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Bruno Ceccobelli. La mano de Dios: il Creatore e i creativi

“La mano de Dios”-“Giudizio Universale”, Cappella Sistina, Michelangelo “La mano de Dios”-“Giudizio Universale”, Cappella Sistina, Michelangelo
“La mano de Dios”-“Giudizio Universale”, Cappella Sistina, Michelangelo
“La mano de Dios”-“Giudizio Universale”, Cappella Sistina, Michelangelo

Bruno Ceccobelli continua a estrinsecare le sua idea di Storia Trascendente dell’Arte individuando algoritmi anticonformisti

Algoritmo metafisico Storia Trascendentale dell’Arte, dispositivo preveggente atto a riconoscere i Farisei conformisti, che escono dai segreti “circoli” del potere, sospettosi, ossessionati dalla privacy & status, dagli Scriba sinistri burocrati, funzionari furbetti della società dello spettacolo, sì creativi, ma spesso falsi anticonformisti (sconvenientemente i farisei e gli scriba sovente si spalleggiano…) e infine scopriamo i Faber, creatori silenziosi e meditativi artefici della propria fortuna… Ma grazie all’ignoranza del pensiero dei tira a campà e dei vu cumprà conformisti, ostacolati. Primo tempo, il creato fa il creatore… cioè l’opera fa l’operatore, tanto che Salvador Dalì con ironia “paranoica” disse: “L’opera loda il maestro”; secondo tempo, i creativi fanno la moda… e consentono i regimi della moda, conformisti per piacere.

Nel ventesimo secolo, le scorse avanguardie artistiche e contemporanee* hanno sfruttato la cornice storica dell’Arte Moderna come accessoria per il loro proficuo incasellamento museale, incrementando la deprecabile scena della Pop-decoration, o dell’artentrateinment fashion, insomma facendo leva sullo scandalo, sullo strepito, meccanismo retorico di una rottura superficiale con la tradizione, alimentando e rafforzando così il cattivo gusto dell’artificio solo per notorietà e omologazione. Rivoluzionari allineati, sempre presenti a tutti quei “vernissage” di fuffa, di arte non arte: “Io ci sono”, ma non ti si vede. “Mi sento uno, nessuno, centomila”; artisti psicovagabondi mascherati da se stessi, oh!… sì… comprami, anche se non ti do niente! Nel mondo ci sono 193 nazioni e ci sono in corso 170 conflitti, ah beh! sì beh!

 

Conflitti mondiali
Conflitti mondiali

Tranquilli… se non si sentono le bombe o le smitragliate sotto casa nostra, significa che altrove qualcuno sta pagando la nostra pace, giustizia, bellezza… eh sì! E va bè, per ora sta morendo solo il nostro vicino. Ma secondo voi, in tutta questa attualissima “danza della morte” mondiale, una delle ragioni più importanti mai dette, in questo orrido contesto diabolico, non sarà forse l’ignoranza, turbolenza confusionaria della nostra “cultura edonistica” post-umana, non sarà la nostra filosofia usata come politica, o la nostra religione senza morale e la nostra arte priva di un’anima?

Dubitate veramente forse che tutte queste nostre istituzioni sfasciate, perché corrotte dalle speculazioni finanziarie e, inoltre, senza principi finali, non abbiano responsabilità fattive? Dai teleschermi, le figurine snob benpensanti ululano di gaiezza solo al tecno-formalismo del razionalismo scientista, complici di quel male opportunista chiamato progresso unicamente guerrafondaio che in tutto il mondo si chiama sistema capitalistico.

 

Trionfo della Morte, Palazzo Abatellis, Palermo
Trionfo della Morte, Palazzo Abatellis, Palermo

Nel Ticino, nella svizzera italiana, sopra ad Ascona, nel diciannovesimo e nel ventesimo secolo, nasce nuovamente il mito libertario-esoterico del Monte Verità. Lo stesso Leonardo da Vinci, già nel tardo ‘400, frequentava questi lidi ascetici (in quell’epoca insediati da congregazioni d’artisti), a testimonianza di ciò il progetto che svolse per la regolazione del fiume Maggia. La Svizzera, paese pacifico, è neutrale dal 1815, da allora vi accorsero gli intellettuali europei più sensibili dell’epoca: utopisti e pacifisti, teosofi, cristiani, vegetariani, nudisti, anarchici, socialisti, comunisti, costoro ne fecero una free zone elevandola ad una opportunità ideale, un’amena culla spirituale.

Un luogo dell’anima dove rifugiarsi e vivere un miraggio indisturbato, fermento di uno spirito creativo anticonformista. Quei nazareni mitteleuropei ottocenteschi (hippies ante litteram) erano artisti, letterati, musicisti e rifugiati politici stabilitisi nel fitto bosco del monte Monescia (o Monte Verità), sopra Ascona; qui provarono a fondare una terza via romantica, mistica, tra capitalismo e comunismo, esploratori e creatori di una vita alternativa, più spirituale. Prese vita una comunità adamitica dedita all’Arte come forma di Purezza; liberi pensatori artisti eremiti che adoravano prendere nudi i bagni di sole e di aria, i loro “vestiti della riforma” erano chiare tuniche sciolte monocolor e capelli lunghi al vento… lavoravano da soli i loro orti e campi, successivamente si rilassavano in gruppo con danze di euritmia… tra i primi furono i fratelli rumeni poeti idealisti anarchici Gusto e Karl Gräser e il nostro Carlo Cafiero.

Eressero per prima cosa semplici baite di legno, poi le famose case: Casa Aida, Casa Andrea tutta geometrica, Casa Centrale tutta finestre, Casa del Tè e la Casa Anatta (Anatta concetto in lingua pali del buddhismo del non-sé, non-ego); soggiornarono sul Monte Verità il principe anarchico russo Pëtr Kropotkin, il poeta libertario Erich Mühsam che appellò Ascona “la repubblica dei senza patria”, lo psicanalista Otto Gross che progettò una “Scuola per la liberazione dell’umanità”, gli scrittori Hermann Hesse, D. H. Lawrence, la ballerina Isadora Duncan, artisti come Hans Richter, Hugo Ball, Hans Arp, El Lissitzky, politici famosi da Bakunin, Otto Braun, Lenin, Trockij, e molti altri.

 

Erich Mühsam, Monte Verità, 1904
Erich Mühsam, Monte Verità, 1904

 

 

Monte Verità, euritmia
Monte Verità, euritmia

 

 

Monte Verità
Monte Verità

 

 

Gusto Gräser ritratto al centro del gruppo della comunità di Monte Verità
Gusto Gräser ritratto al centro del gruppo della comunità di Monte Verità

 

Nella primavera del 1990 fui euforico per essere stato invitato, insieme ad altri artisti italiani, da Harald Szeemann ad Ascona nell’antico e nobile palazzo appellato Casa Serodine per la prima Biennale d’Arte Contemporanea, una esposizione internazionale dal titolo: “Il Monte Verità visto nei suoi molteplici aspetti”; così anch’io respirai a fondo un po’ di quell’aria d’immaginazione preventiva.

 

 

 

 

A sedici anni, a Roma, scoprii magicamente l’esistenza della sapienza Teosofica** e poi nel tempo scoprii che non era un caso…, perché le storie simboliche iconiche e gli ideali devozionali della Teosofia imperniarono anche tutta l’Arte Spirituale dell’Occidente tra il XIX° e il XX° secolo, e così anche la mia arte.
La divina pittrice svedese, vera anticonformista, Hilma af Klint di Stoccolma (1862-1944), ancora, da noi, poco famosa, dopo un inizio con un suo stile naturalistico e con soggetti botanici, nel 1888 a causa della morte della sorella più piccola, Hermina, scoprì le dimensioni metafisiche della nostra vita: nascita, morte, rinascita e immortalità, fu seguace degli ideogrammi della dottrina Teosofica e di quella filosofia esoterica nata intorno alla leggenda di Christian Rosenkreuz e ancora più tardi dell’Antroposofia di Rudolf Steiner.

 

Hilma af Klint, ritratto, 1901
Hilma af Klint, ritratto, 1901

Hilma, con le sue tele di grande formato raffiguranti coloratissimi pittogrammi astratti archetipali, con queste sue tavole di alti principi simbolici, anticipò tutte le Avanguardie artistiche astratte del Novecento. L’arte di Hilma voleva mostrare ciò che non è visibile del visibile, la sfera sottile della nostra sfera astrale; quando dipingeva provava la strana intuizione di essere guidata da una coscienza superiore; ma come al solito, il suo valore espressivo metafisico rivoluzionario lo si riconobbe troppo tardi.

 

Hilma af Klint, ''Albero della Conoscenza n° 5''
Hilma af Klint, ”Albero della Conoscenza n° 5”

 

 

Hilma af Klint, Guggenheim Foundation, New York
Hilma af Klint, Guggenheim Foundation, New York

 

Colpo di scena…, solo in una mostra del 1986 intitolata: “The Spiritual in Art – Abstract painting 1890-1985” al Los Angeles County Museum of Art poi itinerante nel 1987 al Museum of Contemporary Art di Chicago, ed infine al Gemeentemuseum dell’Aia si apprese pubblicamente dell’esistenza delle opere segrete di Hilma af Klint, e fu uno shock per tutti vedere tele di tale originalità spirituale. Infatti Hilma, timorosa circa il suo percorso iniziatico e pudica riguardo le sue saggezze, alla sua morte, lasciò nel testamento la volontà che gli eredi esponessero, per onorarla, solo i suoi vecchi dipinti en plein air, mentre i suoi quadri “astratti occulti” non avrebbero dovuto essere mostrati se non solo vent’anni dopo il suo oltrepasso, convinta che il pubblico non ne avrebbe compreso la profondità iconica evangelica, e così avvenne.

Quella fu la prima esposizione internazionale rivelatrice di Hilma af Klint e della condizione trascendentale nell’Arte Astratta del XX° secolo, comprendeva un centinaio di artisti e circa duemila tra documenti e opere, fu l’iniziale summa dei “pionieri” nell’Arte Astratta Spirituale e il suo voluminoso catalogo è la Bibbia di quelle “figure” iperuraniche, dipinte da anime trasparenti; insieme a quegli adorati capolavori era presente anche una mia opera***, che nel catalogo condivide la pagina con quel peculiare malinconico pittore svizzero, il simbolista Ferdinand Hodler.

 

Copertina del libro The Spiritual in Art Abstract Painting 1890-1985
Copertina del libro The Spiritual in Art Abstract Painting, 1890-1985

 

Ferdinand Hodler, ''The Dream'', 1897 e Bruno Ceccobelli ''Etrusco Ludens'', 1983
Ferdinand Hodler, ”The Dream”, 1897 e Bruno Ceccobelli ”Etrusco Ludens”, 1983

Gino De Dominicis, altro artista cosmico metafisico, l’Immortale tra Alieni e Sumeri, diceva che c’è una grande differenza tra il creatore che è l’artista-demiurgo, e i “creativi”, che possono essere anche tutte quelle persone “brave” nel loro impegno quotidiano che si danno da “fare”. Genio e “follia”… del creatore, non è certo quella versione romantica di “genio e sregolatezza”; la creatività non è spontaneità, la follia del genio è disciplina di ferro… ci fu una volta in cui si poteva chiamare l’artista creatore mostro sacro.

In un suo discorso poetico il pittore della luce ancestrale Valentino Vago diceva che quando dipingeva, lui era “assente”, perché solo il creatore poteva essere “presente” e fare un nuovo segno rivelatore di un’altra dimensione… da parte mia dico sempre che: “faccio solo le cose che non so fare”, perché ammetto che una mia opera, anche se fosse “perfetta”, sarebbe sempre una somma dei miei errori, facendo intuire che solo il creatore è artefice del Sublime.

A corollario metafisico della S.T.A. aggiungo: l’artista creatore ha quella mano de Dios, pari ad un evento naturale, il creatore è un battitore libero, un centrocampista celeste, imprevedibile e disinteressato a se stesso, coraggioso nel farsi guidare dalla pazienza e dall’ironia nella ricerca degli enigmi ancestrali… I creativi invece sono meticolosi, adottano sempre uno stile personale riconoscibilissimo, diventano spesso imprenditori di se stessi per i potenziali acquirenti del loro convenzionalismo, firma-marchio-conio-pecunia. Pablo Picasso diceva: “Il principale nemico della creatività è il buonsenso” e il filosofo Friedrich Schiller nelle lettere “Sull’educazione estetica dell’uomo” del 1795, scrive polemizzando: “…L’artista è figlio del suo tempo; ma guai a lui se è anche il suo discepolo o peggio ancora il suo favorito”.

*Avanguardie artistiche e contemporanee: lungi da me condannare i singoli artisti di questi gruppi, anzi molti sono considerati da me maestri, sottolineo però che la loro teoria ideologica presente nei manifesti è spesso formale e sicuramente materialistica, per me la vera rivoluzione è contenutistica e Spirituale.
**La teosofia, scienza delle religioni formulata per la prima volta dalla russa Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891) si basa su una filosofia neo-platonica propria di Plotino e di Ammonio Sacca, assommata alla morale cristiana e a quella delle filosofie induista e sufi.
***Tra gli artisti storici V. Kandinsky, Malevič, P. Klee, P. Mondrian, A. Giacometti, C. Brancusi, M. Rothko, B. Newman etc… gli italiani presenti oltre a me, G. Balla, G. Severini, L. Fontana, M. Merz, D. Bianchi.

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