
Un incarico, una mostra, una collaborazione. Oppure l’essersi trovati al posto giusto nel momento giusto, un incontro, un invito, una conversazione. Con il format “La svolta” chiediamo ai protagonisti del sistema dell’arte di raccontarci quando e come è partito tutto. In questo diciottesimo appuntamento ci risponde lo storico dell’arte Andrea Bruciati
Perseveranza, studio, coraggio, creatività e probabilmente anche un po’ di follia. Il mondo dell’arte, e soprattutto il suo sistema, è fatto di meccanismi spesso intricati. Una montagna russa affascinante dagli equilibri sempre in costante mutamento. Eppure, guardando alle carriere di chi del mondo dell’arte è protagonista, non pensiamo che artisti, curatori, direttori di fiere e di musei, esperti in comunicazione, critici e giornalisti, abbiano iniziato anche loro a muovere i primi passi, a maturare esperienze su esperienze, fino a quando è arrivato quel momento in cui hanno pensato: “questa è la mia volta buona”. Ed è quello che abbiamo deciso di farci raccontare, ponendo loro questa domanda: qual è stato il momento che ha segnato la svolta nella tua carriera?
Ci risponde lo storico dell’arte Andrea Bruciati.
Un autentico cambio di paradigma si è compiuto nel momento in cui ho accettato la direzione dell’Istituto Autonomo Villa Adriana e Villa d’Este, trasferendomi a Tivoli nel maggio del 2017. In pochi compresero allora che la mia scelta nasceva dal desiderio di pormi nuovi obiettivi e di ampliare il mio orizzonte di esperienze, tanto sul piano gestionale quanto su quello scientifico. Intendevo innestare la mia sensibilità in luoghi che molti ritenevano statici, privi di respiro e, soprattutto, avulsi dalla contemporaneità. Forse quella decisione rispondeva alla mia costante tensione utopica verso il mutamento, che trovava espressione nell’azione culturale e, al tempo stesso, dava corpo a una ricerca interiore mai del tutto conclusa: una ricerca di senso, di nuovi stati dell’essere e di equilibri inediti, protesi verso prospettive eteroclite.
Il fascino e la seduzione di tanta bellezza mi hanno trasformato profondamente, fino a farmi parlare con il medesimo ritmo e sulle stesse frequenze di questo organismo culturale – potente, pericoloso e generoso – quasi fosse un amante. La sfida consisteva nel mettere in dialogo una bellezza assoluta, metafisica e abbagliante con la fragilità e la precarietà di un’umanità in costante fibrillazione. Un confronto che ha stimolato in me visioni nuove, prive di preclusioni, mai sperimentate prima. Ho così interrogato le radici culturali di questi cinque straordinari siti affinché diventassero elemento generativo di un pensiero non solo aggiornato, ma capace di anticipare il proprio tempo – come se mi trovassi immerso in una serra idroponica dell’intelletto.
Da questa prospettiva è scaturita una programmazione culturale intensa e coerente, capace di trasformare un corpo valoriale apparentemente immobile in un cantiere in ebollizione, di cui oggi vado orgoglioso. In fondo, tutto questo è stato un atto di fiducia nei propri sogni: la dimostrazione che l’arte può essere una risorsa generativa, un punto di partenza per la costruzione di nuovi “noi”, e una piattaforma per narrazioni sempre diverse, di cui il nostro Paese ha un bisogno vitale.
Leggi “La svolta” su ArtsLife
1 – Massimo Minini
2 – Masbedo
3 – Adelaide Corbetta
4 – Fabio Cavallucci
5 – Silvia Giambrone
6 – Davide Ferri
7 – Gian Maria Tosatti
8 – Sarah Cosulich
9 – Alberto Dambruoso
10 – Fabio Sargentini
11 – Raffaella Cortese
12 – Nicola Ricciardi
13 – Paola Manfredi
14 – Maria Cristina Didero
15 – Paola Capata
16 – Roberto Gramiccia
17 – Sergio Risaliti




