portato a rincorrere modelli che non ci appartengono, perdendo lentamente la nostra identità. Non si tratta di provincialismo o nazionalismo ma di accettare che l’arte italiana abbia canoni, formalizzazioni e linguaggi ben precisi e che questa unicità sia il valore universale da difendere, promuovere e da cui ripartire.

Francesco Annarumma
Francesco Annarumma
Francesco Annarumma

Si raccoglie ciò che si semina. Se per decenni qualsiasi governo al potere si è disinteressato non solo dell’arte contemporanea, ma della cultura in ogni sua espressione, può capitare che venga nominato un direttore alla Biennale di Venezia che non inserisca neppure un italiano nella lista degli artisti invitati. Per il paese di Dante, Michelangelo, Raffaello e Leonardo questo è uno schiaffo in piena faccia. Speriamo serva a svegliarci.
P.S. In questi giorni si è inaugurata alla Tate di Londra la retrospettiva dedicata a Tracy Emin. In Italia si è mai organizzata una mostra del genere per un artista vivente? Ma poi dove, visto che noi non abbiamo una Tate o un Beaubourg.

Maura Banfo
Maura Banfo. Photo courtesy Mattia Gaido
Maura Banfo. Photo courtesy Mattia Gaido

Provincialismo? O Indifferenza? A mio avviso c’è una cecità ormai da molto tempo nei confronti del lavoro dell’artista nei territori di appartenenza, che vorrei considerare non come un tifo da stadio (gli Italiani e gli altri) ma come presa di consapevolezza di una problematica esistente già al di fuori della Biennale. Si è deciso che l’erba del vicino è sempre più verde, ma senza un senso di reciprocità.  E da troppo tempo si cerca di attribuire il nostro “essere conformi” altrove, per poi forse suscitare l’interesse in “patria”. Probabilmente ci siamo abituati ad adattarci allo stato delle cose e in silenzio, dietro a una tastiera ci scambiamo opinioni e pensieri che alla fine verranno persi nell’etere. O forse no! (…Le tonalità minori richiedono ascolto e trasporto sincero…).

Leggi l’inchiesta “Biennale di Venezia senza italiani” su ArtsLife

1 – Umberto Croppi, Alessandra Mammì e Daniele Capra
2 – Bianco Valente, Alberto Dambruoso e Ludovico Pratesi
3 – Lorenzo Canova, Loredana Longo, Davide Rondoni
4 – Andrea Bruciati, Francesca Pasini, Fabio Cavallucci
5 – Paolo Repetto, Francesco De Grandi, Giampaolo Abbondio
6 – Giorgio Fasol, Lucrezia Longobardi, Roberto Gramiccia