
Brutte, sgraziate, goffe, prive di qualsiasi “volontà d’arte”. Ma pubblicatissime: a Venezia durante la Biennale Arte ricompaiono le grandi mani bianche dell’artista figlio di Anthony Quinn
Ormai rischia di diventare una specie di virus: arriva la Biennale arte di Venezia, e da qualche parte in giro per la città ti aspetti di veder spuntare dall’acqua delle inquietanti e gigantesche manone bianche. Era successo due anni fa, sul Canal Grande, nell’area di Rialto, quando sorgevano per “sostenere” i lati dell’Hotel Ca’ Sagredo. Tornano quest’anno, in zona Arsenale, tante manone intrecciate a formare una specie di galleria (degli orrori?). Ora, in occasione della Biennale se ne vedono, di installazioni per dir così “eclettiche”, a volte kitsch, altre con maggiore pregnanza artistica: ma nel caso delle “manone” c’è che puntualmente finiscono su tutti i giornali e invadono la rete, postate e rilanciate migliaia di volte.

Perché? Rischiamo volentieri l’accusa di malizia e dietrologia, e cerchiamo la risposta nel fatto che l’autore è il signor Lorenzo Quinn, ex attore ora artista che non nasconde di essere il quinto figlio del grandissimo e popolarissimo attore Anthony. Nessun moralismo, lo star system ha le sue regole e le sue liturgie, per cui vengano pure le migliaia di selfies con queste manone: ma la critica, ed i giornali che ci si aspetta mantengano un po’ di obbiettività, perché assecondano questi fenomeni tacendo che queste “opere” sono decisamente brutte, sgraziate, goffe, prive di qualsiasi “volontà d’arte”?






