
Un incarico, una mostra, una collaborazione. Oppure l’essersi trovati al posto giusto nel momento giusto, un incontro, un invito, una conversazione. Con il format “La svolta” chiediamo ai protagonisti del sistema dell’arte di raccontarci quando e come è partito tutto. In questo diciassettesimo appuntamento ci risponde Sergio Risaliti, direttore artistico del Museo Novecento di Firenze
Perseveranza, studio, coraggio, creatività e probabilmente anche un po’ di follia. Il mondo dell’arte, e soprattutto il suo sistema, è fatto di meccanismi spesso intricati. Una montagna russa affascinante dagli equilibri sempre in costante mutamento. Eppure, guardando alle carriere di chi del mondo dell’arte è protagonista, non pensiamo che artisti, curatori, direttori di fiere e di musei, esperti in comunicazione, critici e giornalisti, abbiano iniziato anche loro a muovere i primi passi, a maturare esperienze su esperienze, fino a quando è arrivato quel momento in cui hanno pensato: “questa è la mia volta buona”. Ed è quello che abbiamo deciso di farci raccontare, ponendo loro questa domanda: qual è stato il momento che ha segnato la svolta nella tua carriera?
Ci risponde Sergio Risaliti, direttore artistico del Museo Novecento di Firenze.
C’è sempre un treno che passa. Anzi più di uno. E quando sali non sai dove ti porterà. Hai solo una certezza direi inconscia, non razionale. Devi salire.
Per quanto riguarda il mio ‘destino’, la svolta è stata un libro. Copertina color ocra con inciso a stampa uno strano marchingegno simile a un elicottero al centro dello spazio. Era una monografia su Leonardo da Vinci che ancora conservo. Lo aveva portato a casa mia madre. A lei devo questo incipit. Di un’immagine conservo ancora un disegnino. Avevo cinque o sei anni al massimo. Provai a copiare la Gioconda. Ma quello che mi interessava erano i tanti disegni anatomici. Ero affascinato dal corpo umano, dalle parti interne, le ossa, i nervi, il cranio, il ventre gravido, il sesso maschile e femminile. Un bellissimo paesaggio, cavalli imbizzarriti, un guerriero che grida, cipressi in controluce, le ali di un angelo. Da allora, non ho smesso di guardare opere d’arte.
Sul piano professionale, la svolta invece è arrivata alla fine degli anni Ottanta. Avevo già iniziato a curare mostre tra Prato e Firenze con giovani artisti. Un giorno, Pier Luigi Tazzi mi parlò di un concorso europeo per giovani curatori al Magasin di Grenoble dove direttrice era la mitica Adelina von Furstenberg. Si trattava della più importante scuola per curatori in Europa e direi al mondo. La selezione era durissima. Venivano selezionati solo sei candidature su tutta l’Europa. Superai gli esami e i colloqui. Fu per me una sorpresa, che provocò un cambio di vita totale.
Lasciai per un anno l’Italia e con i colleghi girammo in lungo e in largo per il continente. Dovevamo anche scegliere tre-quattro periodi di stage. Ne realizzai uno alla Fondazione Cartier dove conobbi Grazia Quaroni, una tra le migliori curatrici che ho conosciuto in tutti questi anni. Un secondo stage fu al Jeau de Paume dove ebbi modo di conoscere il grandissimo Ellsworth Kelly. Seguirono poi altri due esperienze importantissime: Documenta a Kassel, dove mi fermai per un mese. Infine, l’ultimo momento di formazione fu la redazione di Flash Art. Alla fine di quello stage, Giancarlo Politi mi offrì un lavoro in redazione. Gli devo molto. Un altro passaggio di livello, anzi un vero e proprio salto in alto, fu la conoscenza di Pierluigi Piccini, all’epoca sindaco di Siena. Era il 1997. Mi dette un compito straordinario. Nacquero le Papesse, e soprattutto conobbi Antonella. E tutta la mia vita prese un’altra piega.
Leggi “La svolta” su ArtsLife
1 – Massimo Minini
2 – Masbedo
3 – Adelaide Corbetta
4 – Fabio Cavallucci
5 – Silvia Giambrone
6 – Davide Ferri
7 – Gian Maria Tosatti
8 – Sarah Cosulich
9 – Alberto Dambruoso
10 – Fabio Sargentini
11 – Raffaella Cortese
12 – Nicola Ricciardi
13 – Paola Manfredi
14 – Maria Cristina Didero
15 – Paola Capata
16 – Roberto Gramiccia




