Print Friendly and PDF

Bruno Ceccobelli. Artisti di se stessi

Bruno Ceccobelli, ''Bevete il suo rimedio'' 1997, 81 x 96 cm Bruno Ceccobelli, ''Bevete il suo rimedio'' 1997, 81 x 96 cm
Bruno Ceccobelli, ''Bevete il suo rimedio'' 1997, 81 x 96 cm
Bruno Ceccobelli, ”Bevete il suo rimedio” 1997, 81 x 96 cm

Gli ultimi eventi nell’arte internazionale danno spunto all’artista Bruno Ceccobelli per una nuova riflessione fra artisti materialisti e Spirituali

“Na, na, na, na, na, na, na, rumore, rumore*”. C’è tanta arte odierna che fa solo rumore, sgasa, impenna, derapa, “eh, non mi sento sicura/o*”. Nessuno ci crederà, pazienza, ma la mia soddisfazione più grande è di essere fuori da questo “mondo”; godetevi le motivazioni dei giurati internazionali usate per scegliere gli artisti della nuova classifica mondiale 2023 di ArtReview “Power 100”. O quelle per l’assegnazione a Londra del Turner Prize, nei giorni scorsi.

 

Nan Goldin guida una Power 100 List dominata nel 2023 dagli artisti (copyright Nan Goldin)
Nan Goldin guida una Power 100 List dominata nel 2023 dagli artisti (copyright Nan Goldin)

Per le commissioni giudicanti gli artisti “corretti” debbono affrontare tematiche sociali, pensando artatamente al futuro politico, attraverso le “rappresentazioni” di quelle problematiche che dovrebbero essere affrontate soprattutto dagli altri… esseri umani post-umani, al grido: “Armiamoci e partite!”. “Audite, audite”: si cerca di favorire una de-popolazione del pianeta, con percorsi transfemministi-ambientali, attraverso un’arte “ferale”, purtroppo non permettendo agli addetti di trasformare il loro tempo e il loro impegno e dedicarlo alla propria rivoluzione interiore.

Forse solo io, che sono un Baby Boomer a-complottista, mi domando: quando un artista è materialista o Spirituale? Le pitture, come alcuni segni o simboli, comunicano prima delle parole e se le arti e la pittura fossero, o potessero essere, esperienze divine…, come la mettiamo con le commissioni mondiali di satanassi della Post-verità e della Post-divinità? Ora dovrò argomentare la parola “Dio”… Se per caso avete i conati o vi toccate, comprendetemi e per favore sostituite subito la parola Dio con altre tipo: Genitore Uno, la Singolarità, la Forza Vitale, l’Infinito, l’Assoluto, l’Astratto, il Nulla che è oppure D’io**.

Dal Concilio di Nicea del 787 d.C. si legittimarono definitivamente le Icone come luoghi d’incontro tra Dio, l’invisibile, e la pittura, il visibile; una pittura epifania del divino. Ma cosa possiamo comprendere delle immagini considerate sacre che, in quel dominio Romano Bizantino d’Oriente, per gli ortodossi erano ritenute la contemplazione del silenzio e della pace, nelle fattezze del Pantocratore?

 

Pantocratore, mosaico bizantino, Monreale
Pantocratore, mosaico bizantino, Monreale

L’Icona è un’immagine trasfigurata protopica atemporale, è la parola di Dio il suo verbo a colori; l’etimologia della parola viene dal greco antico eikénai, “apparire”, “essere simile”. L’icona ci apre la coscienza ad un mondo superiore di luce, un nimbo là dove tutto è iniziato, da quei caldi fotoni prima esplosi poi raffreddati, transustanziati in una rara materia prima che ha formato tutte quelle moltitudini di info, comprese tutte le nostre contrarietà accidentali e la nostra particolare gioia d’amare.

L’icona è Dio che vuol arrivare a noi; dipingere una precisa tavola di legno con forme e colori simbolici accendeva un atto sacramentale definendo il luogo dove Dio si manifestava: sulla superficie del quadro. Una finestra sul mistero, un tempio e un tempo dove si rendeva reale ciò che era raffigurato: “l’icona disegna l’Assoluto con i colori del relativo”. Per i più sarà superstizione, ma la vista di queste icone accompagnate da una preghiera santificava il credente… E lo stesso iconografo si salvava ed era miracolato.

 

San Nicola, icona bizantina
San Nicola, icona bizantina

Ebbene, le icone hanno “salvato” anche l’Arte Moderna: pensate all’invenzione dell’Arte Astratta o dell’Arte Pura in Russia, da Kandinskij a Kazimir Malevic. E a tanti altri grandi pittori cattolici americani come Josef Albers o addirittura al “perverso” Andy Warhol***. E ad altrettanti artisti legati in qualche modo alla metafisica, che hanno sperimentato una consonanza formativa determinante grazie alle icone. Nello schema delle icone si scopre che Dio è simmetria chiasmatica e tutte le prospettive architettoniche e dei personaggi sono rovesciate, perché il punto di fuga siamo noi e la Grazia che esse emanano dovrà entrare in noi.

 

Trinità Andrei Rublev
Trinità Andrei Rublev

 

Schema compositivo Trinità Andrei Rublev
Schema compositivo Trinità di Andrei Rublev

Pavel Florenskij (1882-1937, teologo matematico e filosofo russo, fucilato in un Gulag) nelle sue lezioni di estetica chiarisce che “l’icona è la reminiscenza d’un archetipo celeste” e “l’arte è un sogno sostenuto”. Cosa dovremmo pensare dei nostri pittori contemporanei acclamati minimalisti, artefici di monocromi aniconici, di tutte quelle moderne pitture e sculture optical che azzerano le informazioni e i particolari dell’essere e delle sue essenze?

Nessun messaggio dalle decorazioni geometriche che, dai minoici ad oggi, ornano il perbenismo borghese; tutte queste pratiche artigianali, vittime dell’ateismo consumista, negano o ignorano un rapporto con l’Infinito, negando persino i principi della Fisica Quantistica propri del fenomeno Entanglement. Del resto il mercato corrente dell’Artwashing è fatto di merci, oggetti, prestazioni o eventi ripetuti, stereotipati, con economie totalmente legate al loro giro di speculazione avido di maggior profitto. Il mercato compra il mercato, schiavizzando gli artisti e alienando i collezionisti.

Praticamente tutti i mercati, come in principio il capitalismo, sono contro la cultura, perché essi, per puro vantaggio, sono costretti alla moda delle mode, una continua restaurazione, mai vere rivoluzioni personali. Per il mercato le immagini artistiche metafisiche, rispetto al design, sono degli ibridi amorfi. Opere alle quali non si attribuiscono qualità culturali propedeutiche, morali o di sublimazione… Tantomeno di salvezza terapeutica, quindi non sono “arte” ma “articoli” senza nessun legame con il Soprannaturale; questo mercato dell’arte inquina e avvelena il nostro puro creativo rinnovamento. Arriverà il tempo delle penitenze estetiche?

 

Icona di Nikola Saric
Icona di Nikola Saric

L’artista “Spirituale” si sente miracolato, ogni segno è da lui accettato come una manifestazione dell’Assoluto. Un segno è un dispaccio celeste che gli fa intravedere la sua via, lavora per la speranza e per questo ha fede nel fatto che è l’opera a fare l’operatore. Quanti di questi nostri artisti “corretti” sono anche artisti di se stessi?

* Dal testo della canzone “Rumore”, cantata da Raffaella Carrà nel 1974.
** Mi pare di ricordare che, sia Carmelo Bene che Gino De Dominicis, amici intimi, scrivessero Dio così: D’io.
*** Andy Warhol ebbe a dire che le diverse riproduzioni tematiche sempre codificate delle icone gli suggerirono la tecnica della serialità serigrafica utilizzata nelle sue opere.

Commenta con Facebook