
Se chiedessimo agli artisti di scegliere un’opera della loro produzione e raccontarcela, cosa accadrebbe? Con “Un’opera a settimana” vi proponiamo un format di iconografia e iconologia incentrata sulle più interessanti espressioni del contemporaneo. Protagonista di questo quindicesimo appuntamento è Virginia Zanetti
Una rubrica di iconografia e iconologia che mette al centro la creazione artistica contemporanea. È questo il focus di “Un’opera a settimana”, format di ArtsLife che invita gli artisti a scegliere un’opera della propria produzione, e a raccontarla ai lettori svelandone ispirazione, processo creativo, significati reconditi, aneddoti che solitamente non vengono rivelati. Una riflessione sull’arte attraverso l’arte, per un’indagine che aspira a carpire l’universale per mezzo del particolare. E, forse, a conoscere più da vicino gli artisti, spingendosi oltre l’“usuale” contesto delle mostre.

In questo appuntamento, Virginia Zanetti ci racconta I just want to know who I am.
Ho scelto quest’opera, o meglio questo ciclo composto da un dittico video e un’opera fotografica, perché rappresenta uno dei momenti di trasformazione più profondi del mio percorso artistico e personale. È un lavoro nato durante la pandemia, successivamente al ciclo I Pilastri della Terra, quando il senso di precarietà e vulnerabilità che attraversava il mondo coincideva con un cambiamento radicale anche nella mia vita privata.
L’immagine nasce da un ricordo d’infanzia: mio nonno Luigi Zanetti, ginnasta e medaglia d’argento alle Olimpiadi di Londra del 1948, sospeso nell’istante del salto mortale. Quel gesto, custodito nella memoria familiare, si è trasformato in una visione. Ribaltando la fotografia, il corpo non sembra più elevarsi, ma precipitare dalla terra verso l’ignoto. Osservata nel verso opposto, invece, richiama un’ascensione. Mi interessa che l’opera rimanga in equilibrio tra queste due possibilità: caduta e rinascita, perdita e liberazione.
La mia ricerca nasce da una visione interiore che cerco di trasformare in un’esperienza estetica ed estatica reale, coinvolgendo una comunità. Per realizzare questo lavoro ho invitato la Società Ginnastica Etruria 1897 di Prato – la stessa a cui apparteneva mio nonno – a trasportare un trampolino elastico sulla spiaggia del fiume Bisenzio. Per un giorno quello spazio pubblico è diventato un luogo sospeso: le atlete si staccavano dal suolo arrivando a oltre dieci metri d’altezza, mentre i passanti assistevano increduli a quella visione di corpi in volo. Con l’atleta Chiara Cecchi abbiamo lavorato affinché, durante la discesa dal salto mortale, il corpo abbandonasse la tensione della postura sportiva per assumere una forma apparentemente rilassata, come in un gesto di totale affidamento. Cercavo proprio quell’istante in cui il controllo lascia spazio all’ignoto.
L’opera è stata prodotta da Fondazione Modena Arti Visive dopo la vittoria del Premio Level 0 ad ArtVerona 2020 con Traffic Gallery e presentata in una mostra personale presso AGO – Modena Fabbriche Culturali, durante il Festival Filosofia dedicato al tema della libertà, a cura di Chiara Dall’Olio. Oggi fa parte della collezione di Fondazione AGO.
Continuo a sentirmi profondamente legata a quest’immagine perché racchiude la domanda che attraversa tutta la mia ricerca: per scoprire chi siamo dobbiamo forse accettare di cadere, disintegrarci e lasciare andare ogni certezza, affinché qualcosa di nuovo possa nascere.
Leggi “Un’opera a settimana” su ArtsLife
1 – La Conversione di San Paolo di Marcello Maloberti
2 – 1943 di Jacopo Benassi
3 – Il fazzoletto della vera icona di Luigi Presicce
4 – LA NUBE di Eleonora Roaro
5 – Succubi e Supplizi di Francesco De Grandi
6 – Com’è il cielo in Palestina? di Giovanni Gaggia
7 – GESTI PLASTICI di Francesco Impellizzeri
8 – Ruinate di Elena Bellantoni
9 – Sorelle Acqua di Rachele Frison
10 – Arma il prossimo tuo come te stesso di Mario Consiglio
11 – L’amore è nell’aria di Bianco-Valente
12 – GIOVANNA di Ivana Pia Lorusso
13 – Opera senza data, senza titolo di Maura Banfo
14 – Trappola Calanco del Rio Tradito di Angelo Bellobono




