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Il vissuto e il tessuto. 3 giovani artiste africane raccontano la potenza lirica e critica dell’Africa a Milano

Couple face suit (The palmtree version), Marlene Steyn, 2013 Couple face suit (The palmtree version), Marlene Steyn, 2013
Jeanne Gaigher_The way through Fish Fountain II_2019_Acrylic, Ink, Bookbinders Cloth, Canvas and Thread_204 x 159 cm_HR
Jeanne Gaigher_The way through Fish Fountain. II_2019_Acrylic, Ink, Bookbinders Cloth, Canvas and Thread_204 x 159 cm_HR
Courtesy Osart Gallery, Milano

Dal 15 novembre 2019 al 1 febbraio 2020 tre giovani donne ci proiettano nel panorama artistico emergente dell’Africa del Sud. Arriva da Osart Gallery di Milano la mostra African Textures.

AFRICAN è l’aggettivo che incorpora le origini delle 3 giovanissime artiste in mostra, tutte provenienti dall’Africa del Sud. TEXTURES raccoglie nella sua definizione le differenti tecniche utilizzate e mischiate dalle tre, che sperimentano inserti in stoffa, acrilici e oli, ma anche materiale di recupero. AFRICAN TEXTURES è la mostra che racconta la corposità sociale e politica del continente africano, affollato da culture e contesti così diversi tra loro che finiscono per scontrarsi e sovrapporsi.

Jeanne Gaigher_Conditions of the day II_2019_Canvas, Bookbinding Cloth, Thread, Acrylic, In, Dye_147 x 170 cm_© Jeanne Gaigher, Courtesy Osart Gallery, Milano
Jeanne Gaigher_Conditions of the day II_2019_Canvas, Bookbinding Cloth, Thread, Acrylic, In, Dye_147 x 170 cm_© Jeanne Gaigher, Courtesy Osart Gallery, Milano

Jeanne Gaigher, Kresiah Mukwazhi e Marlene Steyn danno una loro personale interpretazione del fenomeno, rideterminando il concetto di “texture” e rendendolo proprio. Il tessuto è il ponte che collega le origini delle 3 artiste alla loro identità contemporanea.

Le opere di Jeanne Gaigher (Cape Town, 1990) sono opere da sfogliare. Composte da più strati di tessuto o tela sovrapposti, presentano i colori della terra posati sulla tela con acrilici ed inchiostro. Sono esperienze personali quelle che guidano l’artista mentre prende forma l’opera d’arte, vissute attraverso fotografie, bozzetti ma anche acquarelli. Ad un primo sguardo possono sembrare opere astratte, ma al secondo si notano i soggetti che vivono al loro interno e che si susseguono nei numeri progressivi dei titoli delle tele.

Stroke my palms and flush my knee, Marlene Steyn, 2016
Stroke my palms and flush my knee, Marlene Steyn, 2016

Marlene Steyn (Cape Town, 1989) sviluppa la propria arte a livello principalmente figurativo. La tela, libera dalla classica struttura in legno, è animata da oli, acrilici, inchiostro, ma anche materiali di recupero, e al suo interno prendono vita figure femminili circondate da ambienti naturali. L’artista proietta lo spettatore in una dimensione più profonda, quasi onirica, dove oggetti della quotidianità vengono rielaborati e combinati in modo originale, assumendo nuove identità e forme. Nell’arte di Marlene Steyn regna il caos, lo stesso che vive anche al di fuori delle sue tele. È proprio all’interno di esso che l’artista studia e ricerca l’identità umana.

Send me your Nudes, Kresiah Mukwazhi
Send me your Nudes, Kresiah Mukwazhi

Le opere di Kresiah Mukwazhi (Harare, Zimbabwe, 1992) hanno carattere sociale e rappresentano lo strato più superficiale dei rapporti umani. Indaga principalmente la figura femminile e il suo ruolo all’interno della società africana. Appellativi, credenze popolari, pregiudizi legati alla donna diventano protagonisti delle tele, ma anche temi delicati, come la violenza e l’aggressione sessuale. Ad ispirare la giovane, sui temi e sui colori, è stata la sua esperienza all’interno di un night club. Grandi pennellate viola, strati di pizzo e materiali eccentrici dominano le sue opere, dove viene sottolineata la fragilità della condizione femminile, in Zimbabwe come nel resto del mondo.

Couple face suit (The palmtree version), Marlene Steyn, 2013
Couple face suit (The palmtree version), Marlene Steyn, 2013

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